Andrei Mironov è il fondatore dell’associazione russa Memorial. Ex
dissidente politico imprigionato da Gorbaciov in un gulag, da dieci
anni si batte con ostinazione per la pace e la difesa dei diritti umani
in Cecenia. Per questo i servizi di Putin hanno tentato di metterlo a
tacere nel 2003, mandandolo in ospedale con il cranio sfondato.
Valentina Melnikova è la presidente dell’Unione delle Madri dei
Soldati, voce di quella Russia che paga sulla propria pelle il prezzo
della guerra cecena. Ultimamente è stata protagonista di un disperato
tentativo di riallacciare il dialogo tra Putin e Mashkadov.
“Ho conosciuto personalmente sia Basayev che Mashkhadov – racconta
Mironov – e so bene quale enorme differenza li distingua: il primo è un
pazzo estremista, il secondo era un combattente ma anche un politico,
un uomo disposto al dialogo. Con lui e con i suoi emissari in Europa
avevamo steso una proposta di piano di pace, che però Putin ha sempre
rifiutato di prendere in considerazione. Per un semplice motivo: il
presidente russo ha bisogno che la guerra continui per mantenere il suo
potere, il suo ruolo di difensore della Russia dalla minaccia
terroristica cecena.
Se in Cecenia ci fosse la pace, ben pochi in Russia continuerebbero a
sostenerlo. Per questo, lungi dall’eliminare Basayev, utile a mantenere
vivo l’allarme terroristico, Putin ha deciso di far fuori l’uomo del
dialogo, Mashkhadov. Lo ha fatto ora perché da qualche mese l’Unione
Europea e perfino gli Usa avevano iniziato a pressare Putin perché
aprisse un negoziato con l’ex presidente ceceno. Ora nessuno alzerà più
la voce contro il Cremlino, nessuno pretenderà che Putin tenda la mano
all’autore della strage di Beslan”.

“Lo storico incontro che abbiamo avuto a Londra a fine febbraio con
Akhmad Zakhaiev, il rappresentante di Mashkhadov in Europa – spiega la
Melnikova – temo sia stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Purtroppo penso che la decisione di eliminare dalla scena il leader
moderato ceceno sia stata una conseguenza diretta di quell’importante
iniziativa di pace. Il nostro scopo era quello di scuotere l’opinione
pubblica e il mondo politico russo, di dimostrare che il dialogo è
possibile se lo si cerca. Speravamo in una reazione positiva di Putin.
E invece lui ha risposto nel modo più tragico, affossando ogni
possibilità di pace. Questo significa che noi, madri russe dei soldati
di leva costretti dall’esercito ad andare in Cecenia, noi che per
questa guerra abbiamo già pianto la morte di 25mila dei nostri figli,
dovremo continuare a seppellire i nostri ragazzi o a vederli tornare
costretti per sempre su un sedia a rotelle. Ma cosa gliene importa ai
nostri governanti! Sapete quanto danno di pensione a un reduce invalido
permanente? Quaranta euro al mese. E a quanto ammonta il risarcimento
alle famiglie dei caduti? Poco più di duemila euro. Tanto vale per
Putin la vita dei nostri figli!”.