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Scritto per noi da
Sara Chiodaroli
El Ejido, provincia di Almeria, Spagna meridionale. Il 6 febbraio del 2000 Encarnacion Lopez , una giovane ragazza spagnola, viene pugnalata nel Mercato cittadino di Santa Maria del Aguila da un giovane immigrato marocchino.
L'aggressione provoca una rivolta che si carica dei toni della violenza xenofoba. In quei giorni, nella località di Almeria, si manifestavano con violenza le tensioni sociali covate per anni tra la popolazione locale e le centinaia di sin papeles che abitavano la zona, rinomata per l'economia delle coltivazioni a serra (invernaderos) e meta di richiamo per migranti in cerca di lavoro come manodopera a basso costo.
Sono trascorsi dieci anni dai fatti di El Ejido, vicenda dai tratti comuni della Rosarno italiana.
Una rivolta popolare xenofoba e, dall'altro lato, reazioni violente della popolazione straniera, sintomo del risentimento e del malcontento per le condizioni di sfruttamento e di razzismo quotidiane. In seguito all'aggressione, che in quelle ore ancora non era stata collegata al giovane marocchino, i concittadini si riversarono per le strade del paese compiendo atti di vandalismo contro ogni segno di presenza straniera, negozi e automobili di migranti. Il giorno dopo un gruppo di stranieri residenti a Las Norias, per mostrare solidarietà alla morte della ragazza, manifestarono pacificamente, ma questo non servì a placare una reazione che in realtà aveva radici ben più profonde e che era solo contestualmente connessa alla morte della ragazza.
A oggi l'economia agricola di Almeria continua a fondarsi sul lavoro a nero e sull'invisibilità dei sin papeles, amministrativamente ma anche fisicamente: i loro corpi e la loro esistenza si celano dietro i chilometri di plastica che ricoprono i terreni coltivati, mantenuti al caldo grazie al materiale e al sole cocente andaluso. Juan Goytisolo, nelle sue cronache della Spagna contemporanea, ormai non più terra di emigranti, li definiva los mares de plastico; Almeria, città portuale del levante andaluso, domina una delle zone più aride e desertiche della penisola, ma oggi, grazie alla tecnica estensiva della serra e dello sfruttamento capillare delle falde acquifere sotterranee, gode del primato per la produzione agricola esportata in tutta Europa, oltre che per il violento impatto ambientale che tale tecnica implica. Si pensi che un ettaro di terra necessita di una media di 5.500 metri cubi di acqua, il che prevede uno sfruttamento eccessivo delle risorse idrogeologiche locali, oltre all'utilizzo e alla dispersione di una quantità incredibile di plastica che, in media, viene raccolta annualmente in una quantità pari alle 30 mila tonnellate nella sola provincia di Almeria.
La maggior parte degli invernaderos andalusi si concentrano nella zona di El Ejido, Roquetas de mar, Vicar, Nijar, Berja e La Mojonera, località che si caratterizzano per una evidente presenza di residenti stranieri. Molti di essi, migranti di origine marocchina e subsahariana, vivono in condizioni disagiate in casupole e capanne costruite con materiali di scarto nelle aree limitrofe ai campi coltivati in condizioni igieniche pessime e con scarsi e quasi inesistenti contatti con la popolazione locale, se non per le note contrattazioni lavorative a nero che rappresentano la normalità nel settore agricolo della zone.
I sindacati CCOO denunciano che quasi il 70 percento dei raccoglitori siano clandestini e sottopagati dai loro datori di lavoro. Le infelici dichiarazioni del sindaco di Juan Enciso, sindaco di El Ejido nell'anno dello scoppio della rivolta cittadina, dichiaravano già una tendenza culturale ben definita nei confronti delle schiere di migranti al lavoro nelle campagne, "A las ocho de la mañana todos los inmigrantes son pocos, a las ocho de la noche, sobran todos", molto utili durante il giorno e non sufficientemente numerosi, ma scomodi dopo l'orario di lavoro, quando allora si rendono visibili agli occhi dei locali. Sono circa 38500 le persone che lavorano legalmente negli invernaderos di Almeria, dei quali la metà sono stranieri, prevalentemente marocchini, subsahariani, provenienti da diversi Paesi, polacchi e rumeni. Secondo Spitou Mendy, portavoce del sindacato SOC Almeria per i lavoratori agricoli della zona, la maggior parte dei migranti che vi lavorano sono in una fase transitoria del loro progetto di migrazione, ovvero, non appena raggiungono la cifra di cui hanno bisogno, abbandonano la campagna per riprendere il cammino, dal momento che la situazione locale prevede esclusivamente sfruttamento e tensione sociale con la popolazione così come pure tra i diversi gruppi di stranieri. Chi lavora in regola arriva a guadagnare 40 euro al giorno, ma chi non lo è può arrivare anche a prendere dai dieci ai quindici euro.
Dalla sua esperienza di sindacalista emerge una tendenza comune da parte dei datori di lavoro: dopo cinque anni normalmente il lavoratore irregolare straniero viene licenziato perché, ormai padrone della lingua spagnola ed educato ai suoi diritti di lavoratore e di aspirante cittadino, rappresenterebbe una bomba a orologeria in un gruppo di lavoro di persone neo arruolate e prossime a nuovi sfruttamenti. Sempre dalla voce di Mendy, veniamo a conoscenza degli atti di intimidazione della Guardia Civil nei confronti dei sin papeles di El Ejido nel dicembre del 2008, quando gli agenti entrarono per più notti nelle casupole nascoste nella campagna, assicurando dubbi mandati di perquisizione ai fini dell'espulsione degli eventuali clandestini. Negli stessi mesi nella località di Nijar, furono denunciati atti simili da parte della polizia statale la quale avrebbe minacciato i migranti al grido di "moros fuera de aquí", obbligando gli occupanti delle baracche a uscire dalle abitazioni.
Dopo dieci anni dai fatti di El Ejido, abbiamo appena commemorato l'anniversario ventennale della morte di Jerry Masslo, il bracciante sudafricano occupato nella raccolta dei pomodori a Villa Literno, ucciso nell'agosto del 1989, a pochi chilometri dove si è consumata la triste vicenda di Rosarno, terre dove si vanno a intersecare pericolosamente le vite dell'Italia di sempre e quelle di un Paese dal volto nuovo, non accettato, né riconosciuto quando è la nostra stessa economia a portare il suo nome. Mentre si ricordano e si ricorderanno le spaventose immagini della violenza xenofoba di Almeria, in questi stessi giorni si dibatte sul diritto alla registrazione anagrafica obbligatoria (empadronamiento) per tutti i sin papeles residenti in Spagna, provvedimento che implica l'accesso all'assistenza sanitaria indiscriminata e al diritto all'istruzione per i minori. Esso è in vigore da molti anni nella Legislazione spagnola, tuttavia, mala tempora currunt e alcuni municipi della penisola hanno iniziato ad apportare non casuali modifiche in totale autonomia dalla legge statale. È il caso del comune catalano di Vic e del castigliano Torrejón, dove è stato proposto di limitare tale "diritto" a coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno, contravvenendo allo spirito originario della suddetta legge.