03/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il raid della polizia bosniaca porta all'attenzione il problema dell'estremismo islamico nei Balcani, la porta d'Europa. PeaceReporter ne ha parlato con Antonio Evangelista

Sotto il nome di Luce, le forze di sicurezza bosniache hanno condotto un'operazione che ha provocato una forte emorragia nel sistema dell'estremismo islamico radicatosi nel cuore dei Balcani. Seicento uomini, provenienti da diverse agenzie di polizia della Federazione croata-bosniaca e reparti speciali della Republika Srpska, sono stati i protagonisti della più grande e spettacolare operazione dal 1996 a oggi. Teatro delle operazioni, un piccolo villaggio nel nordest del paese, in territorio serbo-bosniaco: si chiama Gornja Moaca, nelle prossimità dell'enclave musulmana di Brcko dove venti famiglie - poco più di cento persone - vivono secondo i dettami di una delle correnti islamiche più radicali, il wahabismo sunnita, applicando il Corano alla lettera.

I mujaheddin dei Balcani. Il villaggio era sotto osservazione già da molto tempo. Niente telefoni, niente televisione, nessun mezzo di comunicazione. In quel luogo, totalmente isolato dalla realtà, vive una comunità che non riconosce la Costituzione e le leggi della Federazione, ma solo la legge del Corano, la Sharia. L'operazione, cominciata alle prime luci dell'alba di martedì ha portato all'arresto di sette persone, tra cui uno di nazionalità croata, e al sequestro di un gran quantitativo di armi, esplosivi, computer e filmati su dvd. Si tratterebbe del più grande sequestro di armi da quando, nel 1995, si è conclusa la guerra in Bosnia che ha visto contrapposti serbi, croati e musulmani. Proprio nel corso di quel conflitto, molti combattenti "arabi", molti mujaheddin, sono arrivati in Bosnia per dar man forte ai bosgnacchi, i bosniaci musulmani. Lo stesso Osama Bin Laden è passato da lì in quegli anni e pare che il capo di al-Qaeda abbia addirittura ricevuto un passaporto dal governo di Sarajevo come riconoscenza per aver discusso insieme con il presidente Izetbegovic dell'organizzazione dell'esercito bosgnacco.

Una comunità chiusa, una palestra per estremisti. Tra gli arrestati ci sarebbe anche il leader del villaggio, Nusret Imamovic. Secondo gli ufficiali della polizia federale, che come detto tenevano da tempo sotto osservazione il villaggio, è possibile che Gornja Moaca fosse una vera e propria palestra per estremisti, un campo d'addestramento per preparare i combattenti ad attaccare obiettivi occidentali. L'impenetrabilità stessa della comunità, il fatto che nella scuola si insegni in arabo secondo programmi non governativi e, non ultimo, il respingimento di giornalisti che volevano saperne di più sull'isola musulmana, hanno rappresentato per gli investigatori degli indizi sufficienti ad avvalorare i loro sospetti.

Il terrorismo islamico dalla pelle chiara. Il raid di martedì porta prepotentemente all'attenzione dell'opinione pubblica un problema trattato spesso con superficialità, quello dell'estremismo islamico dal nuovo volto, con la pelle chiara e gli occhi azzurri. PeaceReporter ne ha parlato con Antonio Evangelista, funzionario di polizia tra i massimi esperti di terrorismo transnazionale e autore del libro Madrasse, Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa, in cui si racconta del fenomeno delle scuole coraniche in Bosnia che hanno accolto centinaia, se non migliaia, di orfani di guerra formandoli attenendosi a una rigida interpretazione del testo sacro. "L'estremismo islamico che ha piantato le sue radici nei Balcani, in Kosovo e soprattutto in Bosnia, non è da considerare un problema ‘vicino a noi', a un'ora di volo. Sarebbe un errore di calcolo: il problema non è ‘vicino a noi', è in mezzo a noi. È nato un ceppo islamico europeo - dice Evangelista -, i cui appartenenti hanno i capelli biondi, gli occhi azzurri, sono alti e possono confondersi con le popolazioni occidentali. Stanno sperimentando la convivenza con il nemico, stanno cercando nuovi alleati".  

 

 

Nicola Sessa

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