09/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle proteste a Teheran si distinguono le Madri in Lutto, che chiedono giustizia per i figli morti a giugno e per tutti i prigionieri politici

scritto per noi da
Shirin Rahimi

Con un comunicato forte e deciso le Madri in Lutto, il 5 febbraio scorso, hanno chiesto la liberazione senza condizioni e la cessazione delle esecuzioni di tutti i prigionieri politici. Loro, che piangono i figli morti nelle manifestazioni di piazza dopo le elezioni presidenziali del 12 giugno 2009, hanno preteso di essere ascoltate, minacciando il regime di una mobilitazione nazionale e internazionale più vasta e decisa.

Negli ultimi mesi le Madri in Lutto hanno fatto sentire la loro voce, incontrandosi tutti i sabati nel Parco Laleh di Teheran, per chiedere l'identificazione dei responsabili della morte dei loro figli.
Si sono organizzate, dando vita ad una rete sociale di solidarietà singolare. Negli ultimi giorni, dopo l'esecuzione dei due dissidenti Arash Rahmani Pour (19 anni) e Mohammad Reza Ali Zamani (25 anni), con il supporto delle altre organizzazioni per i diritii umani e della società civile, hanno manifestato proprio di fronte al famigerato carcere di Evin. Rompendo un tabù, nato dall'alone di terrore che ha reso questo luogo famoso, un carcere dove migliaia di oppositori politici, in questi anni, sono stati incarcerati.
Le autorità, consapevoli del sostegno della popolazione a queste madri, da settimane hanno chiuso la via adiacente al carcere che sbocca nell'autostrada Niayesh e hanno rafforzato la guardia intorno alle mura del carcere, situato su una collina a nord di Tehran, alle pendici dei monti Alborz.
In queste serate di protesta, secondo l'agenzia Horna (Human rights activist in Iran), alcuni prigionieri sono stati liberati dal carcere di Evin con grande soddisfazione delle organizzazioni, ma il numero preciso e l'identità delle persone liberate non sono state rese note.

Proprio questa campagna di sensibilizzazione contro la pena di morte e contro le detenzioni dei prigionieri politici ha dato frutti anche nel web, dove blog e siti non cessano di pubblicare notizie e commenti su questo tema, per non lasciare in silenzio queste esecuzioni e non rivivere l'incubo del massacro compiuto negli anni Ottanta dalle Guardie della Rivoluzione, subito dopo la caduta dello Shah.
Il ruolo delle donne, madri, sorelle, figlie o mogli, è in questa fase diventata importante.Esse, infatti, rompono consuetudini, esprimono i loro sentimenti e le loro richieste in modo aperto, scrivono lettere personali ai propri mariti in carcere che vengono pubblicate. Nelle manifestazioni sono in prima fila e le più anziane cercano di liberare i ragazzi appena arrestati dalla polizia negoziando o fingendo di esserne le madri.
Il regime da segni di paura di fronte alla costanza e alla determinazione di queste donne, proprio per questo bersaglio di attacchi, arresti e minacce.

La situazione in Iran è molto tesa alla vigilia del 31° anniversario della Rivoluzione Islamica, l'11 febbraio prossimo. Le strade della capitale sono pattugliate dalla polizia, la rete Internet è lenta, gli sms non funzionano e arresti di dissidenti e studenti è all'ordine del giorno.
L'opposizione sta facendo una grande campagna sul web per invitare la popolazione a scendere in piazza parallelamente alla manifestazione del regime, ma anche scrivendo sui muri e sulle banconote, distribuendo volantini e cd di propaganda.
Anche nelle province la situazione non è delle migliori. Nella regione del Larestan, vicino alla città di Shiraz, la popolazione protesta da giorni contro il nuovo assetto delle provincie, unendo le proprie ragioni con quelle dell'Onda Verde, mettendo a dura prova le squadre anti sommossa.
Negli ultimi giorni anche gli iraniani all'estero hanno iniziato la campagna di sostegno all'Onda Verde, manifestando in tante città del mondo come Parigi, Londra, Copenhagen, Bruxelles, Toronto, Dublino e Stoccolma, dimostrandosi uniti nella protesta per la libertà e la democrazia in Iran.