04/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Victoire Ingabire, futura candidata presidente, è stata picchiata insieme ad un suo collaboratore in un ufficio governativo di fronte all'indifferenza delle forze dell'ordine.

A sette mesi dalle elezioni presidenziali in Ruanda, previste per il prossimo agosto, diversi segnali fanno presagire che non sarà tanto facile mantenerne inalterato il livello di democrazia e trasparenza. Victoire Ingabire, leader del partito "Forces démocratiques unifiées" (FDU) e futura avversaria politica del presidente Paul Kagame, ha denunciato di essere stata aggredita insieme a Joseph Ntawangundi, suo assistente, all'interno di un ufficio governativo di Kinyinya, alla periferia della capitale Kigali. "Oggi - ha raccontato Ingabire - ho ricevuto una chiamata dal sindaco del settore in cui vivo, Kinyinya che mi ha detto che avrei dovuto ritirare la mia carta d'identità. E quando sono arrivata nel suo ufficio, c'erano giovani che hanno iniziato a picchiare me e uno dei miei colleghi. Hanno preso la mia borsa. Poi sono tornata di fretta alla mia macchina ma il mio collega, rimasto indietro, è stato percosso brutalmente". Durante il pestaggio Joseph Ntawangundi è stato spogliato quasi interamente dai suoi aggressori prima dell'intervento di Ingabire e del loro autista che sono riusciti a trasportarlo nell'ospedale più vicino. I medici che lo hanno sottoposto al trattamento d'emergenza, dopo che l'uomo era stato interrogato per un'ora e mezza dalla polizia locale, hanno riscontrato alcune costole incrinate e una ferita profonda alla gamba. La futura candidata, invece, non avrebbe riportato alcun danno fisico nel corso dell'attentato riuscendo a distanza di ventiquattro ore a raccontare l'accaduto ai media nazionali.
Le accuse mosse dall'esponente di FDU portano tutte all'entourage del presidente Kagame. "Quando ci stavano aggredendo - ha spiegato - la polizia, che era lì, non ha fatto nulla per aiutarci. Ci guardavano mentre questi ragazzi ci picchiavano".
Pronta la solidarietà del FDU al suo leader: "Riteniamo - si legge in un comunicato stampa - il governo responsabile di questo incidente, dal momento che esso è avvenuto in un edificio governativo, senza alcun intervento da parte dell'autorità. Questa è una pratica grottesca e di terrore verso un candidato dell'opposizione" .
Victoire Ingabire, hutu, non ha mai conosciuto le atrocità della guerra civile nel suo paese perchè, insieme alla famiglia, ha lasciato l'Africa nel 1993 per andare in Olanda dove ha studiato economia commerciale e gestione d'impresa. Dopo la laurea ha lavorato in una multinazionale per poi tornare in Ruanda e darsi alla politica.
Quella che l'ha vista coinvolta ieri è stata la seconda intimidazione perpetrata da quello che la stessa chiama "il regno del terrore" e formato "da certi settori dell'amministrazione, dalle forze di polizia e dalla milizia". Il 27 gennaio scorso un altro episodio ha visto l'esponente politica al centro di una vessazione della polizia locale. "Nei pressi di Nyagasambu (Kigali) - ha svelato Ingabire -due agenti di polizia hanno ci hanno ordinato di fermare le nostre automobili e dopo ci hanno confiscato le patenti di guida e i libretti di circolazione. L'accusa ufficiale era quella di "guida pericolosa". In un secondo momento gli agenti hanno confermato che gli ordini di bloccare i nostri veicoli erano stati impartiti dai loro superiori".
La leader delle Forze unificate democratiche non è famosa solo per la cronaca che la vede sfortunata protagonista di episodi violenti. All'inizio dell'anno, subito dopo il suo ritorno in Ruanda, Ingabire è stata duramente criticata dai media e dalla popolazione per aver espresso opinioni da molti interpretate come tesi negazioniste del genocidio del 1994 che costò la vita a oltre 800 mila civili fra tutsi e hutu moderati. Recandosi al Memoriale Nazionale di Gisozi, Kigali, per depositare una corona di fiori in ricordo delle vittime della guerra civile, la leader di FDU aveva sostenuto la necessità di un'azione legale contro gli elementi del Fronte patriotico rivoluzionario (gli ex ribelli tutsi guidati dall'oggi presidente Kagame) che durante gli scontri sterminarono civili, militari e miliziani hutu.
Per stabilire le responsabilità del massacro in terra d'Africa è stato istituito l'8 novembre 1994 il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda. Un mese fa il rapporto Mutsinzi ha spiegato, dopo due anni d'accurate indagini, che l'assassinio del presidente Juvenal Habyarimana fu orchestrato dallo stesso esercito hutu. Il che, come se non bastasse, ricorda che il sangue versato nel '94 bagnò una terra dove non vi fu alcun vincitore. Una terra che oggi più che mai ha bisogno di chi ricorda la storia unicamente per evitare di compromettere la democrazia di uno Stato.

Antonio Marafioti

Parole chiave: Ruanda
Categoria: Diritti, Guerra, Politica, Storia
Luogo: Ruanda
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