08/03/2004
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Uribe acquista carri armati dalla Spagna
scritto per noi da
Luciano Marasca
La corsa agli armamenti del governo Uribe mina il già stentato cammino di pace
del Paese.
Il recente acquisto da parte della Colombia di quaranta carri
armati dalla Spagna ha ulteriormente scosso quanti, tra Ong e
movimenti per i diritti civili, già guardavano con preoccupazione alle
scelte del presidente. Si tratterebbe di un’ulteriore inquietante
conferma della spirale guerrafondaia innescata dalla presidenza Uribe
contro le formazioni guerrigliere, a scapito dei tentativi di
pacificazione nazionale e con una ulteriore minaccia alla sicurezza
delle popolazioni che vivono nelle zone del conflitto armato. Ma non
solo.
Preoccupato si mostra anche il governo Chavez del confinante Venezuela,
che teme per l’integrità dei suoi confini. Le caratteristiche tecniche
e le prestazioni di questi mezzi da guerra - 36 tonnellate di peso,
autonomia di pochi chilometri, necessità di sedici ore di manutenzione
ogni tre ore di movimento e traiettoria di tiro fino a 2,5 km - li
rendono infatti più idonei a un combattimento di tipo convenzionale,
come in una guerra tra eserciti regolari e su terreni pianeggianti -
quali sono la maggior parte di quelli sui 2.219 km di frontiera tra i
due Paesi sudamericani - che non all’utilizzo sui terreni impervi delle
zone di montagna, dove prevalentemente opera la guerriglia.
Il colonnello Chavez non ha risparmiato, nei giorni scorsi, l’ennesima
scarica di accuse contro l’amministrazione Bush. Secondo il presidente
venezuelano, con la scusa del preteso appoggio dato da Caracas alla
guerriglia colombiana, Washington intenderebbe giungere a una
definitiva resa dei conti con il Paese ribelle, invadendolo
militarmente e utilizzando per questo la frontiera colombiana come base
logistica per sferrare l’attacco. Il momento propizio potrebbe essere
quello attuale, nel quale il governo Chavez sta affrontando uno dei
suoi peggiori momenti</A> e il punto più basso della sua
credibilità internazionale.
Al di là delle ipotesi paventate dal presidente bolivariano, è certo
che il riarmo colombiano degli ultimi anni non conosce uguali in tutta
la regione. Come ha affermato Carlos Ossa Escobar sul quotidiano El
Espectador, in soli dieci anni la spesa militare della Colombia è
cresciuta dall’1,7% al 3,9% del Pil, superata nel mondo solo da
Israele, con il 7,7%, e dalla Turchia, con il 4,9%. La Colombia ha
speso per le sue forze armate 3 miliardi di dollari nel solo 2002, una
cifra pari all’80% del debito pubblico.
Sul suo sito, la rivista Rebeliòn rivela, a sua volta, piani più
dettagliati: gli AMX-30 andrebbero a rafforzare i battaglioni
meccanizzati dislocati a Maicao e Buenavista, nel deserto della
Guajira, e a Cucuta e Arauca, negli llanos orientales, tutte zone ai
confini con il Venezuela.
Sempre ai confini con il Venezuela saranno dislocati prossimamente
30mila soldati nella zona di Catatumbo e saranno costruite la base
militare Usa di Saravena e quella colombiana di Tame, per il costo
rispettivamente di 90 milioni e 300mila dollari.
In tutto questo c’entra, in qualche modo, anche l’Italia. La vendita di
carri armati alla Colombia rientra nei piani di ammodernamento
dell’artiglieria pesante della Spagna: via ai pesanti e, sembra,
obsoleti AMX-30 per far posto ai più nuovi e agili “Centauro”.
Italiani, per l’appunto.