01/04/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Banca Mondiale è nelle mani di Wolfowitz. E l'Europa dà il suo assenso
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Paul Wolfowitz“Aiutare la gente a sollevarsi dalla povertà è una missione veramente nobile”, ha detto Paul Wolfowitz, vicesegretario statunitense alla Difesa e novello presidente in fieri della Banca Mondiale. Fautore della guerra in Iraq e membro della cricca che stilò i documenti centrali che teorizzano le tecniche per assicurare al mondo intero un “Nuovo Secolo Americano”, Wolfowitz si prepara a spostarsi dal Pentagono alla Banca Mondiale, che insieme al Fondo Monetario si trovano a poca distanza dalla Casa Bianca, dal Dipartimento di Stato e dalle tante altre stanze del potere in America.
 
Un gioco delle sedie. Da quando queste istituzioni sono nate vige un gioco delle sedie: a un europeo occidentale la presidenza del Fondo Monetario Internazionale, agli americani il controllo esecutivo della Banca Mondiale. In ambedue gli Usa sono i detentori della maggioranza delle azioni, ma gli europei nel loro insieme sono grandi azionisti di riferimento. Poiché il sistema monetario internazionale del dopo-1945 era incentrato sull’egemonia del dollaro, lasciare la presidenza del Fondo agli europei non era che una concessione magnanima di fronte al fatto che il vero controllo del sistema monetario era saldamente nelle mani della Federal Reserve e del Tesoro americani. Sia il Fondo che la Banca Mondiale erano nati per gestire due elementi dell’interdipendenza economica tra Europa occidentale e Stati Uniti nel dopoguerra. Il Fmi la solvenza e la stabilità degli scambi commerciali, proteggendo la capacità degli stati di perseguire reflazione di matrice keynesiana; e la Banca Mondiale per gestire l’assistenza alla ricostruzione delle economie europee dopo i dissesti del conflitto mondiale.
 
Wolfowitz mentre parla a un soldato britannico di stanza in IraqIl Washington Consensus. Il controllo della Banca Mondiale era assai più interessante per gli Usa poiché si trattava di dirigere fondi e politiche di sviluppo in maniera più diretta. La decolonizzazione, la lotta per definire i regimi politico-economici delle società post-coloniali, la fine del regime di Bretton Woods di parità semi-fisse tra monete occidentali nel periodo che va dagli anni Sessanta agli anni Ottanta non hanno portato alla fine delle due istituzioni, né ha alterato i tradizionali criteri di nomina alle cariche più alte. Il Fondo e la Banca sono stati progressivamente rediretti a gestire il flusso di prestiti ai governi dei paesi in via di sviluppo, spesso le ex-colonie, per lo più risoltisi in crisi debitorie notevoli, che hanno dato enorme potere alle due istituzioni finanziarie. Negli anni Ottanta il Washington Consensus ha epitomizzato le ricette neoliberali con cui, in cambio della riduzione e del rifinanziamento dei debiti, queste istituzioni sono state strumento di gestione delle economie politiche dei paesi sottomessi. In questo gioco Europa e America sono stati alleati vicinissimi, sebbene gli Usa siano rimasti dominanti.
 
Wolfowitz è stato il vice del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld: entrambi sono stati tra i fautori più convinti della guerra in IraqTu dai a me…Wolfowitz è una nomina particolarmente indigesta perché fautore dell’egemonia americana su tutti, europei compresi, ed è stato convocato direttamente a Bruxelles per dimostrare agli europei che egli capisce che la Banca Mondiale non è di esclusiva proprietà Usa. Ma gli europei hanno già fatto sapere che non saranno di ostacolo. Non lo amano, ma in cambio continuerà la nomina di un europeo a capo del Fmi, e intanto potranno ottenere il sostegno americano per un europeo alla presidenza dell’Organizzazione mondiale del commercio, probabilmente il cosiddetto ‘socialista’ Pascal Lamy, già rappresentante dell’Unione Europea per il commercio estero sotto la commissione Prodi. Altri posti in altre instituzioni son in ballo. La sfida tra Europa e Stati Uniti è in un momento di stallo, tutti cercano di prendere fiato, si può accettare Wolfowitz oggi e mettergli i bastoni tra le ruote domani. Un portavoce del commissario europeo Oli Rehn ha detto che egli “è rimasto soddisfatto di ciò che ha sentito dire dal signor Wolfowitz riguardo al libero commercio, e anche sulla riduzione della povertà e la politica dello sviluppo”.
 
Tutto è rovesciato. A Falluja si è presa una popolazione di una media città e la si è privata di acqua, luce, casa, scuola, sanità. Chi non è morto sotto i proiettili è scappato: 230mila i rifugiati di cui solo 80mila, secondo l’embedded della Abc, sono tornati entro marzo. Non ci si è presi la responsabilità per chi è scappato e rimane, né per chi è morto. Uno dei massimi fautori di tale politica oggi sta per diventare responsabile della missione ufficiale della Banca Mondiale: ‘mettere fine alla povertà’. Come l'Alice del libro di Lewis Carroll, anche i potenti dell’Europa sono entrati tutti nello specchio con lui, le parole si appiccicano all’opposto del loro originale significato, il rovescio diventa diritto, il vero il falso. Ma a questa favola non ci crede più nessuno, nemmeno loro.
Categoria: Risorse, Politica
Luogo: Stati Uniti
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