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Howard se ne è andato... A 87 anni, a modo suo, ovviamente con un sorriso, mentre, sotto il sole, nuotava in piscina a Santa Monica. Tutto sommato un bel modo per "andare".
Tante sono le persone famose e importanti che hanno già scritto e che scriveranno della sua morte, della sua vita, con parole e su piattaforme più altisonanti di queste. Perchè Howard Zinn ha rappresentato, è stato, tante cose, per tante persone: professore, scrittore, ispirazione, amico, nemico (delle ingiustizie, e di coloro che le promuovono), infaticabile eroico promotore di una cultura di pace e giustizia per tutti, soprattutto per quelli dimenticati dagli altri-lui che la guerra l'aveva vissuta sulla sua pelle, e che aveva visto e capito le conseguenze umane delle bombe sganciate dal cielo.
Per me, Howard era un amico, un confidente, il mio nonno "adottivo", compagno di avventure in giro per l'Italia e l'America, spesso per Emergency, di cui, naturalmente, condivideva visione, missione, voglia di fare e di cambiare.
A dispetto di tutto - del cinicismo, delle prevaricazioni, della continua distruzione dei principi di pace, degli insulti che gli piovevano addosso, vitriolici, da più parti - Howard era sempre sorridente: anche dopo la morte della sua amata Roz (sua moglie Roslyn Zinn, pittrice e maestra, sua compagna ed ispirazione per 64 anni insieme), che lo ha invecchiato di 20 anni in pochi mesi; anche dopo un'operazione alla colonna vertebrale andata non troppo a buon fine; lui era sempre in giro, stanco ma felice, sempre disponibile, sia per le stelle di Hollywood con cui ha creato un documentario (The People Speak, appena uscito), che per gli studenti dei licei e delle universià in giro per tutti gli States, che andava a visitare spesso. C'era sempre qualcosa da fare, qualcosa di buono da dire, una possibilità per essere esempio concreto del come fare e vivere la pace.
L'ho sentito qualche giorno fa, stava bene, e si parlava di trovarci in Italia a Maggio, per un evento di Emergency a cui, invitato dal caro amico Gino, contava di partecipare. C'eravamo visti un paio di volte l'estate passata: a Cape Cod, per la prima di The People Speak, e a casa sua fuori Boston, per un weekend speso a divertirci, a parlare di vita, e a fare scorpacciate di cibo come fossimo adolescenti. Volevo allora un tatuaggio sul braccio, e lui, generoso come al solito, dopo avergli spiegato cosa ci sarebbe stato scritto e perchè, mi ha detto di prendere la sua automobile, e di fare quel che dovevo fare: lui intanto si sarebbe fatto un pisolino; che gli facessi vedere il risultato quando tornavo. Howard mi faceva sempre ridere e sorridere.
Il mondo ha perso un campione di pace, di umiltà, di onestà, un esempio di come le parole e i buoni propositi si possano vivere, sulla propria pelle, sempre e comunque, per creare una vita migliore per tutti.
Io ho perso il nonno. Un amico sincero, compagno di merende a base di pizza, cibo cinese a domicilio, tazzone di fiocchi d'avena caldi con tantissimo burro (e nient'altro, come piacevano a lui), buon vino rosso ("Italiano, of course!").
Scrivo da Taipei, qui in Asia, un continente che a Howard è sempre piaciuto molto, e di cui parlavamo spesso. Mi viene in mente di come, secondo i Buddhisti, nel mondo esistano persone che, pur avendo raggiunto l'illuminazione e potendo quindi lasciarsi dietro la realtà delle sofferenze umane, decidono di rimanere "tra noi" per ispirare e aiutare gli altri, per portare felicità a quelli attorno a loro. Li chiamano Bodhisattva, e le loro caratteristiche principali sono la saggezza e la compassione infinita, l'amore per gli altri.
Dopo Teresa (grande amica di Howard, e nostra), ne abbiamo perso un'altro.
Ma anche lui, come Teresa, rimane comunque con noi.
E gliene siamo grati.
Mauro Sacchi