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scritto per noi da
Andrea Fagioli
"In Cile siamo passati da un governo di centro-destra a un governo di destra. La differenza sta nelle sfumature". Sergio Grez Toso, professore di storia all'Università di Santiago del Cile e autore di numerosi saggi, non è per nulla pentito di aver annullato la propria scheda nel secondo turno delle presidenziali cilene che domenica scorsa ha portato alla Moneda il miliardario Sebastian Pinera, primo presidente di destra dalla caduta del regime del generale Augusto Pinochet (1973-1990).
Professor Grez Toso per lei davvero sono la stessa cosa la Concertación e la Coalicción
di Pinera?
Non sono la stessa cosa è evidente. Ci sono differenze, anche importanti, che riguardano la storia degli esponenti della Concertación e i loro riferimenti politici, ma nelle questioni centrali come il modello economico c'è una coincidenza di base. In 20 anni la Concertación ha dimostrato che il senso ultimo della sua gestione è stato amministrare, legittimare e consolidare il modello liberista ereditato della dittatura. I governi concertazionisti hanno privatizzato come nel periodo di Pinochet, senza che fossero obbligati. Tutti i presidenti, ma in particolare i socialisti Lagos e
Bachelet, si sono ritirati con il consenso unanime della grande industria e delle banche che hanno avuto durante i loro mandati utili da capogiro. E' vero che c'è stato un miglioramento generale delle condizioni di vita di tutti i settori della popolazione, ma nonostante questo le disuguaglianze sociali sono impressionanti. Il Cile continua a essere il paese più diseguale dell'America del sud, dopo il Brasile, e uno dei più diseguali del mondo.
Questo è vero, ma come si può mettere sullo stesso piano uno schieramento politico che annovera nomi come quello del deputato Ivan Moreira, che ha definito martire Pinochet e delinquenti quelli che ne celebravano la morte, e la Concertación?
Ribadisco che non sono la stessa cosa, ma anche per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti dei movimenti sociali, la Concertación non si è discostata troppo dalle politiche della destra. E' stata messa in atto una vera e propria criminalizzazione delle lotte sociali e in particolar modo di quella del popolo indigeno Mapuche. E poi non dimentichiamo che entrambi gli aspiranti presidenti hanno inizialmente appoggiato la dittatura e ne hanno preso le distanze, uno più rapidamente dell'altro, solo in un secondo momento.
Alcuni giornali hanno già battezzato Piñera l'anti-Chávez, il presidente venezuelano ha immediatamente fatto sapere che non vuole avere nulla a che fare con il neo-eletto presidente del Cile. Pensa che almeno negli equilibri latinoamericani possa cambiare qualcosa?
Non so come si muoverà Pinera, se sarà prudente o aggressivo. Certo è probabile che possano sorgere dei problemi. Però, anche con Lagos alla Moneda non mancarono le ambiguità. Quando ci fu il tentato golpe proprio in Venezuela, nel 2002, il governo cileno aspettò 24 ore per decidere se stare dalla parte del presidente costituzionale, democraticamente eletto, o dalla parte dei golpisti e la decisione fu presa solo quando apparve chiaro che il piatto della bilancia pendeva a favore di Chávez. Addirittura interi settori della Democrazia cristiana, il partito che in quel momento era titolare del ministero degli Esteri (la ministra era Soledad Alvear ndr.), appoggiarono apertamente i golpisti. Anche in politica estera la differenza è questione di sfumature.