29/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 27 gennaio 1993 un ragazzo serbo si fece massacrare per salvare un ragazzo musulmano in Bosnia

scritto per noi da
Francesca Rolandi

Il 27 gennaio del 1993, quando il giorno della memoria non esisteva ancora, veniva ucciso a Trebinje, in Bosnia - Erzegovina, Srđan Aleksić. Lui serbo aveva tentato di difendere un suo coincittadino musulmano che stava venendo percosso da un gruppo di paramilitari gravitanti intorno all'esercito della Republika Sprksa, l'entità dei serbi di Bosnia.

Srđan era anch'egli serbo e soldato, ma prima di questo era un giovane creativo, una ex speranza del nuoto, un attore dilettante per una compagnia amatoriale che andava in scena anche durante la guerra, amante del rock e appartenente alla gradska raja, i circoli di persone che avevano una cultura urbana e cosmopolita e uscirono pesantemente sconfitti dalla guerra degli anni Novanta nella ex-Jugoslavia. Come racconta un testimone sulle pagine del blog serbo del sito di B92, proveniva da una famiglia che si era battuta durante la resistenza ed era forse l'unico soldato ad avere protestato pubblicamente a Trebinje per i metodi utilizzati dal suo esercito, dicendosi disgustato di quanto era successo sul teatro di guerra di Dubrovnik.

Il giorno della sua uccisione un gruppo di cetnici - guerriglieri serbi - era entrato nel mercato di Trebinje e aveva chiesto i documenti a tutti i venditori. Quando si erano imbattuti in Alen Glavović, uno dei pochi musulmani rimasti in città, che stava vendendo delle cianfrusaglie per sopravvivere, avevano iniziato a picchiarlo ed a quel punto si era intromesso Srđan per difenderlo. Il ragazzo serbo venne ridotto in fin di vita. Tutto accadde alla luce del sole, a pochi metri dalla stazione di polizia di Trebinje. Srđan sarebbe morto in ospedale sette giorni più tardi. Dei suoi quattro assassini, uno morì durante la guerra, mentre gli altri tre sarebbero stati condannati alla pena irrisoria di 28 mesi di carcere.

Nel 2007 a Srđan è stato assegnato il premio dell'Helsinki Committee per un'eccezionale contributo alla protezione dei diritti umani e sulla sua vicenda la rete televisiva serba ha girato il documentario Srđo per la regia di Sanja Dragicević. In occasione dell'assegnazione del premio il padre di Srđan ha detto: "Tutti dicono che ha salvato il musulmano Alen, o come si dice oggi, un bosgnacco. Ma mio figlio era stato educato a vedere in ogni uomo solamente un uomo, e a distinguerli solo per il rispetto, per la bontà, per le conoscenze". A Sarajevo al ragazzo di Trebinje è stata dedicata una via, mentre per ora l'unica città serba ad averlo fatto è stata Novi Sad con un passaggio pedonale. La stessa proposta a Pančevo si è arenata nel consiglio comunale dove è stata definita "prematura" poiché mancherebbe della giusta distanza temporale dagli eventi.
Alen oggi vive in Svezia e torna ogni anno a visitare il padre di Srdjan e la sua tomba.