04/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la strage di copti a gennaio, non si placano le tensioni religiose in Egitto

scritto per noi da
Massimo Di Ricco

Una banale lite per un parcheggio, un pallone che rimbalza contro una vetrina, un ragazzo che spia dentro una casa, voci di foto di ragazze disinibite. Bastano anche futili motivi nell'entroterra egiziano per scatenare feroci scontri che assumono rapidamente un carattere confessionale.

Questo è un segno evidente della crescente tensione che si sta vivendo negli ultimi anni soprattutto tra la comunità copta e quella musulmana. La cittadina di Naga Hammadi, nel Medio Egitto, a pochi chilometri dalla meta turistica internazionale di Luxor, è salita agli onori della cronaca il 6 gennaio scorso, la vigilia del natale copto. Il pericolo di un attacco di stampo confessionale era nell'aria e l'autorità religiosa cristiana locale aveva mandato in pace i credenti con largo anticipo. Pochi minuti dopo la fine dell'omelia, sette corpi senza vita sono rimasti a terra crivellati dalle pallottole sul selciato della chiesa. Le prime interpretazioni, ampiamente propagandate dai media, spiegavano il gesto con una 'vendetta' dovuto allo stupro a novembre di una giovane ragazza musulmana da parte di un copto. Il Medio Egitto è infatti terra di "vendetta" e faide familiari, e le autorità sono spesso costrette a risolvere le diatribe cercando una pacificazione tra le famiglie, senza ricorrere all'applicazione delle leggi statali. Ma questa è anche terra di una decennale lotta politica per rappresentare l'area nella capitale, e il prossimo autunno sono in programma le elezioni parlamentari.

La strage di Natale ha provocato manifestazioni anti-governative, saccheggi di negozi e case, arresti indiscriminati, torture, un memoriale interminabile di violazione di diritti e l'arresto di tre persone coinvolte nel crimine. Proprio gli arresti gettano un'ombra su quello che sembrava a tutti gli effetti una vendetta confessionale, tesi sposata dai media ma solo in parte dalle autorità egiziane, che avevano invece bollato i fatti come una vendetta senza, però, alcuna connotazione religiosa. Il tutto potrebbe essere invece una semplice questione politica. A suggerire questa ipotesi, che non riesce però a prendere piede perché soppiantata dalla ben più forte paura confessionale, sono le considerazioni fatte da alcuni attivisti egiziani, che non hanno mai reputato credibile la spiegazione del gesto con la vendetta. Un recente rapporto investigativo dell'Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr) sui fatti di Naga Hammadi ha messo in luce il contesto politico conflittuale dell'area in questione e la partecipazione di un noto criminale locale nella strage. "Alcune persone della zona che abbiamo intervistato per stilare il nostro rapporto hanno avanzato il dubbio sul carattere politico dell'attacco, e hanno sottolineato la partecipazione all'agguato di un criminale tradizionalmente affiliato ad un potente politico locale", ha affermato Hossam Baghat, dell'Eipr. "Chiediamo per questo che le autorità facciano luce sull'influenza di questa possibile relazione politica sui fatti accaduti". Il forte potere dell'elettorato copto nell'area e le inimicizie politiche fra i rappresentanti della chiesa e certe figure politiche locali aggiungono interesse allo scenario. L'elettorato copto, ben direzionato dalla leadership religiosa locale, ha giocato infatti un ruolo fondamentale nelle elezioni parlamentari del 2000 e del 2005, che hanno permesso di spodestare il referente politico tradizionale della regione.

La questione confessionale in Egitto è però in piena fase di implosione, non solo dentro ai suoi confini. All'indomani della strage un aspro dibattito si è acceso sulle colonne dei giornali egiziani. Un tema, quello confessionale, considerato tabù e sensibile ad intaccare l'unità dello Stato, per questo spesso occultato magistralmente dai circuiti dell'informazione generalista nazionale.
La questione dell'interesse internazionale verso la condizione dei copti in Egitto, tra cui spicca la presa di posizione netta dell'Unione Europea, ha evidenti e chiare ripercussioni interne. Le proteste esplose su scala mondiale dopo la strage di Naga Hammadi e coordinate dalla diaspora copta hanno avuto un forte carattere anti-governativo. Come ha riportato il giornale egiziano al-Mesryoon, lo stesso presidente Mubarak sembra sia intervenuto per tracciare una linea rossa che la comunità copta non può sorpassare nel tentativo di esportare il suo malcontento su scala internazionale.

Nonostante gli eleganti sforzi di occultamento, la questione confessionale resta un tema caldo nella società egiziana e a farne le spese non sono solo i cristiani che rappresentano l'8 percento della popolazione totale. Ne sa qualcosa la comunità bahai, che sta portando avanti da anni una lotta per ottenere una qualche forma di riconoscimento tanto quanto la comunità sciita. Gli sciiti, in crescita esponenziale in Egitto, si trovano nel mirino delle autorità per i sospetti di connivenza con la rete sciita regionale, alimentata dalle pessime relazioni con Hezbollah e l'Iran. Il concomitante processo contro la supposta cellula di Hezbollah, accusata di voler pianificare attentati contro interessi israeliani dall'Egitto, è arrivato proprio in questi giorni alle prime richieste di condanna: pena di morte per sei membri del gruppo.
Nel frattempo mentre queste violenze sono utilizzate a scopi politici e personali, la diffidenza reciproca a livello confessionale continua a crescere in una popolazione che si nutre quasi unicamente di voci e dicerie orchestrate ad arte. "Si sta portando avanti quel progetto cominciato con Nasser, di rendere l'Egitto un paese completamente musulmano", afferma Sami, un giovane copto del quartiere cairota di Shubra, che si dichiara ateo.
Il tutto sta distogliendo l'attenzione da quello che era il dibattito nazionale degli ultimi giorni del 2009: lo scompiglio creato nell'opinione pubblica dalla possibile candidatura di El-Baradei alla presidenza, e l'aspro dibattito sulla successione al pluridecennale mandato del presidente Mubarak.

Parole chiave: cristiani copti, nagaa hamadi
Categoria: Diritti, Politica, Religione
Luogo: Egitto