26/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Un documentario racconta la storia un rom italiano, sfuggito allo sterminio e divenuto partigiano

Le culture nomadi, come tutte le storie migranti, illuminano i fatti di traverso, come certe luci. Storie oblique, impossibili da inquadrare in un tempo, in uno spazio, in uno stereotipo. La storia di Giuseppe Levakovich è una di queste.

Storie oblique. Rom italiano, nato in Istria all'inizio del secolo scorso. Un cittadino dell'impero austro-ungarico, ma italiano, in una regione che italiana non era e non è più. Anche e soprattutto un rom. Un fascista, almeno all'inizio, del movimento dell'ex socialista rivoluzionario Benito Mussolini. Il primo dopoguerra, il mito della vittoria mutilata. Chissà quante volte, nella sua vita avrà rimpianto quella fascinazione, nel momento in cui la xenofobia legata all'ideologia fascista emerge con forza, perseguitando tra gli altri rom, zingari e sinti. Sua moglie la deportano in Germania; lui ancora una volta si mette di traverso alla storia. Aderisce, con il nome di battaglia Tzigari, alla brigata partigiana Osoppo. Una storia raccontata, prima della sua morte negli anni Ottanta, al giornalista Giuseppe Ausenda che scriveva un libro sulla sua vicenda personale. E che adesso diventa un film.

Ricordo vivo. Una ricorrenza come quella del giorno della memoria, il 27 gennaio, nata per commemorare le vittime della Shoah nell'anniversario della liberazione da parte dei russi del campo di concentramento di Aushwitz, deve essere tenuta viva. Viva nel ricordo, viva nelle storie di coloro che l'hanno subita quella memoria, che l'hanno combattuta come nel caso di Tzigari. Un documentario, trasmesso da History Channel oggi alle 21, di Paolo Santoni racconta la storia obliqua di Giuseppe con le testimonianze della comunità rom e sinti di Udine. Tra loro il nipote di Tzigani e un nipote del musicista Django Reinhardt, il mitico musicista che negli Usa è amato da gente del calibro di Bob Dylan e Woody Allen. Tzigari, una storia rom (questo il titolo del documentario) è memoria viva. Una storia per la Storia, il particolare per il generale. Quella di Giuseppe, per quanto avventurosa, è la storia di 500mila rom e sinti sterminati durante la Seconda Guerra mondiale. Li identificava un triangolo nero. Al documentario, basato su un documento unico, come le memorie scritte di un figlio di un popolo che tramanda solo nei racconti attorno al fuoco, un popolo che aveva l'unica colpa di avere per tetto un cielo di stelle.

Christian Elia

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