04/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Scampata all'ennesima strage di contadini commessa dai paramilitari antimaoisti, prova a denunciare quanto accaduto ma finisce agli arresti

Sodi Shambo è una ragazza adivàsi (tribale) di 28 anni che viveva nel villaggio di Gompand, nelle foreste dello stato indiano di Chhattisgarh: principale roccaforte della guerriglia contadina maoista 'naxalita'. La mattina dello scorso primo ottobre, mentre suo marito era a lavorare nei campi, sono arrivati i paramilitari del 'Salwa Judum', la famigerata milizia regionale creata dal governo nel 2005 per dare la caccia ai sovversivi 'rossi' e ai loro sostenitori. I miliziani hanno aperto il fuoco all'impazzata, colpendo a morte nove persone, anziani, donne e bambini. Una pallottola ha colpito Sodi alle gambe, ferendola gravemente.

Il Ghandi del Chhattisgarh. Assieme ad altri civili feriti nel raid dei paramilitari, Sodi è stata curata e assistita per settimane nell'ashram Vanvasi Chetna di Dantewada, gestito dal popolare attivista ghandiano Himanshu Kumar, l'unico difensore dei diritti degli adivàsi rimasto in Chhattisgarh nonostante le persecuzioni delle autorità. Dopo aver passato quindici anni a girare per i villaggi della foresta portando assistenza medica e insegnando ai tribali i loro diritti civili, dal 2005, dopo l'inizio della campagna governativa contro i naxaliti, il 'Ghandi del Chhattisgarh' ha iniziato a raccogliere dalle comunità locali e a presentare alle autorità statali e federali le denunce di abusi, torture, stupri, rapimenti e omicidi commessi dalla polizia e dai paramilitari.

Dalla denuncia alla lotta. Nel corso del 2009, con l'intensificarsi della campagna anti-maoista, la situazione in Chhattisgarh si è fatta sempre più drammatica e il lavoro di Kumar è diventato sempre più rischioso. Lo scorso maggio il suo ashram è stato distrutto da un incendio doloso e poi sono iniziate le intimidazioni delle autorità. Ma lui non si è lasciato intimorire. Anzi, a metà dicembre ha deciso di organizzare un'assemblea pubblica con gli adivàsi per denunciare la situazione e una marcia di protesta nonviolenta. Ma le autorità glielo hanno impedito: centinaia di miliziani del 'Salwa Judum' hanno circondando il nuovo ashram, la polizia ha arrestando i principali collaboratori di Kumar e lui è stato minacciato e invitato a lasciare lo stato.

Repressione e censura. Chiuso in casa, con una jeep della polizia parcheggiata notte e giorno fuori dalla porta, Kumar ha iniziato uno sciopero della fame. Nei giorni successivi, intorno al 20 dicembre, le autorità statali hanno convocato nel capoluogo Raipur una conferenza stampa nel corso della quale i giornalisti locali sono stati messi in guardia sulle conseguenze legali dello scrivere articoli antigovernativi. I giornalisti di Dantewada sono poi stati convocati dal capo della polizia che li ha avvertiti di stare attenti, perché li stavano "tenendo d'occhio". Il 29 dicembre, una delegazione di professori dell'Università di Nuova Delhi è arrivata a Dantewada per capire cosa stava succedendo, ma la polizia li ha gentilmente invitati a tornate a casa loro, con il pretesto dei rischi per la loro sicurezza. Lo stesso è accaduto a giornalisti venuti da altri stati indiani.

Il coraggio di Sobi. Nel frattempo Sobi, terminata la convalescenza nell'ashram, ha deciso di andare a Raipur e a Nuova Delhi per denunciare l'eccidio di contadini cui era stata testimone nel suo villaggio. Così il 3 gennaio lei e Kurram sono partiti in auto alla volta del capoluogo, ma la polizia li ha fermati e arrestati. Lui è stato rilasciato con la minaccia di un'assurda accusa di sequestro di persona riguardante Sobi. Lei è stata trasferita all'ospedale governativo di Jagdalpur, dove è di fatto reclusa sotto sorveglianza e con il divieto di ricevere visite. Amnesty International ha chiesto il suo rilascio immediato alle autorità statali del Chhattisgarh, finora senza risultati.

E ora sarà guerra vera. Per le popolazioni tribali del Chhattisgarh, e degli altri stati indiani in cui è attiva la guerriglia maoista, la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente d'ora in avanti. Nei giorni scorsi il ministro dell'Interno, P. Chidambaram, ha annunciato l'avvio della tanto propagandata operazione 'Green Hunt', per la quale quarantadue battaglioni della polizia federale sono stati dislocati nelle ultime settimane in Chhattisgarh, West Bengal, Jharkhand, Orissa, Bihar e Maharashtra.

Enrico Piovesana

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