Grozny, Cecenia. Alcune donne aspettano pazientemente nell’ingresso
del piccolo ufficio di Memorial, associazione per i diritti umani che fornisce
assistenza legale a chi sta cercando un figlio, un marito o un fratello sparito
nel nulla dopo essere stato rapito dalle forze di sicurezza russe. Direttrice
del centro è la giovane Lida Yusapova. “Ogni giorno riceviamo nuove denunce di
sparizioni. I casi riguardano solitamente giovani, prelevati dai soldati russi
nel corso degli
zachiski, i rastrellamenti che l’esercito compie periodicamente in ogni villaggio ceceno.
O rapiti in azioni mirate condotte dagli agenti dei servizi segreti. Le vittime
sono persone che non hanno nulla a che fare con i combattenti separatisti. I russi
pescano a caso, perché è solo una questione di soldi. I rapiti finiscono nei punti
di filtraggio, centri di int

errogatorio presenti nei sotterranei di ogni caserma. Qui vengono picchiati,
sodomizzati e sottoposti a torture orrende fino a quando non accettano di firmare
una confessione di appartenenza alla guerriglia. Se non muoiono prima: in quel
caso il loro cadavere martoriato, spesso mutilato e privato degli organi interni
(asportati dai militari per essere venduti), viene abbandonato in qualche fosso
in aperta campagna”.
“Per sapere dove si trova il proprio caro e sperare di riaverlo indietro vivo
– continua Lida – i familiari devono pagare migliaia di dollari in mazzette a
militari e organi giudiziari, secondo un sistema di corruzione complesso ma perfettamente
collaudato.

Un business di enormi dimensioni per i militari russi e per la corrotta amministrazione
collaborazionista. Un incubo per le povere famiglie cecene, costrette a chiedere
soldi in prestito a parenti e amici, spesso indebitandosi a vita. Dal 2000 abbiamo
seguito migliaia di casi, ma bisogna considerare che noi riusciamo a monitorare
solo un quarto del territorio ceceno. Senza contare che ora la maggior parte dei
rapimenti è gestita dai
kadirovski, e quando ci sono di mezzo loro nessuno sporge denuncia. Per questo le statistiche
ufficiali sono in calo. Essendo anch’essi ceceni, i miliziani di Kadyrov conoscono
i legami familiari e di clan e quindi sanno bene come vendicarsi. La gente cerca
di risolvere la questione in privato, pagando senza sollevare problemi”.

Prima di tornare al suo lavoro, Lida ci dice che “il novanta per cento della
popolazione maschile cecena adulta ha subito torture e, dopo i fatti del teatro
Dubrovka e della scuola di Beslan, anche le donne sono oggetto di rapimenti e
violenze, ovviamente a sfondo sessuale”.
Fuori dall'ufficio di Memorial c'è un'auto sempre parcheggiata lì. Da dietro
i finestrini oscurati qualcuno controlla, e forse fotografa, tutti quelli che
entrano ed escono dalla sede dell'associaizone.