05/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Tafferugli a Caracas. La polizia disperde gli antichavisti con il lancio di lacrimogeni

Caracas e il governo chavista festeggiano in questi giorni il diciottesimo anniversario del fallito golpe che nel 1992 Chàvez e un manipolo di militari, tentarono ai danni dell'allora presidente Carlos Andres Perez.
E una volta ancora la capitale si è ritrovata spaccata a metà, nonostante qualcuno avesse fatto finta di non vedere i festeggiamenti da una parte e le proteste dall'altra.
E' tipico quando si parla di Venezuela, di Chàvez soprattutto. Molti fanno tifo da stadio, obnubilati dall'integrazionismo latinoamericano, dal socialismo del XXI secolo, dall'ideologia bolivariana e non si accorgono della difficile situazione di un Paese che galleggia sul petrolio, lo vende a tutti (americani in primis) ma in ogni angolo si vede una povertà disarmante. E si vede violenza, tanta violenza. La stessa che da settimane attraversa il Paese in seguito alla decisione (legittima secondo la legislazione venezuelana) di interrompere le trasmissioni via cavo di Rctv, una delle più antiche emittenti televisive del Paese che però trasmetteva da Miami.
Da quando Chàvez è al potere l'opposizione, poca, mal organizzata e forcaiola, punta il dito contro le azioni governative che a loro dire vogliono imbavagliare la stampa. E non si limita alla protesta civile tanto che anche durante le ultime manifestazioni ci sono stati scontri violenti con le forze di sicurezza e con i manifestanti pro-Chàvez. Scontri che hanno anche causato due vittime fra i chavisti.

Salima ha 34 anni. E' nata e vive a Caracas, capitale del Paese. "C'è un bel casino in giro. E molta violenza. Ho visto scene imbarazzanti per un Paese che vuole definirsi civile. Un gruppo di ragazzotti l'altro giorno ha circondato un paio di giovani che indossavano una maglietta rossa con il volto del presidente. C'è stata una rissa violenta. Diciamo che i chavisti hanno avuto la meglio solo per pura fortuna. La cosa che maggiormente mi ha colpito è stata la ferocia animale con cui se le davano. Ho avuto paura sembrava di vivere un momento di guerra. Per il resto da troppo tempo in questo paese ogni cosa che accade fa notizia e sembra autorizzare tutti a scendere per le strade a fare casino. Le manifestazioni pro o contro qualcosa o qualcuno si possono fare in modo civile. Non di certo come si vede in questo periodo in questo paese".

Manuel Rostelde, 29 anni, una laurea in ingegneria conseguita a Caracas anche se lui proviene da Maracaibo, città simbolo dell'antichavismo. "Qui non si tratta di protestare per la chiusura di una tv o di un centro commerciale. Qui si deve far sapere alla comunità internazionale che il nostro presidente, legittimamente eletto ci mancherebbe, approfitta della sua posizione per eliminare dalla 'piazza' gli oppositori. E' vero che non li arresta e non li uccide come invece avviene in altri stati del mondo, ma è anche vero che compie azioni contro una parte ampia dell'opposizione e mai per il bene di tutti. Vi lamentate tanto voi italiani di Berlusconi. Vorrei vedervi per le strade di Caracas..." dice Manuel quasi con desolazione dopo essere stato a diverse manifestazioni per la riapertura di Rctv. "Ho manifestato sempre in modo civile. Non ho mai avuto con me armi o oggetti che potessero offendere. Non sono stato pagato da nessuno per manifestare le mie idee e con me c'erano solo amiche e amici fidati. Nessun servizio segreto straniero. Io sono felice di essere venezuelano ma il Venezuela che sogno io è differente da quello populista che vuole il presidente. Sono milioni i venezuelani che la pensano come me. Io ho il coraggio di parlare. Altri non lo faranno mai per paura. Ricordato cosa successe con la famosa lista de Tascon?"

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicitā