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Lunedì mattina, nel palazzo presidenziale di Kabul, mentre fuori dai cancelli infuriava la battaglia tra esercito e guerriglieri talebani, Hamid Karzai nominava quattordici ministri del suo nuovo governo: quelli approvati dal parlamento afgano nelle due votazioni del 2 e del 16 gennaio.
Il giorno dopo, martedì, il presidente ha deciso di dare l'incarico anche per i dieci dicasteri ancora vacanti a causa della bocciatura parlamentare dei candidati da lui proposti. E lo ha fatto nominando proprio quei personaggi che, per la loro reputazione di corrotti o per i loro legami con i criminali signori della guerra, avevano ricevuto il veto del parlamento.
Parlamento ignorato. "La decisione del presidente rappresenta una grave mancanza di rispetto verso il popolo dell'Afghanistan e i suoi rappresentanti", ha dichiarato all'emittente afgana Azadi Radio Mirwais Yasini, vicepresidente della camera bassa del parlamento.
"Questo atto genera senza dubbio uno strappo tra governo e parlamento: mi auguro che questa crisi non peggiori ulteriormente", è stato il commento di Nassrullah Stanakzai, analista politico e docente dell'Università di Kabul.
Se avesse voluto rispettare la procedura, Karzai avrebbe dovuto sottoporre al voto parlamentare una nuova lista di dieci ministri i primi di febbraio, ma questo gli avrebbe impedito di rispettare l'ordine di Washington, ovvero di formare un esecutivo prima della conferenza internazionale sull'Afghanistan che si terrà a Londra giovedì prossimo, 28 gennaio.
Un ministro imbarazzante. Il nuovo governo Karzai, oltre che parzialmente privo di fiducia parlamentare e quindi incostituzionale, anche nella sua parte 'approvata' dalle camere - i 14 ministri insediatisi lunedì - presenta aspetti a dir poco inquietanti.
Il peggiore è certamente l'incredibile nomina come ministro dell'Antidroga di Zarar Ahmad Moqbel, ex ministro degli Interni rimosso su pressione internazionale nel 2008 per corruzione e coinvolgimento nel business del narcotraffico.
Ma non poche perplessità suscitano anche la nomina, a ministro dell'Economia, di Abdul Hadi Arghandiwal, seguace del famigerato Gulbuddin Hekmatyar (oggi alleato dei talebani). O la riconferma ai delicati dicasteri di Difesa e Interni dei fedelissimi Abdul Rahim Wardak e Hanif Atmar (entrambi accusati di non aver fatto nulla finora per contrastare la corruzione e migliorare l'efficienza delle forze di sicurezza).
Nel segno della continuità. Altre riconferme, come quella all'Informazione del ministro Sayed Makhdum Rahin (convinto nemico della libertà di stampa), o quelle di Omar Zakhilwal alle Finanze, di Ghulam Farooq Wardak all'Istruzione, di Wahidullah Shahrani alle Miniere, di Muhammad Asif Rahimi all'Agricoltura, sono un chiaro segnale della scarsa propensione di Karzai al rinnovamento del fallimentare sistema politico afgano.
Unica buona notizia: la nomina come ministro del Lavoro e degli Affari Sociali di Amina Alzali, nota attivista per i diritti umani.
Enrico Piovesana