14/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al fondatore di Memorial e alla presidente delle madri dei soldati russi
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana 
 
Andrei Mironov (foto E. Piovesana)
Andrei Mironov è il fondatore dell’associazione russa Memorial. Ex dissidente politico imprigionato da Gorbaciov in un gulag, da dieci anni si batte con ostinazione per la pace e la difesa dei diritti umani in Cecenia. Per questo i servizi di Putin hanno tentato di metterlo a tacere nel 2003, mandandolo in ospedale con il cranio sfondato.
Valentina Melnikova è la presidente dell’Unione delle Madri dei Soldati, voce di quella Russia che paga sulla propria pelle il prezzo della guerra cecena. Ultimamente è stata protagonista di un disperato tentativo di riallacciare il dialogo tra Putin e Mashkadov.
“Ho conosciuto personalmente sia Basayev che Mashkhadov – racconta Mironov – e so bene quale enorme differenza li distingua: il primo è un pazzo estremista, il secondo era un combattente ma anche un politico, un uomo disposto al dialogo. Con lui e con i suoi emissari in Europa avevamo steso una proposta di piano di pace, che però Putin ha sempre rifiutato di prendere in considerazione. Per un semplice motivo: il presidente russo ha bisogno che la guerra continui per mantenere il suo potere, il suo ruolo di difensore della Russia dalla minaccia terroristica cecena.
Se in Cecenia ci fosse la pace, ben pochi in Russia continuerebbero a sostenerlo. Per questo, lungi dall’eliminare Basayev, utile a mantenere vivo l’allarme terroristico, Putin ha deciso di far fuori l’uomo del dialogo, Mashkhadov. Lo ha fatto ora perché da qualche mese l’Unione Europea e perfino gli Usa avevano iniziato a pressare Putin perché aprisse un negoziato con l’ex presidente ceceno. Ora nessuno alzerà più la voce contro il Cremlino, nessuno pretenderà che Putin tenda la mano all’autore della strage di Beslan”.
Valentina Melnikova (foto E. Piovesana) “Lo storico incontro che abbiamo avuto a Londra a fine febbraio con Akhmad Zakhaiev, il rappresentante di Mashkhadov in Europa – spiega la Melnikova – temo sia stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Purtroppo penso che la decisione di eliminare dalla scena il leader moderato ceceno sia stata una conseguenza diretta di quell’importante iniziativa di pace. Il nostro scopo era quello di scuotere l’opinione pubblica e il mondo politico russo, di dimostrare che il dialogo è possibile se lo si cerca. Speravamo in una reazione positiva di Putin. E invece lui ha risposto nel modo più tragico, affossando ogni possibilità di pace. Questo significa che noi, madri russe dei soldati di leva costretti dall’esercito ad andare in Cecenia, noi che per questa guerra abbiamo già pianto la morte di 25mila dei nostri figli, dovremo continuare a seppellire i nostri ragazzi o a vederli tornare costretti per sempre su un sedia a rotelle. Ma cosa gliene importa ai nostri governanti! Sapete quanto danno di pensione a un reduce invalido permanente? Quaranta euro al mese. E a quanto ammonta il risarcimento alle famiglie dei caduti? Poco più di duemila euro. Tanto vale per Putin la vita dei nostri figli!”.

 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Russia
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