07/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli orrori della 'guerra sporca' cecena testimoniati da una donna coraggiosa
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana 
 
(Segue dalla terza puntata)
Waha con la sua famiglia (foto E. Piovesana) Basta girare per la città per incontrare testimonianze di questi orrori. Un pomeriggio incontriamo un signore di mezza età, Waha, che passeggia con la moglie e i figli tra le macerie del suo vecchio condominio. “I russi mi hanno prima distrutto la casa e poi, due anni fa, mi hanno portato in un campo di filtraggio e torturato: mi hanno inchiodato la lingua a un tavolo, strappato le unghie e sottoposto all’elettroshock. Per fortuna sono ancora vivo, e finché vivrò non glielo perdonerò mai”.
Racconti incredibili. Ma suffragati da faldoni pieni di denunce e referti medici, come quelli degli archivi di Memorial. E anche da montagne di fotografie e immagini video, come quelle raccolte dai volontari di Eco della Guerra, una ong cecena che si occupa di orfani di guerra e soprattutto di pace e diritti umani. Sua fondatrice e presidente è la coraggiosa signora Zainap Gashaeva, già a capo dell’Unione delle Donne Cecene. Gli amici la chiamano ‘ Zainap Gashaieva nel suo ufficio (foto E. Piovesana)Coca’, che in ceceno vuol dire ‘colomba’. Il suo soprannome è diventato anche il titolo di un film-documentario che su di lei ha realizzato il regista svizzero Eric Bergkraut.
La incontriamo nell’ufficio della sua associazione, in uno squinternato condominio della squallida e fangosa periferia di Grozny. Qui, dopo una tazza di tè, ci parla della sua attività d’assistenza ai bambini. Ci fa vedere i loro tristi disegni pieni di carri armati e soldati che sparano, di aerei che bombardano e di palazzi in fiamme. Poi indica delle cartelle traboccanti di documenti: sono le denunce di rapimento. Ma il materiale veramente scottante, le foto e i video degli orrori, Zainap non lo tiene qui. 
Così, il giorno dopo, ci invita a casa sua, in un sobborgo di campagna a nord della città. Una casa piena di persone di tutte le età e di neonati che piangono. Quelle cecene sono grandi famiglie allargate, e il tasso di natalità da queste parti è m Zainap mostra le foto delle vittime (foto E. Piovesana)olto alto dalla fine dei bombardamenti: si scommette sulla vita per allontanare la paura della morte.
La signora Zainap sposta mobili e fruga in diversi nascondigli sparsi per la casa, tirando fuori borse piene di videocassette e di cartelloni con su attaccate centinaia di fotografie: corpi di uomini e donne, vivi e morti, straziati dai segni dei più atroci supplizi. “Tutto questo materiale l’ho portato personalmente in Europa, presentandolo agli organismi di giustizia internazionale europei di Strasburgo e di Ginevra. La raccolta di foto arriva fino al 2003, i video fino a pochi mesi fa. Queste sono le prove inconfutabili delle atrocità che le forze armate russe continuano a compiere contro il nostro popolo. Prove raccolte a caro prezzo, come può raccontarvi la mia collaboratrice”. 
 Ci presenta una signora, di cui non possiamo fare il nome. “Ho raccolto di persona questo materiale per l’associazione in questi anni. E per questo i servizi di sicurezza Le foto delle vittime di tortura (foto E. Piovesana) russi non mi danno pace. Pochi mesi fa sono stata rapita da agenti dell’Fsb assieme a mio marito. Lui è stato torturato: volevano che confessasse per chi facevo la spia, chi mi pagava, dove nascondevo il materiale. Io sono stata minacciata di morte: volevano che smettessi di fare il mio lavoro. Una volta rilasciati sono continuate le minacce. E poi una serie di rastrellamenti nel mio villaggio, cui sono sfuggita solo perché non dormo più a casa: gli ultimi due sono avvenuti il primo e il sette di marzo”.
(Segue domani la quinta puntata)

Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Cecenia (Russia)
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