Villaggi difficili da raggiungere, diarrea e malaria. La tragedia delle isole indonesiane

La sfida delle ultime ore
nelle isole al largo della costa ovest di Sumatra, devastate dal terremoto di
domenica scorsa, è raggiungere le zone dell’entroterra: le strade sono in
cattive condizioni, i ponti sono crollati, i veicoli più grandi non riescono a
passare attraverso le macerie. Si procede soprattutto con i motocicli o via
aerea con gli elicotteri. Jude Barrand, responsabile comunicazione dell’ong
SurfAid International in Indonesia, dichiara al telefono: “Il nostro staff sta
cercando di raggiungere i villaggi dai quali non abbiamo ancora notizie.
Sappiamo però che ci sono molti danni”. Da Banda Aceh, Imagen Wall delle
Nazioni Unite ci conferma: “I gruppi di ricerca dei corpi si stanno spostando
dal capoluogo dell’isola di Nias, Gunung Sitoli, nelle altre aree. Ma nella
città si continua a cercare”. Da giovedì mattina (52 ore dopo il terremoto),
quando è stata estratta una ragazza tredicenne dalle macerie di un palazzo di
cinque piani, non sono stati trovati altri sopravvissuti. Secondo le ultime
stime dell’Onu ci sarebbero a Nias 1300 morti e nella vicina Simeulue 17, oltre
177 feriti. Più incerto il bilancio sulle isole Banyak: subito dopo il sisma un
funzionario indonesiano aveva parlato di 200/300 persone che avevano perso la
vita, ma oggi un capo villaggio locale ha detto che tra gli isolani non ci sono
vittime.

E’
una lotta contro il tempo.
“I nostri operatori – continua la Barrand – lavorano 24 ore al giorno”.
SurfAid è presente in quest’area dal gennaio scorso, dopo lo tsunami,
con un ufficio
a Simeulue e operatori a Nias. Per molte ore non hanno avuto notizie
dei loro
colleghi a Simeulue, che hanno scoperto poi “stare bene ed essere
impegnati nei
soccorsi”. In entrambe le isole c’è bisogno di acqua potabile, cibo,
medicine
e
tende per ripararsi. Il governo indonesiano e il World Food Programme
hanno
inviato a Nias razioni alimentari, mentre l’ong Oxfam si occupa della
fornitura
di acqua. “A Simeulue – dichiara Anshu Banerjee, medico della
Organizzazione Mondiale della Sanità raggiunto al telefono a Banda Aceh e in partenza per la
piccola isola – l’ospedale ha subito gravi danni e molti feriti vengono
assistiti in tende fuori dall’edificio. C’è urgente bisogno di acqua pulita,
cibo e strutture per ripararsi”. Riguardo a Nias, si hanno informazioni
soprattutto sui distretti del nord, dove si trova appunto il capoluogo Gunung
Sitoli. A Teluk Dalam, seconda città più importante nel sud, “ci sono danni
molto gravi”, dice Jude Barrand. Nel suo distretto almeno 100 morti, secondo
l’Unicef.
Le condizioni sanitarie sono
sempre più precarie. Una soccorritrice ha detto alla Bbc che a Nias si sta
diffondendo un’epidemia di diarrea - un problema già presente prima del sisma
-
per la mancanza di acqua pulita. E che anche i casi di malaria stanno
aumentando. “Finora – spiega Imagen Wall dell’Onu – abbiamo trasferito 156
persone bisognose di cure da Nias all’ospedale di Medan, nel nord dell’Aceh
(estrema punta settentrionale di Sumatra).