Volontari statunitensi aiuteranno la polizia a controllare la frontiera fra Usa e Messico
Dal primo aprile (e non è uno scherzo) alcuni gruppi formati da cittadini
volontari, sono arrivati al confine che separa Stati Uniti e Messico per vigilare
sulla frontiera. Resteranno
accampati alcune settimane, nell’inospitale deserto dell’Arizona, e pattuglieranno
gli oltre 130 chilometri di confine, fanno sapere, ma “non sarà certo una caccia
all’emigrante”, aggiungono.
Un problema, quello della frontiera, che da sempre ha creato seri problemi e
generato tensioni, fra Usa e Mexico, tanto che il governo del paese centro americano
ha prodotto una “Guya del Migrante”, una specie di libretto di ‘consigli’ su cosa fare, in che modo comportarsi,
cosa dire e a chi rivolgersi, in caso di arresto da parte dei vigilantes Usa.
I volontari Usa. Sono stati ribattezzati dai messicani, ‘cazamigrantes’ – letteralmente cacciatori di emigranti – sono cittadini comuni, circa un migliaio,
e sono organizzati in un progetto che si chiama Minuteman, dal nome dei rivoltosi che combatterono contro gli inglesi per l’indipendenza
Usa. I volontari, coordinati da James Gilchrist, un veterano della guerra in Vietnam,
cercheranno di passare notizie utili alle
pattuglie di frontiera sui vari tentativi di immigrazione clandestina, e non
cercheranno in alcun modo di ostacolare, fermare e arrestare i clandestini. In
questa regione tutte le notti, soprattutto a partire dal mese di aprile quando
il clima è più favorevole, decine di persone cercano di attraversare il confine
che separa il Messico dall’Arizona. Per effettuare i “controlli” utilizzeranno strumenti di base come
cannocchiali per la visione notturna, equipaggiamenti radio e anche piccoli velivoli
in grado di volare a bassa quota. Non saranno utilizzate armi.
Mexico – Usa. La frontiera in questione non è solo una zona calda dal punto di vista climatico.
Da sempre è stata oggetto di colloqui e tensioni fra i due stati. Per questa operazione,
che gli organizzatori del Minuteman definiscono pacifica, molte associazioni in difesa dei diritti umani sono preoccupate
per l’eventuale escalation di violenza che questa potrebbe produrre. “Dobbiamo
reagire rapidamente per evitare questo tipo di azioni” aveva detto il presidente
messicano Vicente Fox al termine di un colloquio con i parigrado di Usa e Canada.
Nemmeno il presidente Bush è favorevole a questo progetto: “Sono contrario ai
vigilantes negli Stati Uniti. C'è una forma migliore di rafforzare la nostra frontiera,
e una è trattare in modo compassionevole e decente i
lavoratori che vengono negli Stati Uniti”.
Ci saranno tensioni?. James Gilchrist, fondatore del progetto Minuteman e veterano della guerra del Vietnam, ha di fatto descritto il piano di controllo
come uno strumento essenziale per proteggere gli Usa dalla possibile minaccia
derivante dell’ingresso di clandestini pericolosi (ad esempio terroristi). “E’
uno sforzo enorme che viene dalla gente, in questo modo partecipa alla difesa
della propria nazione” ha detto in un’ intervista per un famoso network. Jeff
Benadum, portavoce delle autorità di frontiera Usa ha aggiunto “I volontari hanno
il diritto costituzionale di riunirsi e manifestare pacificamente. Non interferiscono
con il nostro lavoro (nel 2004 sono stati circa 580mila gli immigrati fermati)
e hanno tutto il diritto di stare dove vogliono”.
Gilchrist fa sapere anche che il progetto non prevede l’utilizzo di armi, anche
se nessuno può vietare, a chi detiene un regolare porto d’armi, di girare con
la pistola in tasca. E non sono pochi.