04/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio verso Grozny attraverso la desolazione della steppa e della guerra
 
Dal nostro inviato
Enrico Piovesana
 
Ibrahim nella sua Volga con il suo Kalashnikov (foto E. Piovesana)Il motore urla, al limite delle sue possibilità.
Ibrahim spinge la sua vecchia Volga a centosessanta all’ora sulla strada che dall’Inguscezia porta in Cecenia.
Una stretta striscia d’asfalto resa scivolosa dalla pioggia che cade da un cielo basso e nero.
Fuori dai finestrini infangati sfilano velocissimi gli alberi spogli che separano la carreggiata dalla desolazione marrone della steppa.
Non è ancora Cecenia, ma la guerra ormai è arrivata anche qui, sotto forma di agguati stradali e sporadici scontri a fuoco tra militari russi e ribelli indipendentisti.
Per questo Ibrahim vuole rimanere in viaggio il meno possibile.
Inutile cercare di mettersi la cintura di sicurezza: l’aggancio vicino al freno a mano è ostruito da un kalashnikov, la canna rivolta verso i compagni di viaggio che siedono sui sedili posteriori. Meglio non toccare niente e tenersi forte.
Villaggi ceceni distrutti (foto E. Piovesana) A fermare la folle corsa blocchi di cemento, filo spinato, sacchi di sabbia e due blindati russi a lato della strada con i cannoncini puntati sulle auto che si fermano al checkpoint d’ingresso in Cecenia. La nostra non è tra quelle: Ibrahim rallenta ma tira dritto salutando i soldati russi che lo lasciano passare vedendo il suo tesserino di autista governativo.
Siamo in Cecenia.
Il viaggio riprende più forsennato di prima, interrotto di tanto in tanto dai posti di blocco dell’esercito russo.
Incrociamo solo camion militari.
Un condominio alla periferia di Grozny (foto E. Piovesana) Attraversiamo alcuni villaggi abbandonati. Casette di mattoni in rovina, con il tetto carbonizzato, circondate da campi incolti. Ma sul ciglio della strada qualcuno aspetta con paziente fiducia qualche acquirente per le patate e le cipolle del suo orto.
Man mano che ci avviciniamo a Grozny, spariscono gli alberi a lato della carreggiata, tagliati per farne legna da ardere dagli abitanti della città.
Un ultimo grande posto di blocco segnala l’ingresso nella capitale cecena.
Tra i campi appaiono i primi ruderi dei grandi condomini della periferia.
Alcuni sono solo cumuli di macerie.
Di altri non rimangono che diroccati scheletri di cemento armato.
Le rovine di un altro condominio (foto E. Piovesana) Molti edifici hanno intere ali crollate sotto le bombe.
Le mura rimaste in piedi, sventrate dalle voragini rotonde delle cannonate, sono completamente scrostate da un’incredibile quantità di fori di pallottole.
Nell’inverno del ’99, quando i russi assediavano Grozny, questa era la linea del fronte. Dalle finestre di questi condomini le forze indipendentiste di Mashkhadov cercavano di difendere la città, che intanto veniva bombardata a tappeto dall’aviazione russa. Ci furono venticinquemila morti in poche settimane.
E si vede.
(Segue domani la seconda puntata)
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Cecenia (Russia)
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