09/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'Orissa una raffineria di prodotti chimici minaccia la sopravvivenza della tribu' Dongria Kondh

E' allarme inquinamento a Lanjigarh, nello stato dell'Orissa, India orientale. Secondo un rapporto pubblicato oggi da Amnesty International, l'attività di un impianto di raffinazione di un composto chimico ricavato dall'alluminio metterebbe in grave pericolo la salute degli abitanti della zona.

Terreni contaminati, acqua avvelenata. Nel mirino dell'organizzazione impegnata nella protezione dei diritti umani c'è la Vedanta Resources, società mineraria con sede a Londra e guidata dal magnate Anil Agarwal. Secondo Amnesty, la raffineria di Lanjirgarh, sua sussidiaria, sarebbe la responsabile del forte (e crescente) inquinamento dell'area. In particolare, sono le condizioni del Vamsadhara, uno dei principali corsi d'acqua della regione, a preoccupare di più. E' lì che finiscono le acque reflue durante il processo produttivo. E adesso gli abitanti non osano più berla, né farci il bagno. Si diffonde il panico anche per quanto riguarda il cibo. I fumi e le polveri emesse dalle ciminiere si posano sugli alberi, sulle piante, sui terreni coltivati, vengono inalate e mangiate da uomini e animali. Entrano nelle case, si depositano su mobili e vestiti. E, probabilmente, sono le responsabili delle difficoltà respiratorie e dei fastidi accusati dagli abitanti del distretto.

Ma la Vedanta Resources, stando al rapporto di Amnesty International, guarda oltre, pensa in grande e progetta di estendere il raggio delle sue operazioni, aprendo una miniera di bauxite nei dintorni, a Niyamgiri Hills. Senza aver cercato un accordo con la tribù dei Dongria Kondh, che da secoli occupa quel territorio e il cui sostentamento dipende dal fiume e dai raccolti. E qui si apre il secondo capitolo delle accuse mosse da Amnesty, secondo cui la Vedanta non avrebbe coinvolto la tribù locale in alcun processo di informazione e consultazione, prima della costruzione della miniera.

"Le persone hanno diritto all'acqua e ad un ambiente sano ma la Vedanta non ha rispettato questi diritti", ha detto Kate Allen, direttrice di Amnesty per il Regno Unito. "Ai contadini sono state date informazioni incomplete e fuorvianti a proposito dell'impatto della raffineria e della nuova miniera. Oggi gli abitanti vivono all'ombra di un impianto di raffinazione imponente, respirano aria inquinata e hanno paura di bere o fare il bagno in un fiume che è una delle principali fonti d'acqua della regione", ha continuato la Allen.

Effetti inquinanti conosciuti da tempo. I vertici della compagnia rigettano le accuse e sostengono che siano stati i fertilizzanti impiegati dai coltivatori della zona ad aver causato l'inquinamento dei corsi d'acqua. Ma resta da spiegare l'inquinamento atmosferico.E le autorità indiane? Al momento sembrano glissare. La Vedanta sostiene che il piano preliminare di ampliamento abbia avuto il via libera della Corte Suprema. Insomma, si starebbe muovendo con il pieno appoggio del governo indiano e del potere giudiziario. Eppure, le autorità locali avrebbero potuto intervenire. Stando al rapporto, infatti, l'organismo responsabile del controllo dell'inquinamento per lo stato dell'Orissa aveva documentato, già a partire dal 2006, una forte crescita dell'alcalinità del Vamsadhara e della polluzione più in generale, prodotti dall'impianto di Lanjigarh. Gli stessi analisti avevano accertato che la Vedanta Resources stesse gestendo la raffineria senza aver adottato sistemi antinquinanti e filtri a tutela dell'ambiente e della popolazione. Queste informazioni, tuttavia, non sono mai state diffuse.

Se, al momento, da Nuova Delhi non sono arrivati provvedimenti, qualcosa sembrerebbe muoversi in Gran Bretagna, dove la Chiesa d'Inghilterra ha annunciato di essersi liberata di azioni della compagnia mineraria per un valore di 2,5 milioni di sterline (2,8 milioni di euro). Gli stessi Dongria Kondh, ridotti ormai a poche migliaia di unità, stanno cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale, guadagnandola alla loro causa. Ieri hanno chiesto al regista di Avatar, James Cameron, di aiutarli ad impedire che Vedanta apra una miniera in quella che è la loro terra sacra.
Lo stesso appello rivolto da Amnesty International alle autorità indiane, perché fermino un'operazione che rischia di fare scempio dell'ecosistema dell'area e portare all'estinzione di una intera tribù.

Alberto Tundo

Parole chiave: inquinamento, vedanta, india
Luogo: India