06/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliaia di civili rapiti per soldi dalle forze russe e dai collaborazionisti ceceni
 
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana 
 

Donne in attesa a Memorial (foto E. Piovesana)Grozny, Cecenia. Alcune donne aspettano pazientemente nell’ingresso del piccolo ufficio di Memorial, associazione per i diritti umani che fornisce assistenza legale a chi sta cercando un figlio, un marito o un fratello sparito nel nulla dopo essere stato rapito dalle forze di sicurezza russe. Direttrice del centro è la giovane Lida Yusapova. “Ogni giorno riceviamo nuove denunce di sparizioni. I casi riguardano solitamente giovani, prelevati dai soldati russi nel corso degli zachiski, i rastrellamenti che l’esercito compie periodicamente in ogni villaggio ceceno. O rapiti in azioni mirate condotte dagli agenti dei servizi segreti. Le vittime sono persone che non hanno nulla a che fare con i combattenti separatisti. I russi pescano a caso, perché è solo una questione di soldi. I rapiti finiscono nei punti di filtraggio, centri di int Lida Yusapova (foto E. Piovesana)errogatorio presenti nei sotterranei di ogni caserma. Qui vengono picchiati, sodomizzati e sottoposti a torture orrende fino a quando non accettano di firmare una confessione di appartenenza alla guerriglia. Se non muoiono prima: in quel caso il loro cadavere martoriato, spesso mutilato e privato degli organi interni (asportati dai militari per essere venduti), viene abbandonato in qualche fosso in aperta campagna”.
“Per sapere dove si trova il proprio caro e sperare di riaverlo indietro vivo – continua Lida – i familiari devono pagare migliaia di dollari in mazzette a militari e organi giudiziari, secondo un sistema di corruzione complesso ma perfettamente collaudato. Una donna sporge denuncia (foto E. Piovesana)Un business di enormi dimensioni per i militari russi e per la corrotta amministrazione collaborazionista. Un incubo per le povere famiglie cecene, costrette a chiedere soldi in prestito a parenti e amici, spesso indebitandosi a vita. Dal 2000 abbiamo seguito migliaia di casi, ma bisogna considerare che noi riusciamo a monitorare solo un quarto del territorio ceceno. Senza contare che ora la maggior parte dei rapimenti è gestita dai kadirovski, e quando ci sono di mezzo loro nessuno sporge denuncia. Per questo le statistiche ufficiali sono in calo. Essendo anch’essi ceceni, i miliziani di Kadyrov conoscono i legami familiari e di clan e quindi sanno bene come vendicarsi. La gente cerca di risolvere la questione in privato, pagando senza sollevare problemi”.
L'ingresso dell'ufficio di Memorial (foto E. Piovesana)Prima di tornare al suo lavoro, Lida ci dice che “il novanta per cento della popolazione maschile cecena adulta ha subito torture e, dopo i fatti del teatro Dubrovka e della scuola di Beslan, anche le donne sono oggetto di rapimenti e violenze, ovviamente a sfondo sessuale”.
Fuori dall'ufficio di Memorial c'è un'auto sempre parcheggiata lì. Da dietro i finestrini oscurati qualcuno controlla, e forse fotografa, tutti quelli che entrano ed escono dalla sede dell'associaizone.
Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Cecenia (Russia)
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