21/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Contro lo sconcerto di un ritorno al passato, Maria Inés Bussi, nipote di Salvador Allende, ha due soli rimedi: fare opposizione costruttiva e vigilare sulla democrazia

"La campagna di Piñera si è basata tutta sul cambiamento. È stata un'imitazione della campagna di Lula in Brasile, e la gente, che ha visto che la Concertación era sempre la medesima, ha scelto di cambiare. Il centro-sinistra, in questi venti anni, da una parte ha dimostrato di avere una buona politica sociale, ma dall'altra ha portato avanti la stessa economia neoliberale di sempre. Quindi gli elettori si son detti, se bisogna restare in questo tipo di economia, tanto vale che ci guidi Piñera, il piccolo Berlusconi cileno. Chi ne sa più di lui?". A raccontarci il Cile della svolta a destra è Maria Inés Bussi, nipote di Salvador Allende, che al tempo del colpo di stato di Augusto Pinochet, l'11 settembre 1973, era giovane sociologa in un Ufficio delle Nazioni Unite di Santiago. L'abbiamo raggiunta telefonicamente nella sua casa di Santiago.

Questa la motivazione?
Fra i cileni le motivazioni per votare Piñera sono state le medesime di quelle che hanno spinto gli italiani a votare Berlusconi. Lui non ruberà mai, è già così ricco: ha in mano la compagnia di bandiera, l'editoria, il canale televisivo. Non ha bisogno di altri soldi. E poi perché non fidarsi di lui?! Ha promesso un milione di posti di lavoro.
Vi suona familiare in Italia una tale promessa, no?

Ma qual è la posizione di Piñera sul conflitto d'interessi?
Se in campagna elettorale aveva promesso che in caso di vittoria avrebbe risolto il conflitto d'interessi entro l'11 marzo, giorno della successione ufficiale a Michelle Bachelet, adesso ha già iniziato a posticipare. Il perché è presto detto. Basta vedere come sono schizzate le azioni della compagnia di bandiera da quando è stato eletto. Il giorno del risultato delle elezioni ha guadagnato 200milioni, per poi assestarsi a 11 milioni di media al giorno. Non gli conviene di certo rinunciare.

Il Cile come l'Italia, dunque?
La situazione italiana adesso si riflette perfettamente in quella cilena. E la sinistra è sconcertata. La Concertazione è sconcertata. Un gioco di parole che rende al meglio. Pensavano che aver fatto tanto contro la povertà, che è drasticamente diminuita, potesse bastare. Ma purtroppo, in tutti questi anni, hanno soltanto arginato il modello di paese impostato da Pinochet. Hanno inserito preziose politiche sociali, ma non hanno potuto cambiare le fondamenta. E alla gente non è bastata. La gente voleva un cambiamento radicale. Non c'è stato. Pur avendo governato, pur avendo la maggioranza al congresso, non hanno messo mano alla Costituzione, figlia della dittatura. Questo l'errore fatale. Non hanno messo mano al sistema educativo, così classista e antidemocratico. Non ha reso pubblica la sanità. Non sono stati in grado di cambiare le cose che Pinochet ci aveva appioppato.
Il tutto, con gente che da venti anni siede in Parlamento. Senza ricambio. E questo ha stufato la gente. Sono radicati alle poltrone e non hanno fatto nemmeno un cambiamento radicale. Questo hanno visto i cileni. E per questo hanno reagito. C'era bisogno di un cambio radicale e loro chi vanno a mettere in lizza per la presidenza, Eduardo Frei, un ex. Che già non ha fatto niente di tutto quello che era necessario fare. Non ha messo mano alla carta costituzionale, non ha modificato l'economia, ha fatto restare privata l'educazione. E la gente non lo ha votato. È un voto di protesta.

La colpa è stata dunque la mancanza di coraggio?
Certo, non hanno fatto le primarie e hanno messo un uomo del passato.

E che mi dice di Ominami?
Marco Enriquez Ominami ha capitalizzato questa voglia di cambiamento fra i progressisti, fra i giovani. Ma ha avuto solo il venti percento. Il problema è che ha avuto nelle sua fila gente che poi ha appoggiato Piñera. C'è stata questa dualità. Nel segno del cambiamento radicale. Inoltre, qualche sua proposta iniziale ha creato confusione, come quella di privatizzare parte della compagnia più grande che esporta il rame. E, come diceva Allende, il rame è lo stipendio del Cile.

Che Cile eredita la destra?
La Concertazione consegna un paese senza debito estero e con tutti i conti in regola. E la destra ne beneficerà. Questo dimostra che il centro-sinistra ha fatto tutto quello che aveva promesso, tranne aver cambiato in modo significativo la cosa pubblica. Per questo è stata punita.

Di certo non la cambierà la destra...
E la destra non la cambierà, no. È un disastro. È una cosa dura da digerire.

E la Bachelet?
Ecco, questo è stato un voto di protesta contro la Concertación, ma non contro l'operato di Michelle Bachelet, che invece continua, nella sua persona, a riscuotere molto consenso. Perché la Bachelet ha un modo di avvicinarsi alla gente unico. La sua è una politica domestica, come solo le donne sanno fare. È lei che ha reso gratuita la copertura sanitaria per le malattie più comuni, più gravi e più care. Ha stilato un piano che prevede 56 malattie a copertura gratuita per la gente più povera.

E la destra lo manterrà?
La loro campagna è stato il cambiamento. Nel bene e nel male. Di certo il pericolo per il prossimo futuro sarà la concentrazione della ricchezza. Finora c'è stata la lotta per la ripartizione delle ricchezze, adesso ci sarà quella per la concentrazione. Il Cile è in mano all'uomo più ricco, il quale è attorniato dagli uomini che furono di Pinochet. Lui ha cercato di distinguersi da Pinochet negli ultimi anni della dittatura, ma se in campagna elettorale aveva promesso che non avrebbe mai messo nella squadra di governo coloro che si sono macchiati di crimini contro l'umanità lavorando a fianco di un dittatore, adesso sta già rivedendo questo concetto. Appena eletto ha cominciato a dire: "Vediamo. Pensiamoci".

Crede che sarà di parola?
Io non ci credo. Staremo a vedere. Ma io ci ritrovo talmente tante similitudini e affinità con Berlusconi, che a maggior ragione non posso credergli. Così come Berlusconi non è credibile, non lo è nemmeno Piñera, che di Berlusconi ha usato tutto, toni, contenuti, slogan. Promesse irrealizzabili.

Pensa che si sia direttamente ispirato a Berlusconi, Piñera?
Sì, certo, e sono anche amici. Anche se non lo ha mai ammesso, visto che nel mondo Berlusconi non è visto esattamente come un modello da imitare. Ma la gente povera non lo sa e i mass media sono tutti in mano alla destra in Cile. Piñera ha anche un canale Tv, tanto per aggiungere un ennesimo elemento di similitudine con il capo del governo italiano. La Concertazione e gli altri candidati sono andati avanti con un tam tam elettorale artigianale, via internet e su giornaletti minori. In venti anni di governo, il centro-sinistra non ha saputo creare nemmeno un canale che non sia statale. Il Cile non ha neanche un giornale progressista. È orribile. C'è solo internet. E adesso è tutto in mano alla destra. Proprio come è capitato all'Italia quando Prodi ha lasciato il governo a Berlusconi.

Il Cile come l'Italia, ed entrambi hanno avuto un orrendo passato di dittatura. Perché la gente ha la memoria così corta?
Sono le nuove generazioni che decidono adesso e senza i mass media che informano, la memoria scompare. Il museo della Memoria è stato inaugurato una settimana prima delle elezioni. Troppo tardi per aprire un varco nelle coscienze degli elettori. E chi lo finanzierà adesso? Chi si preoccuperà di mantenerlo integro e ben curato? È un museo fantastico, ma temo che venga abbandonato a se stesso.

Quale la speranza?
L'unica speranza io la ripongo nella democrazia cilena. Vediamo se resiste. Se ha buone radici. E intanto bisogna che l'opposizione si organizzi, si coalizzi per una politica costruttiva e vigili per difendere la democrazia. Il tutto senza i giornali. Almeno l'Italia ha mass media di sinistra. Qua è la desolazione e il compito dell'opposizione sarà difficile. Tutti in Cile comprano El Mercurio, il quale arriva ogni giorno dappertutto. E chi vuol pubblicare un annuncio, di destra o di sinistra, lo mette sul Mercurio. Che è in mano agli amici di Piñera.

 

 

Stella Spinelli

Parole chiave: maria ines bussi, allende, pinochet, bachelet, piñera, cile
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Cile
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