La Banca Mondiale è nelle mani di Wolfowitz. E l'Europa dà il suo assenso
scritto per noi da
Matteo Colombi

“Aiutare la gente a sollevarsi dalla povertà è una missione veramente nobile”,
ha detto Paul Wolfowitz, vicesegretario statunitense alla Difesa e novello presidente
in fieri della Banca Mondiale. Fautore della guerra in Iraq e membro della cricca
che stilò i documenti centrali che teorizzano le tecniche per assicurare al mondo
intero un “
Nuovo Secolo Americano”, Wolfowitz si prepara a spostarsi dal Pentagono alla Banca Mondiale, che insieme
al Fondo Monetario si trovano a poca distanza dalla Casa Bianca, dal Dipartimento
di Stato e dalle tante altre stanze del potere in America.
Un gioco delle sedie. Da quando queste istituzioni sono nate vige un gioco delle sedie: a un europeo
occidentale la presidenza del
Fondo Monetario Internazionale, agli americani il controllo esecutivo della
Banca Mondiale. In ambedue gli Usa sono i detentori della maggioranza delle azioni, ma gli
europei nel loro insieme sono grandi azionisti di riferimento. Poiché il sistema
monetario internazionale del dopo-1945 era incentrato sull’egemonia del dollaro,
lasciare la presidenza del Fondo agli europei non era che una concessione magnanima
di fronte al fatto che il vero controllo del sistema monetario era saldamente
nelle mani della Federal Reserve e del Tesoro americani. Sia il Fondo che la Banca
Mondiale erano nati per gestire due elementi dell’interdipendenza economica tra
Europa occidentale e Stati Uniti nel dopoguerra. Il Fmi la solvenza e la stabilità
degli scambi commerciali, proteggendo la capacità degli stati di perseguire reflazione
di matrice keynesiana; e la Banca Mondiale per gestire l’assistenza alla ricostruzione
delle economie europee dopo i dissesti del conflitto mondiale.
Il Washington Consensus. Il controllo della Banca Mondiale era assai più interessante per gli Usa poiché
si trattava di dirigere fondi e politiche di sviluppo in maniera più diretta.
La decolonizzazione, la lotta per definire i regimi politico-economici delle società
post-coloniali, la fine del regime di Bretton Woods di parità semi-fisse tra monete
occidentali nel periodo che va dagli anni Sessanta agli anni Ottanta non hanno
portato alla fine delle due istituzioni, né ha alterato i tradizionali criteri
di nomina alle cariche più alte. Il Fondo e la Banca sono stati progressivamente
rediretti a gestire il flusso di prestiti ai governi dei paesi in via di sviluppo,
spesso le ex-colonie, per lo più risoltisi in crisi debitorie notevoli, che hanno
dato enorme potere alle due istituzioni finanziarie. Negli anni Ottanta il
Washington Consensus ha epitomizzato le ricette neoliberali con cui, in cambio della riduzione e
del rifinanziamento dei debiti, queste istituzioni sono state strumento di gestione
delle economie politiche dei paesi sottomessi. In questo gioco Europa e America
sono stati alleati vicinissimi, sebbene gli Usa siano rimasti dominanti.
Tu dai a me…Wolfowitz è una nomina particolarmente indigesta perché fautore dell’egemonia
americana su tutti, europei compresi, ed è stato convocato direttamente a Bruxelles
per dimostrare agli europei che egli capisce che la Banca Mondiale non è di esclusiva
proprietà Usa. Ma gli europei hanno già fatto sapere che non saranno di ostacolo.
Non lo amano, ma in cambio continuerà la nomina di un europeo a capo del Fmi,
e intanto potranno ottenere il sostegno americano per un europeo alla presidenza
dell’Organizzazione mondiale del commercio, probabilmente il cosiddetto ‘socialista’
Pascal Lamy, già rappresentante dell’Unione Europea per il commercio estero sotto
la commissione Prodi. Altri posti in altre instituzioni son in ballo. La sfida
tra Europa e Stati Uniti è in un momento di stallo, tutti cercano di prendere
fiato, si può accettare Wolfowitz oggi e mettergli i bastoni tra le ruote domani.
Un portavoce del commissario europeo Oli Rehn ha detto che egli “è rimasto soddisfatto
di ciò che ha sentito dire dal signor Wolfowitz riguardo al libero commercio,
e anche sulla riduzione della povertà e la politica dello sviluppo”.
Tutto è rovesciato. A Falluja si è presa una popolazione di una media città e la si è privata di
acqua, luce, casa, scuola, sanità. Chi non è morto sotto i proiettili è scappato:
230mila i rifugiati di cui solo 80mila, secondo l’embedded della Abc, sono tornati entro marzo. Non ci si è presi la responsabilità per
chi è scappato e rimane, né per chi è morto. Uno dei massimi fautori di tale politica
oggi sta per diventare responsabile della missione ufficiale della Banca Mondiale:
‘mettere fine alla povertà’. Come l'Alice del libro di Lewis Carroll, anche i
potenti dell’Europa sono entrati tutti nello specchio con lui, le parole si appiccicano
all’opposto del loro originale significato, il rovescio diventa diritto, il vero
il falso. Ma a questa favola non ci crede più nessuno, nemmeno loro.