01/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una lezione di Noam Chomsky su “Media e terrorismo”
Noam Chomsky“La guerra al terrorismo è pura propaganda e i media, compresi quelli europei, fanno il gioco dei potenti sviando il pubblico dalle questioni davvero importanti”. Non risparmia le parole Noam Chomsky, linguista, coscienza critica degli Stati Uniti, e da oggi anche dottore in psicologia ad honorem. L’onorificenza gli è stata conferita dall’Università di Bologna: qualche ora prima della cerimonia, però, il professore ha voluto incontrare gli studenti della facoltà di Psicologia, che gli hanno riservato un’accoglienza da divo. Nell’aula magna, dotata di 200 posti a sedere, c’erano circa 500 persone. Lui non le ha deluse: nell’ora e mezza della sua lezione su “media e terrorismo”, vestito in modo molto più casual delle decine di professori presenti all’evento, ha messo sotto accusa l’informazione mondiale e i governi del suo stesso Paese – anche i predecessori di George W. Bush – snocciolando fatti con notevole gusto della provocazione.
 
Il caso Terri Schiavo, che nelle ultime settimane ha oscurato qualunque altra vicenda internazionale, è preso da Chomsky come esempio di argomento che la propaganda vuole rendere importante per mantenere il grande pubblico all’oscuro di altri fatti. “In questo mio giro in Europa mi ha molto colpito constatare quanto gli intellettuali europei siano subordinati all’agenda politica degli Usa. Se Bush, per puro cinismo politico, decide che il caso Schiavo è il problema più importante, tutti i media europei sono inondati del caso Schiavo”, dice il professore. “Basta dare un’occhiata ai giornali di oggi: Repubblica, per esempio, dedica cinque pagine alla vicenda. Solo a pagina 18, in un piccolo box in basso, parla del rapporto Onu che ha documentato come il numero dei bambini malnutriti in Iraq sia raddoppiato con la guerra. E’ questa la cultura della vita invocata da Bush?”.
 
John NegroponteDall’Iraq a John Negroponte, fino a poche settimane fa ambasciatore a Baghdad e appena nominato supercapo dell’intelligence statunitense, il passo è breve. Chomsky lo definisce “uno dei più importanti terroristi internazionali” per la sua attività da ambasciatore in Honduras nei primi anni Ottanta, quando nel piccolo paese centroamericano gli Usa addestravano terroristi per combattere il governo sandinista in Nicaragua. “Ancora oggi, dato che gli Usa si rifiutano di pagare i risarcimenti ordinati dall’Onu, il 60 per cento dei bambini nicaraguensi sotto i due anni è malnutrito”. La conclusione? “Se avessimo veramente a cuore la cultura della vita, ci preoccuperemmo di questi bambini, non di Terri Schiavo. Ma se per la cultura occidentale la preoccupazione per il terrorismo è pari a zero, evidentemente quella per la cultura della vita è sottozero”.
 
Secondo Chomsky, per vendere agli americani la guerra al terrorismo (“quando uno Stato la dichiara, significa che sta per commettere gravi atti terroristici”), bisogna spaventare continuamente il pubblico. E l’apparato mediatico ha un’importanza strategica per preparare i conflitti: “Negli anni Ottanta si diceva che dei sicari libici si aggirassero per Washington, e vennero i bombardamenti sulla Libia. Nel 1989 si volle diffondere un’isteria collettiva verso il narcotraffico, ne seguì l’attacco a Panama. Per l’Iraq c’è stata la finzione delle armi di distruzione di massa: ancora oggi, sebbene l’amministrazione abbia ammesso che era tutto falso, il 50 per cento degli americani crede che quelle armi esistevano veramente”. Ma le vere minacce alla popolazione, per Chomsky, sono altre: “Negli ultimi 25 anni i salari reali in America sono calati. Sono aumentate le ore di lavoro e il diritto all’assistenza sanitaria è stato limitato. Se la gente si concentrasse su questo, il potere non avrebbe più gioco facile. Per questo si dà tanto spazio a vicende come quella di Terri Schiavo, che distolgono il pubblico dai problemi reali”.
 
Crede che gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran?, domanda uno studente. Chomsky è scettico: “Se vuoi attaccare un Paese, non annunci i tuoi propositi per anni, altrimenti avvantaggi l’altro”. Il punto per Chomsky però è un altro: l’invasione dell’Iraq e il tira e molla con l’Iran sull’arricchimento dell’uranio a scopi nucleari (“Teheran ha tutto il diritto di farlo, se per scopi pacifici”) secondo lui hanno fatto passare un messaggio pericoloso. “E’ chiaro che gli Usa muovono guerra solo a uno Stato incapace di difendersi. Quindi la lezione per il resto del mondo è: fareste meglio a dotarvi di difese, per non essere attaccati dagli Stati Uniti”.
 
L’ultimo tema toccato da Chomsky è il futuro dell’Onu, messo in crisi dalla guerra in Iraq e dallo scandalo Oil for Food. Per il professore “il destino delle Nazioni Unite dipende dalla possibilità che le nazioni occidentali diventino vere democrazie. Negli Usa, al contrario di quanto vogliono far passare i media, la maggioranza del pubblico sostiene l’Onu, vuole che gli Usa paghino i debiti verso l’organizzazione e persino che abbandonino il diritto di veto. Quindi, se gli Usa diventassero una democrazia, il futuro dell’Onu sarebbe più roseo”. Anche sullo scandalo Oil for Food, per Chomsky, l’intervento della propaganda di Washington è pesante: “I media danno importanza alle decine di migliaia di dollari che, forse, si sono intascati un funzionario dell’Onu e il figlio di Kofi Annan. Ma nessuno dice niente sui 15 miliardi di dollari che gli Usa hanno fatto sparire dal programma, foraggiando alleati come Turchia e Giordania. E dei 18 miliardi per la ricostruzione dell’Iraq di cui non c’è più traccia, chi scrive qualcosa? L’obiettivo è quello di screditare l’Onu in tutti i modi”.
 
Alessandro Ursic
Categoria: Media
Luogo: Italia