09/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Hanno perso le gambe ma non la voglia di fare sport. La piaga negata delle mine
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana 
 
(Segue dalla quinta puntata) 
La squadra dei ragazzi mutilati (foto E. Piovesana)
Nei locali del dopolavoro di una delle più grandi fabbriche di Grozny, la ‘Org Tecnica”, ridotta dalle bombe a un cimitero industriale, è nato un centro sportivo per giovani, tanti orfani o vittime delle mine.
Lo dirige Ruslan Ghirzishev, appassionato di calcio. “Il nostro centro è frequentato da centinaia di bambini, molti dei quali con i genitori morti in guerra. Qui hanno la possibilità di giocare a calcio nell’Olymp, squadra giovanile che costituisce il principale ‘vivaio’ per il Terek, la formazione professionistica di Grozny. Ma la nostra più grande soddisfazione è certamente quella di essere riusciti a mettere in piedi una squadra di calcio per ragazzi mutilati dalle mine. Giocano con le stampelle, ma sono dei fenomeni. L’anno scorso hanno addirittura vinto il campionato federale russo di calcio per disabili”.
Un ragazzo che ha perso una gamba (foto E. Piovesana) Quello delle mine è un problema enorme in Cecenia, soprattutto per i bambini. Un problema che però, ufficialmente, non esiste: le autorità russe e quelle dell’amministrazione filorussa cecena si rifiutano di riconoscere l’esistenza di questa realtà. L’unico modo per ottenere informazioni in proposito è parlare con Ramzan Ibrahimov, giovane presidente di un’associazione cecena 'Laman Az' ('La Voce delle Montagne') , che si occupa di monitorare gli incidenti da mina fornendo poi all’Unicef dati e statistiche sempre aggiornate.
“I nostri volontari girano regolarmente per tutti gli ospedali distrettuali della Cecenia registrando accuratamente tutti gli incidenti causati dall’esplosione di mine o ordigni inesplosi”.
Ramzan accende con qualche difficoltà il suo computer e inizia a leggere l’ultimo report.
Ramzan Ibrahimov (foto E. Piovesana) “Fino ad oggi, dall’inizio della prima guerra, dieci anni fa, abbiamo contato oltre tremila vittime, tra morti (25 per cento) e feriti (75 per cento). E’ un numero elevato in proporzione alla popolazione totale della Cecenia, che non supera le ottocentomila persone. La maggior parte degli incidenti (40 per cento) si verifica attorno a Grozny, che durante l’assedio russo è stata pesantemente minata dalla resistenza indipendentista. Seguono le zone dove ancora oggi si concentrano gli scontri armati tra esercito e ribelli, vale a dire i distretti montuosi del sud (Shatoi, Vedenò e Nojay-Yurt) e le zone di Urus-Martan e Achkoy-Martan, nell’ovest, verso il confine con l’Inguscezia”.
(Segue lunedì la settima puntata)

 
Categoria: Bambini, Armi
Luogo: Cecenia (Russia)
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