01/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Villaggi difficili da raggiungere, diarrea e malaria. La tragedia delle isole indonesiane
  superstiti, Nias
La sfida delle ultime ore nelle isole al largo della costa ovest di Sumatra, devastate dal terremoto di domenica scorsa, è raggiungere le zone dell’entroterra: le strade sono in cattive condizioni, i ponti sono crollati, i veicoli più grandi non riescono a passare attraverso le macerie. Si procede soprattutto con i motocicli o via aerea con gli elicotteri. Jude Barrand, responsabile comunicazione dell’ong SurfAid International in Indonesia, dichiara al telefono: “Il nostro staff sta cercando di raggiungere i villaggi dai quali non abbiamo ancora notizie. Sappiamo però che ci sono molti danni”. Da Banda Aceh, Imagen Wall delle Nazioni Unite ci conferma: “I gruppi di ricerca dei corpi si stanno spostando dal capoluogo dell’isola di Nias, Gunung Sitoli, nelle altre aree. Ma nella città si continua a cercare”. Da giovedì mattina (52 ore dopo il terremoto), quando è stata estratta una ragazza tredicenne dalle macerie di un palazzo di cinque piani, non sono stati trovati altri sopravvissuti. Secondo le ultime stime dell’Onu ci sarebbero a Nias 1300 morti e nella vicina Simeulue 17, oltre 177 feriti. Più incerto il bilancio sulle isole Banyak: subito dopo il sisma un funzionario indonesiano aveva parlato di 200/300 persone che avevano perso la vita, ma oggi un capo villaggio locale ha detto che tra gli isolani non ci sono vittime.
 
distruzione, SimeulueE’ una lotta contro il tempo. “I nostri operatori – continua la Barrand – lavorano 24 ore al giorno”. SurfAid è presente in quest’area dal gennaio scorso, dopo lo tsunami, con un ufficio a Simeulue e operatori a Nias. Per molte ore non hanno avuto notizie dei loro colleghi a Simeulue, che hanno scoperto poi “stare bene ed essere impegnati nei soccorsi”. In entrambe le isole c’è bisogno di acqua potabile, cibo, medicine e tende per ripararsi. Il governo indonesiano e il World Food Programme hanno inviato a Nias razioni alimentari, mentre l’ong Oxfam si occupa della fornitura di acqua. “A Simeulue – dichiara Anshu Banerjee, medico della Organizzazione Mondiale della Sanità raggiunto al telefono a Banda Aceh e in partenza per la piccola isola – l’ospedale ha subito gravi danni e molti feriti vengono assistiti in tende fuori dall’edificio. C’è urgente bisogno di acqua pulita, cibo e strutture per ripararsi”. Riguardo a Nias, si hanno informazioni soprattutto sui distretti del nord, dove si trova appunto il capoluogo Gunung Sitoli. A Teluk Dalam, seconda città più importante nel sud, “ci sono danni molto gravi”, dice Jude Barrand. Nel suo distretto almeno 100 morti, secondo l’Unicef.
Le condizioni sanitarie sono sempre più precarie. Una soccorritrice ha detto alla Bbc che a Nias si sta diffondendo un’epidemia di diarrea - un problema già presente prima del sisma - per la mancanza di acqua pulita. E che anche i casi di malaria stanno aumentando. “Finora – spiega Imagen Wall dell’Onu – abbiamo trasferito 156 persone bisognose di cure da Nias all’ospedale di Medan, nel nord dell’Aceh (estrema punta settentrionale di Sumatra).
 

Francesca Lancini

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità