13/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



La scrittrice e giornalista Michelle Nouri racconta in un'intervista il suo ultimo libro "Il cammino delle foglie di tè"

Scritto per noi da
Marco Patruno

La scrittrice e giornalista Michelle Nouri è autrice del libro: "il cammino delle foglie di tè" edito da Rizzoli. Nella sua prima opera "La Ragazza di Baghdad" racconta la sua infanzia nella capitale irachena prima della guerra del Golfo. In questo secondo libro tratta del viaggio di una ragazza straniera in Italia. L'approccio con una cultura diversa e la ricerca di una propria identità professionale tra incontri poco consigliabili e lavori precari fino alle prime esperienze televisive. L'avventura televisiva di Michelle Nouri inizia nel 2004. Nel programma Rai "Unomattina" all'interno del quale conduce le rubriche dal titolo "Appunti di Viaggio" e "Mille e una storia" dedicate ai viaggi, usi e costumi nel mondo. Nel 2006 passa a Raisat e conduce "Cinema Express" notiziario dedicato al mondo del cinema. In questa intervista l'autrice racconta di alcuni temi legati all'attualità e dei suoi progetti futuri: scrivere un terzo libro, realizzare un magazine televisivo e occuparsi del dialogo interculturale.

Sulla copertina del Suo ultimo libro c'è scritto: "Inseguire il successo in un paese straniero è follia". Che cosa vuole dire?

Partire da sola, a diciotto anni, verso un paese straniero del quale non si conosce la lingua, con pochi soldi e senza avere nessuno come punto di riferimento è una follia. Cercare di far successo in un settore già affollatissimo come la televisione, è un'altra follia. Incontrare gente poco raccomandabile e a volte bugiarda, e credere a tutto quello che ti dicono, è ingenuità. Scampare a vari pericoli che il mio cammino in Italia mi ha riservato, e riuscire comunque a rimanere in piedi, è fortuna. Riuscire a costruirsi una nuova vita in un paese un po' ostile ed ottenere dei risultati professionali, è determinazione. Credere nei propri sogni e progetti futuri, è speranza.

Periodicamente scoppia la polemica sull'uso del velo. La tendenza sembra quella di andare ad una sua progressiva proibizione anche in Italia. Che cosa né pensa?

Se stiamo parlando del burqa (velo integrale che copre il viso) come sta accadendo in Francia, allora sarei d'accordo se lo proibissero anche in Italia nonostante la percentuale delle donne che lo porta è decisamente inferiore rispetto alla stessa Francia o all'Inghilterra. La ragioni sono tante; la necessità della riconoscibilità delle donne nei luoghi pubblici, continuare a portarlo è anticostituzionale.
Limita se non annulla la libertà di movimento, di espressione, di scelta dal momento che deriva da un usanza imposta dalle tradizioni di origini arabe ma non religiose.
Il burqa è agli antipodi della libertà. È la negazione dell'identità, è contro le pari dignità uomo - donna cosa che invece il Corano sostiene fortemente.
Come per tutti, le tradizioni non devono limitare ma devono casomai arricchire. Portare il burqa violenta psicologicamente le donne e soprattutto contrasta i precetti religiosi alle quali gli uomini nella società araba maschilista e musulmana si appellano.
Io stessa tengo alle mie tradizioni e alla mia cultura irachena ma non per questo sono pronta a rinunciare alla mia libertà e all'essere donna. Come me tante donne la pensano così.
Questa sorta di gabbia (il burqa) è stata studiata per tenere sotto controllo le donne della propria famiglia, per rimanere lontani dalle male lingue, per non apparire appetibili per gli uomini, per preservare il rispetto all'interno della propria società o comunità in cui vive il padre di famiglia. Ma se ci fosse più rispetto nei confronti delle donne invece, non ci sarebbe nulla da temere, no?
Vietare il burqa in Italia è però un'arma a doppio taglio, può anche portare alla segregazione delle donne in casa dato che non potranno più uscire se non indossano il burqa.

Un documentario dal titolo "il corpo delle donne" denuncia lo sfruttamento e mercificazione del corpo femminile in televisione. Lei non è soltanto una scrittrice, ma è anche una donna di televisione. La televisione esaspera una certa rappresentazione maschilista della donna già presente nella società italiana?

Direi proprio di si. L'Italia purtroppo è un paese dove l'immagine e l'apparenza contano moltissimo. Prima ancora di capire se si ha davanti una donna con un cervello pensante, si guarda se ha delle gambe lunghe che potrebbero fare scena in video. È il mercato che lo chiede, d'accordo. Ma esiste anche una nicchia di pubblico che predilige programmi di un certo spessore. Il maschilismo in Italia è molto presente nella società e si riflette molto in quello che è il medium più importante che è la TV.

Sono le donne stesse però a prestarsi alla mercificazione del proprio corpo per ottenere successo... ma a che prezzo? Alla fine poi si lamentano che vengono trattate come vengono trattate e non come meriterebbero.

Vede delle differenze e/o comunanze di valori tra la donna irachena e la donna occidentale?

Sicuramente il temperamento latino delle donne italiane assomiglia a quello delle donne irachene: donne orgogliose, vivaci e a volte severe e pretenziose.
Le donne italiane nel loro privato cercano di ottenere ciò di cui hanno bisogno con determinazione, facendo richieste dirette ai loro uomini, mariti, ecc.
Mentre quelle irachene ottengono lo stesso risultato articolando di più le loro richieste e usando più strategie con gli uomini, in maniera da far sentire all'uomo che l'idea è stata sua.
Entrambe però hanno grande abilità linguistica e sono molto femminili. Alle donne italiane piace prendersi cura del proprio aspetto, del proprio corpo come le donne irachene. Entrambe sono un po' melodrammatiche e a volte danno in escandescenza. Inoltre le accomuna il senso della famiglia e la cura dei propri cari.

Ha dei progetti professionali nel cassetto di cui ci vuole parlare?

Vorrei scrivere un terzo libro e vorrei continuare ad occuparmi del dialogo interculturale. Nell'arco della mia vita ho viaggiato tantissimo, conosciuto varie culture e incontrato diverse persone. Le mie stesse origini divise a metà fra il Medio Oriente e l'Occidente, l'essere musulmana ma con origini cattoliche, mi permette di capire e di vedere con più obiettività le lacerazioni che abbiamo qui in Italia fra le due culture quella araba, spesso immigrata, e quella italiana. Vorrei mettere a disposizione questa mia esperienza in Italia e cercare di trasmetterla attraverso una trasmissione televisiva con ospiti italiani e "nuovi" italiani.

 

Parole chiave: Michelle Nouri, Iraq
Categoria: Diritti, Donne, Costume
Luogo: Italia