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Un alto ufficiale israeliano ha rivelato che le regole di guerra sono state riscritte in occasione dell'attacco alla Striscia di Gaza del 26 dicembre 2008, e che i civili sono stati esposti a 'rischi maggiori per tutelare la vita dei militari israeliani'.
Il riconoscimento di una 'alterata' condotta di operazioni giunge a pochi giorni dalle sanzioni disciplinari a carico di due ufficiali per l'uso di fosforo bianco su aree popolate da civili a Gaza City. Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico 'The Independent', le regole di ingaggio sono state stravolte per minimizzare il numero delle vittime israeliane, ed evitare il ripetersi di quanto accaduto in Libano., quando le perdite della guerra del 2006 attirarono pesanti critiche sugli strateghi della guerra. Con le rivelazioni del militare aumenta la pressione sul Primo ministro Benjamin Netanyahu, sollecitato dalle Nazioni Unite a presentare entro il 7 febbraio un'inchiesta indipendente sui presunti crimini di guerra delineati dal Rapporto Goldstone. Uno dei maggiori esperti di diritto internazionale umanitario, Michael Sfard, ha dichiarato che la testimonianza dell'ufficiale, se veritiera, potrebbe rappresentare la classica 'pistola fumante', ovvero una prova che l'esercito israeliano si e' macchiato di crimini di guerra.
Il quotidiano britannico cita a sua volta un rapporto compilato da un giornalista del maggiore giornale israeliano, Yedioth Ahronot. Tale rapporto, sulle regole di ingaggio nell'offensiva di Piombo Fuso, era pronto per la pubblicazione gia' cinque mesi fa. Si parla della condotta chiamata 'means and intentions' (mezzi e intenzioni), che prevede l'esplicito uso della forza contro il civile che mostri chiaramente di avere un'arma con se' e di volerla utilizzare contro il soldato. Il comandante intervistato ha detto che "Means and intentions e' una definizione che si attaglia a operazioni di arresti in Giudea e Samaria (Cisgiordania, ndr). Dobbiamo stare molto attenti perche' l'Idf (Israel defence forces) si e' bruciato nella seconda guerra col Libano a causa di terminologie errate. Il concetto di 'means and intention' si adatta a diverse circostanze. Nell'operazione Cast lead non si parlava di un'altra regolare operazione anti-terrorismo. La' c'era una chiara differenza".
La differenza era probabilmente che le circostanze di ingaggio non si applicavano (o si applicavano parzialmente, o discrezionalmente, o elasticamente), ai raid compiuti nella Striscia. Le dichiarazioni della fonte anonima consolidano le testimonianze dei soldati di Breaking the Silence, pubblicate da Yedioth Ahronot, che hanno squarciato il manto di professata moralita' che avvolgeva l'esercito israeliano, e che esigeva che fosse il soldato a correre rischi in prima persona allo scopo di tutelare vite civili.
Nello spiegare cio' che il militare ha visto come un dilemma per le forze impegnate in aree apparentemente libere da civili, l'ufficiale racconta: "Chiunque, all'interno del quartiere interessato, voglia azionare un ordigno esplosivo, non necessariamente se ne va in giro con un kalashnikov o un'arma. Queste persone possono girare come qualsiasi altro civile: vedono i militari, chiamano qualcuno che possa azionare l'ordigno a distanza e una terribile esplosione fa a pezzi cinque nostri soldati. Non possiamo permetterci di agire solo quando l'ordigno viene attivato".
Un'altra testimonianza parla di un rovesciamento delle regole di ingaggio: "La condotta delle forze aeree che colpivano arre dove i civili erano stati esortati a fuggire dal lancio di volantini, aveva assunto la caratteristica, in presenza di presunti terroristi, prima di abbatterli, poi di verificare".
Il rapporto di Yedihot riferisce anche di una serie di soldati impegnati in siti sensibili a Gaza. Parlano di regole elastiche, dove la politica e' quella di coprire con il fuoco ogni azione della truppa. "Non ci deve essere nessuno nell'area delle operazioni. Se ci sono segni di movimento, si spara. Sono queste, essenzialmente, le regole d'ingaggio. Sparare a cio' che si muove".
Luca Galassi