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Klodiana Cuka. Lo sciopero non va inteso come una protesta e basta, deve essere uno strumento propositivo per trovare delle soluzioni, lo sciopero deve nascere dal basso, essere diretto dal basso con lo spirito dei più deboli che vogliono cambiare le cose. L'esperienza accumulata in tutti questi anni impegnandomi quotidianamente sul tema immigrazione, oggi mi porta ad affermare che sono una persona che crede che anche in Italia si possano raggiungere obbiettivi come quelli raggiunti da Eric Besson in Francia, Naser Khader in Danimarca e di Obama in America.
Voglio un Italia diversa che dia dignità a chiunque la richieda, non un Italia accogliente in apparenza, e che usa i tanti problemi con i quali si trova a fare i conti, sbattendo gli immigrati sotto i ponti, o creando ghetti in cui si vive in condizioni disumane. Voglio un Italia che dia una risposta alternativa ai centri di identificazione secondo modelli europei, Voglio un Italia in cui gli immigrati che lavorano e vivono nel rispetto dei diritti e dei doveri, contribuiscono al PIL e al BIL e all'indice demografico come ogni cittadino italiano, debbano vivere in una società comune in cui tutti difendiamo le regole, il rigore e una vita dignitosa per tutti!
Credo che queste parole possano essere tradotte in un concetto, "Io voglio solo riuscire a vivere in un paese CIVILE, mi sembra di non chiedere troppo!".
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