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La recessione può uccidere. Il tasso dei suicidi nel Regno Unito è salito del sei percento dal 2007 al 2008,un aumento imputabile alla crisi economica e alla disoccupazione.
L'ufficio di statistica nazionale britannico ha rilevato che dai 5.377 morti del 2007 si è passati ai 5.706 del 2008, invertendo un trend decennale che ha visto i suicidi diminuire progressivamente, secondo quanto riscontrato dall'Ons (Office for National Statistics). Gli uomini si uccidono tre volte di più delle donne. Gli studiosi dichiarano che tale incremento non è casuale, né inatteso, ma chiaramente legato alla recessione. A dimostrarlo, gli analoghi picchi raggiunti durante le passate crisi economiche. "Man mano che la gente perde il lavoro - riferisce il professor Rory O' Connor, del gruppo di ricerca sui comportamenti suicidi - aumenta il tasso di suicidi nelle statistiche. Oltre alle implicazioni finanziarie, vi è lo stress aggiuntivo su famiglie e relazioni, così come la perdita di reti sociali che diano sostegno alle persone in crisi".
Ricercatori medici avvisano inoltre che particolare preoccupazione sta destando anche la relazione tra il consumo di alcool e il suicidio. Un altro rapporto, pubblicato lo scorso 27 gennaio dall'Ons, mostra che le morti causate dall'abuso di alcool sono state oltre 9mila, nello stesso periodo preso in esame. I due terzi dei suicidi facevano uso di alcool. Un ulteriore studio ha infine rivelato che i divorzi sono invece diminuiti, a riprova del fatto che non solo l'indebitamento delle famiglie non consente costose separazioni, ma soprattutto che l'instabilità esterna porta alla ricerca di sicurezze nell'ambito del nucleo familiare.
Nonostante la Gran Bretagna sia uscita dalla recessione, il Paese fatica ad uscire dai 18 mesi di contrazione consecutiva che hanno trasformato la crisi del credito nella peggiore crisi che il Regno Unito abbia mai affrontato a partire dagli anni Trenta. L'Ons dice che il Pil del Regno Unito, nell'ultimo trimestre del 2009, è cresciuto dello 0,1 percento. La disoccupazione ha raggiunto il 7,8 percento.
Intanto, le imprese francesi si stanno rivolgendo in misura sempre maggiore agli psicologi per contrastare l'effetto France Telecom, ovvero l'ondata di suicidi che ha colpito il colosso delle telecomunicazioni. Per combattere 'lo stress da lavoro' e prevenire gesti estremi dei loro dipendenti (negli ultimi due anni nell'azienda si sono verificati 32 suicidi) Renault, Edf, Sncf e Psa e alcune banche hanno fatto ricorso a società esterne specializzate, tra le quali figurano in prima fila Psya, Preventis, Ifas o Stimulus. Sempre più spesso, infatti, in Francia i tribunali tendono a classificare i suicidi sul posto di lavoro come infortunio sul lavoro e a riconoscere quindi la responsabilità dell'azienda. Ma il danno che si vuole evitare è anche quello legato all'immagine: in piena bufera, nel settembre scorso, sono raddoppiate le domande di disdette dei contratti con France Telecom da parte di privati.
Luca Galassi