08/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La normativa europea che garantisce le pari opportunità sul lavoro arriva in Italia con un decreto legislativo

Il lavoro premia gli uomini. Stipendi alti e possibilità di carriera sono un traguardo difficile per le donne. Per sanare il divario e conformarci ai parametri europei, è pronto un decreto legislativo contro le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro. Entrerà in vigore il venti febbraio e darà attuazione alla direttiva europea relativamente al principio delle pari opportunità fra uomini e donne. Il decreto, che recepisce quanto già approvato in Europa nel 2006, mira soprattutto all'inasprimento delle condanne per le aziende che discriminano il lavoro femminile. I datori di lavoro che applicano disparità di trattamento tra i propri dipendenti, in base al sesso, rischiano un'ammenda fino a 50mila euro e, in caso di mancata adempienza alle disposizioni del giudice, anche sei mesi di carcere. La normativa introduce anche una serie di disposizioni per tutelare il lavoro femminile. A parità di condizioni e di mansioni, uomini e donne dovranno percepire lo stesso stipendio e accedere in egual misura a corsi di aggiornamento professionale che permettano di progredire nella carriera. Anche il limite pensionabile è stato modificato. Le lavoratrici non saranno più costrette ad andare in pensione a 60 anni, ma potranno proseguire fino a 65. Così come i loro colleghi di sesso maschile. PeaceReporter ha intervistato l'avvocato Tatiana Biagioni che da diversi anni si occupa della questione del lavoro femminile nel nostro Paese.

Il lavoro femminile in Italia è ancora molto discriminato?

Certamente, si tratta di una prassi normale e quotidiana. Le aziende con più di cento dipendenti devono redigere annualmente un piano che rispecchi la situazione del personale. Analizzando queste “fotografie”, ci si accorge che il panorama è desolante. Le donne sono sempre meno rispetto agli uomini e raramente ricoprono posizioni chiave. A questo va aggiunto che c'è sempre una sproporzione tra gli stipendi maschili e quelli femminili. Sempre in difetto.

Di quanto?

Si può andare da un valore minimo del meno 15 per cento a uno massimo del meno 30 per cento.

Perché?

Esiste un meccanismo culturale che considera il lavoro femminile come qualcosa di aggiuntivo e non di necessario. Ai tempi l'organizzazione del lavoro era stata studiata facendo riferimento all'universo maschile e all'aspetto quantitativo, non qualitativo. Chi lavora più ore, sarebbe più produttivo. Non si capisce in base a quale criterio. Il part-time, a cui spesso le donne devono ricorrere dopo il parto, è considerato come un declassamento. Anche la maternità viene ancora vissuta culturalmente come un momento di rottura della carriera. La conciliazione lavoro-famiglia è sempre più difficile.

Questo non ha delle conseguenze sulla già bassa natalità italiana?

Direi che la bassa natalità nasce da queste problematiche. Una donna non è in alcun modo incentivata ad avere figli, se mai il contrario.

E questo nuovo decreto introdurrà dei cambiamenti positivi?

E' un decreto che dà attuazione alla direttiva europea 2006/54/Ce sul principio della parità di trattamento tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Modificherà in più parti il Codice delle pari opportunità. Un provvedimento molto tecnico che andrà a ordinare una legislazione faragginosa che rende difficile l'applicazione della legge sulla discriminazione di genere. Faccio parte del Comitato Nazionale di parità che ha dato dei suggerimenti per la stesura di questo decreto che, ripeto, è molto tecnico.

Cos'è il Comitato nazionale di parità?

In ogni regione, provincia e a livello nazionale esistono i i consiglieri di parità che sono nominati dal ministero del Lavoro per controllare il territorio di competenza. Ci occupiamo sia di promuovere le pari opportunità, di monitorare quei settori in cui le donne sono sotto-rappresentate e di controllare l'applicazione della normativa sulla disparità. Quando necessario, il consigliere può anche intervenire in giudizio. C'è poi un discorso a livello nazionale che permette di coordinare le attività ed esportare le buone prassi.

Per una donna il mondo del lavoro in Italia è molto più complesso che per gli uomini. E' così anche in Europa?

Dipende dai Paesi. Nel Nord Europa ormai da anni sono state avviate delle politiche contro le discriminazioni di genere e per una maggiore condivisione delle responsabilità familiari. I figli e l'economia domestica non gravano più solo sulle donne, c'è un'equa ripartizione degli oneri con la figura maschile.

Benedetta Guerriero

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