Nei locali del dopolavoro di una delle più grandi fabbriche di Grozny,
la ‘Org Tecnica”, ridotta dalle bombe a un cimitero industriale, è nato
un centro sportivo per giovani, tanti orfani o vittime delle mine.
Lo
dirige Ruslan Ghirzishev, appassionato di calcio. “Il nostro centro è
frequentato da centinaia di bambini, molti dei quali con i genitori
morti in guerra. Qui hanno la possibilità di giocare a calcio
nell’Olymp, squadra giovanile che costituisce il principale ‘vivaio’
per il Terek, la formazione professionistica di Grozny. Ma la nostra
più grande soddisfazione è certamente quella di essere riusciti a
mettere in piedi una squadra di calcio per ragazzi mutilati dalle mine.
Giocano con le stampelle, ma sono dei fenomeni. L’anno scorso hanno
addirittura vinto il campionato federale russo di calcio per disabili”.

Quello delle mine è un problema enorme in Cecenia, soprattutto per i
bambini. Un problema che però, ufficialmente, non esiste: le autorità
russe e quelle dell’amministrazione filorussa cecena si rifiutano di
riconoscere l’esistenza di questa realtà. L’unico modo per ottenere
informazioni in proposito è parlare con Ramzan Ibrahimov, giovane
presidente di un’associazione cecena 'Laman Az' ('La Voce delle Montagne') , che
si
occupa di monitorare gli incidenti da mina fornendo poi all’Unicef dati
e statistiche sempre aggiornate.
“I nostri volontari girano
regolarmente per tutti gli ospedali distrettuali della Cecenia
registrando accuratamente tutti gli incidenti causati dall’esplosione
di mine o ordigni inesplosi”.
Ramzan accende con qualche difficoltà il
suo computer e inizia a leggere l’ultimo report.

“Fino ad oggi,
dall’inizio della prima guerra, dieci anni fa, abbiamo contato oltre
tremila vittime, tra morti (25 per cento) e feriti (75 per cento). E’
un numero elevato in proporzione alla popolazione totale della Cecenia,
che non supera le ottocentomila persone. La maggior parte degli
incidenti (40 per cento) si verifica attorno a Grozny, che durante
l’assedio russo è stata pesantemente minata dalla resistenza
indipendentista. Seguono le zone dove ancora oggi si concentrano gli
scontri armati tra esercito e ribelli, vale a dire i distretti montuosi
del sud (Shatoi, Vedenò e Nojay-Yurt) e le zone di Urus-Martan e
Achkoy-Martan, nell’ovest, verso il confine con l’Inguscezia”.