02/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Inizia il processo per sodomia contro Anwar Ibrahim, il leader dell'opposizione. In un caso che a tutti appare "politico"

Essendo un Paese dove qualche mese fa una modella musulmana fu condannata a ricevere frustrate per aver bevuto una birra, un processo per sodomia potrebbe non stupire. Ma la Malaysia, dove il leader dell'opposizione Anwar Ibrahim dovrà ora rispondere di tale accusa, è tutt'altro che uno Stato islamico integralista. E se si considera che lo stesso capo d'imputazione è stato usato già dieci anni fa contro lo stesso politico, il sospetto di molti è che il governo di Kuala Lumpur abbia un suo interesse nell'eliminare politicamente l'unico rivale capace di spodestare dal potere l'Umno, il partito da sempre a capo del Paese.

Anwar, 62 anni, ha già scontato sei anni di carcere per corruzione e sodomia, in seguito a condanne giunte quando era il vice dell'allora premier Mahathir Mohamad. La sentenza più infamante, anche perché l'uomo è sposato e ha sei figli, era stata poi rovesciata dalla Corte federale. Ma nell'estate 2008, pochi mesi dopo le elezioni in cui la sua coalizione - pur sconfitta - conquisto' decine di seggi a danni dell'Umno, un giovane collaboratore di Anwar lo accusò di nuovo di aver avuto un rapporto sessuale con lui. Il problema è che c'è pure una foto - non smentita dagli interessati - che ritrae l'accusatore con Najib Razak, l'attuale primo ministro, il quale ha ammesso di essere stato consultato dal giovane prima che egli sporgesse denuncia.

In Malaysia la sodomia è punita con fino a 20 anni di carcere, quindi una condanna comporterebbe la fine della carriera politica di Anwar, che da anni deve convivere con il sospetto. La sua "integrità" da questo punto di vista, anche dopo lo scagionamento della Corte federale, è ancora dibattuta tra i malaysiani: in molti considerano le accuse totalmente politiche, ma altri insinuano che si tratti di un "segreto di Pulcinella" tra la comunità gay nazionale. Nel 2005, Anwar fece causa al suo ex superiore, Mahathir, che aveva giustificato l'aspro trattamento riservato al suo ex vice dicendo sostenendo che "con un omosessuale al governo", la sicurezza della Malaysia sarebbe stata a rischio.

Dopo essere stato scarcerato nel 2004, Anwar - figlio di una malay e di un indiano musulmano - ha poi incarnato il diffuso desiderio di riforma dei malaysiani, riunendo un'opposizione tradizionalmente litigiosa e incapace di minacciare il blocco dell'Umno. Ha portato dalla sua parte i malay giovani, le minoranze cinesi e indiane che mal digeriscono le facilitazioni economiche riservate ai malay, nonche' il partito islamico Pas, moderandone gli eccessi.

Il governo Najib teme che Anwar possa rosicchiare consensi anche tra la maggioranza malay, in vista delle elezioni da tenersi entro il 2013. E nonostante le smentite di qualsiasi interferenza nel caso contro il leader dell'opposizione, gli occhi di tutti sono sul suo governo. Gli Usa, le organizzazioni per i diritti umani, osservatori di mezzo mondo hanno condannato il sistema politico e giudiziario malaysiano per il processo contro Anwar. Il Paese, intanto, ha perso quello smalto economico che gli aveva permesso di decollare negli ultimi venti anni. E se il carismatico Anwar dovesse venire eliminato dalla scena politica per il reato che gli viene contestato, una nuova alba per la Malaysia appare ancora più lontana.

Alessandro Ursic

Parole chiave: malaysia, anwar, sodomia, processo, najib, razak, ibrahim, mahathir
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Malesia