06/02/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Le comunità del nord del Paese contro la violenza dell'esercito sulle organizzazioni di campesinos. Metodi che ricordano quelli della vecchia dittatura

L'obiettivo dell'amministrazione di Asucnion era solo uno: scovare e arrestare tutti i membri dell'Ejercito del Pueblo Paraguayo (Epp) colpevoli negli ultimi anni di numerosi sequestri a scopo d'estorsione. Se possibile, in più, sarebbe stato bene fare tutto in breve tempo. E così dalla capitale sono partiti verso i distretti del nord del Paese centinaia di militari armati fino ai denti.
I risultati dell'operazione sono finora bizzarri: 15 persone arrestate, nessuna con una accusa precisa. Ma qualcosa di strano è comunque accaduto. Il Codehupy (Coordinadora de los Derechos Humanos del Paraguay) ha chiesto ai responsabili delle operazioni militari che il tutto si svolga "evitando le violazioni dei diritti civili, torture, abusi fisici e psichici, soprattutto contro membri delle associazioni di contadini e contro dirigenti locali".

C'è dell'altro. La massiccia operazione militare non sarebbe molto organizzata e le persone arrestate finora non sarebbero a conoscenza delle accuse che le hanno portate dietro le sbarre. E le polemiche non mancano. Dai distretti del nord, infatti, giungono richieste al presidente Lugo. Come quella di Josè Ledesma, governatore di San Pedro (sostenitore di Lugo) che ha chiesto a Lugo "di non criminalizzare la Lotta sociale" dove le operazioni di polizia cercano di catturare gli aderenti all'Epp.
"Conosco personalmente gli aderenti ai movimenti di contadini e ai movimenti sociali della nostra regione e posso dare la mia testimonianza che non fanno assolutamente parte dei gruppi di delinquenti che sequestrano persone", ha detto durante un'intervista il governatore Ledesma.

Inoltre, le stesse organizzazioni hanno voluto esprimere il loro dissenso al ministro dell'Interno Rafael Filizzola che "avrebbe associato troppe volte le organizzazioni sociali e i difensori dei diritti umani ai criminali a cui polizia e esercito stanno dando la caccia. Filizzola aveva detto durante una conferenza stampa che "oggi ci sono persone che devono darsi una collocazione: o fanno parte di una organizzazione per i diritti umani o assumono il ruolo di difensori delle persone che oggi sono sospettate di far parte di questa organizzazione criminale".
E nel frattempo la società civile si schiera con i detenuti e contro i metodi repressivi della polizia ereditati dal passato che non deve tornare.

 

Alessandro Grandi

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