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“Una riforma epocale”. Così il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha definito la riforma delle scuole superiori. Anche il premier Silvio Berlusconi è intervenuto per lodare l'operato del ministro che avrebbe finalmente messo a punto la riforma giusta per creare “una scuola per le imprese”. Ridotti gli indirizzi e le ore di lezione. La Gelmini ha parlato di snellimento del sistema scolastico. Sindacati e addetti ai lavori di tagli. Il nostro Paese sembra destinato a non trovare un accordo sulla scuola. Ogni volta che qualcuno prova a mettere ordine, lo schieramento politico opposto grida e contesta. Risultato l'immobilismo.
“Non è una riforma – ha detto Domenico Pantaleo, delegato nazionale della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc) della Cgil -. Piuttosto un'applicazione rigorosa dei tagli decisi dal ministro Tremonti che porteranno a un ulteriore indebolimento delle superiori”. Il responsabile della Cgil non contesta la riduzione degli indirizzi, fondamentale per mettere un po' d'ordine nel ginepraio delle possibilità e delle sfumature di studio tra cui i ragazzi potevano scegliere, né il potenziamento di alcune discipline, quali le lingue. Peccato, però, che il potenziamento sia fatto a discapito di alcune materie. Non ultima la geografia che pure permette di orientarsi e conoscere il mondo in cui viviamo.
“Ci sono molti aspetti della riforma – prosegue Pantaleo – che non ci convincono. In primis la soppressione del biennio unitario. Un ragazzo di tredici anni si trova così a dover effettuare una scelta irrevocabile, senza poter tornare indietro. Non siamo nemmeno d'accordo sulla diminuzione dell'orario scolastico. All'incirca salteranno 17mila cattedre. Altri posti di lavoro che vanno in fumo. La Gelmini ha citato il modello della Finlandia. Benissimo. Ma noi non andiamo in quella direzione. In Finlandia hanno meno ore frontali, ma molti laboratori pratici”. Nel corso della conferenza stampa congiunta Gelmini-Berlusconi i riferimenti al modello europeo di istruzione sono stati continui. Lì si vuole arrivare. O almeno è quello che si vuole far credere, perché è difficile che, continuando a sottrarre risorse all'istruzione, si vada migliorando il servizio.
Ma l'aspetto della riforma che preoccupa maggiormente Pantaleo è il progressivo avvicinamento a un'idea classista di scuola. “Avremo i licei per i ragazzi che possono permettersi il lusso di studiare – afferma Pantaleo – mentre agli istituti tecnici e ai professionali andranno quelli con meno possibilità. Se a questo si aggiunge il fatto che gli studenti ora possono scegliere di frequentare l'ultimo anno, facendo apprendistato, ritorniamo all'avviamento lavorativo. Altro che scuola europea, torniamo a un modello ottocentesco”. Classismo, che per la Flc non riguarderebbe solo gli alunni con meno possibilità economiche, ma anche quelli con difficoltà di apprendimento. Anche loro rientrerebbero, infatti, nella categoria di coloro con meno chances.
Benedetta Guerriero