
Ho incontrato il Papa l’11 dicembre del 2002: la sera prima,
centinaia di migliaia di persone avevano portato fiaccole in silenzio
per le strade e le piazze di Italia, per celebrare la Dichiarazione
Universale dei Diritti Umani, e soprattutto per invocarne
finalmente il rispetto.
A nome di Emergency, gli avevo scritto una lettera alcune settimane
prima: “Per ogni uomo, credente o non credente, la vita umana deve
essere sacra. Le scrivo per chiederLe aiuto, perché faccia sentire
ancora una volta, con la Sua autorità morale, la voce della pace e
l’imperativo cristiano e umano a non uccidere”.
Con grande gioia – e non senza stupore - ricevemmo in risposta l’invito
a una udienza. Anche in quella occasione il Papa fece sentire la
propria voce. Una voce stanca e sofferta, la fatica disegnata sul
volto, un velo di tristezza.
Eppure quel giorno le parole del Pontefice, a commento del Lamento
del popolo in tempo di fame e di guerra del profeta Geremia, furono
pesanti come macigni: «Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di
spada; se percorro la città, ecco gli orrori della fame: la descrizione
è purtroppo tragicamente attuale in tante regioni del nostro pianeta».
Non era la prima volta che il il Papa chiedeva pace… censurato,
inascoltato, a volte quasi deriso dai guerrafondai miliardari che
dominano il pianeta e che ipocritamente sfileranno nella camera ardente.
Di fronte alla “tragedia della guerra”, e di fronte alla tragedia di
una nuova guerra ormai all’orizzonte – voluta, pianificata, preparata
con la bugia e l’inganno, osannata e difesa dai media per farla
digerire ai cittadini del mondo – Papa Woityla sentiva l‘isolamento,
l’abbandono…
“Oltre alla spada e alla fame, c’è, infatti, una tragedia maggiore,
quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi
rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dell’agire dell’umanità”.
Dio disgustato dall’agire dell’umanità? Da chi continua ad uccidere altri esseri
umani?
Dio che si disinteressa degli uomini, quando costruiscono il proprio mondo sulla
guerra e sulla fame?
C’è di che disgustare anche un “infinitamente comprensivo”, senza dubbio.
Anch’io, non credente, provo disgusto ogni volta che sento Dio invocato come
ispiratore,
protettore, untore di una guerra.
Di ogni guerra, che sia quella del signor Bush e di altri amici
miliardari e guerrafondai come lui, o quella del signor Bin Laden e dei
miliardari guerrafondai amici suoi, che poi sono spesso amici anche del
signor Bush.
Perché se la parola “dio” ha un senso, non può che indicare qualche
cosa di grande, di superiore, di giusto, di bello. E non c’è niente di
più meschino e vigliacco, di più ingiusto e di più rivoltante che il
massacrare esseri umani.
Non c’è più spazio per un dio degli eserciti, e forse non ci potrà più essere
alcun dio, se non è salva la vita degli uomini.
Con Teresa, presidente di Emergency, lasciammo il Pontefice con una
lunga stretta di mano e gli consegnammo “uno straccio di pace”, di
quelli bianchi che ancora oggi in molti si ostinano a legare allo zaino
o alla bicicletta, per dire semplicemente “no alla guerra”. Ci
benedisse. Un augurio e una speranza di cui noi tutti, oggi, abbiamo
ancora più bisogno.
Gino Strada