19/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Il decreto Romani favorisce le tv Mediaset, limita le web tv e punisce i service providers

Dopo il passaggio alla Commissione Cultura e Trasporti della Camera, il 26 gennaio il decreto Romani tornera' al Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Il provvedimento, ideato dal vice-ministro alle Attivita' produttive Paolo Romani, ufficialmente recepisce la direttiva comunitaria sulle televisioni. Di fatto, costituisce l'ennesimo tentativo per favorire Mediaset a scapito della concorrenza, revocare il sostegno alle produzioni indipendenti di cinema e fiction e, cio' che e' piu' grave, ostacolare la libera fruizione di filmati in internet.

La legge, gia' ironicamente definita 'ad aziendam' per le positive ripercussioni che avra' sulla societa' della famiglia Berlusconi, limita gli 'affollamenti' pubblicitari per il satellite e la pay-tv: oggi la pubblicita' puo' costituire il 18 percento di ogni ora trasmessa. Tale limite verra' abbassato al 12 percento. Anche per le reti Mediaset. Ma le reti Mediaset, che gia' raccolgono il 68 percento sulla televisione in chiaro, non arrivano ancora al 12 su digitale e pay-tv, quindi sarebbero per ora escluse da tale tetto. Il taglio interesserebbe soprattutto Sky, il piu' temibile e diretto concorrente di Mediaset. Ma nell'occhio del mirino ci sono anche Google e il suo canale di contenuti video YouTube.

Il giro di vite sul web deriva dalla volonta' di includere anche Internet nella disciplina riguardante tutti quei mezzi 'che trasmettono non occasionalmente immagini'. La normativa garantirebbe al dicastero delle Attività Produttive e quindi al governo, la discrezionalità in materia autorizzativa anche alle trasmissioni in diretta o live streaming su internet. Si teme che la legge possa equiparare Internete a una tv. Non solo AgCom, l'autorita' garante per le comunicazioni in Rete, diventerebbe lo sceriffo del web; non solo si potrebbe obbligare tutta l'informazione on-line a comportarsi come Tg1 o Tg5 (rettificando, ad esempio, le notizie sbagliate). Ma i provider verrebbero investiti delle stesse responsabilita' delle emittenti televisive.

Cosi' anche gli Isp (Internet Service Provider) che non rimuoveranno materiali coperti da copyright (Mediaset ha vinto una causa lo scorso anno perche' YouTube aveva pubblicato spezzoni del Grande Fratello) verranno segnalati all'AgCom e rischieranno multe fino a 150 mila euro.

Luca Galassi

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