05/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Per le strade della capitale cecena, completamente devastata dalla guerra
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana 
 
(Segue dalla prima puntata)
Il centro di Grozny (foto E. Piovesana)
Il centro di Grozny ci si presenta completamente devastato. Cancellato. (V. fotogallery). Là dove pochi anni fa sorgeva la Biblioteca Nazionale Chekov con il suo frontone neoclassico, o il Gran Teatro con il suo enorme ingresso a vetrata, o l’austero palazzo del famoso Istituto Petroltecnico di Grozny, o l’Università Statale immersa tra gli alberi del campus, oggi ci sono solo distese d’erba dove pascolano le mucche. Non c’è più nemmeno un mattone.
Le strade cittadine sono ancora piene di buche aperte dalle granate. In molti punti l’asfalto manca del tutto. Ovviamente, non c’è più alcun impianto di scolo. Il risultato è che dopo le piogge, come quelle dei giorni scorsi, le vie si trasformano in fiumi d’acqua e in pantani di fango. Al punto che le auto spesso sono costrette a passare sui marciapiedi. Solo i grossi camion militari e i blindati russi che pattugliano le strade della città riescono a circolare senza problemi.
Auto e strade allagate in centro (foto E. Piovesana) Le auto a Grozny non mancano: Lada, Volga, Uaz, tutte dello stesso colore, bianco. Almeno il cofano e il tettuccio, perché le portiere sono marroni di fango. E i finestrini immancabilmente oscurati.
In alcune zone c’è addirittura traffico, come ad esempio attorno al sempre affollatissimo bazar centrale, una distesa di bancarelle riparate da tendoni di plastica o da grandi tettoie di lamiera in cui si vende di tutto e in gran quantità. Ortaggi e carni locali, pesce secco del Caspio, vodka russa alla faccia dell’analcolismo islamico, tessuti e vestiti uzbechi e kazachi di false marche italiane. E soprattutto scarpe, per lo più turche, cui è dedicato un intero capannone del mercato. Date le infernali condizioni della viabilità Merce in vedita al mercato (foto E. Piovesana)pedonale, è ovvio che le calzature siano qui un bene di primaria importanza. Tutte di colore nero, tinta predominante nel vestiario ceceno. Neri sono i cappotti e le lunghe gonne delle donne, neri sono i pantaloni e le giacche di pelle degli uomini. Nere sono anche le berrette di lana indossate dai giovani. Quelli più religiosi portano invece una papalina di velluto ricamato, verde o rosso bordeaux, e i più anziani il tipico colbacco caucasico, alto e rigido, di pelo grigio di astrakan. Gli unici colori compaiono nei variopinti foulard con cui le donne meno giovani si coprono il capo in ossequio alla tradizione islamica.
Nella zona intorno al mercato, ai pianterreni ristrutturati degli edifici ancora in rovina, si trova una gran concentrazione di kafè: piccoli locali dove la gente, nel privato di tavoli occultati da tende e separé, mangia un piatto di galnash, gnocchi con bollito di pollo o di manzo in salsa di patate o aglio, o di manti, ravioloni ripieni di carne macinata in salsa di cipolle, pomodoro o carote. Il tutto seguito dall’immancabile tazza di tè.
Abitazioni in rovina (foto E. Piovesana) In vendita al mercato, oltre alla merce, ci sono anche persone: decine di uomini, soprattutto giovani, che per tutto il giorno aspettano che qualcuno offra loro un lavoretto di qualche ora o di qualche giorno. Il lavoro, quello vero, in Cecenia non c’è, perché ogni attività produttiva - raffinerie, fabbriche, aziende agricole - è stata distrutta. La gente vive di espedienti. L’unica vera possibilità di impiego è nei servizi di sicurezza governativi, polizia e guardie di vario genere. O in quelli paragovernativi, le milizie filorusse dei kadirovski capeggiate dal potente Ramzan Kadyrov, figlio dell’ex presidente ceceno assassinato lo scorso maggio. Altrimenti resta la poco consigliabile soluzione antigovernativa: andare a combattere i russi sulle montagne del sud diventando boeviki, ribelli. Ma questo, più che per denaro - solo le brigate islamiche di Basayev pagano bene - avviene per desiderio di vendetta.
(Segue domani la terza puntata)
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Cecenia (Russia)
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