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Ora dopo ora peggiora la situazione a Haiti. La popolazione è disperata e gli aiuti umanitari fanno fatica a raggiungere tutti. Poco più di 10mila persone hanno avuto possibilità di essere servite dai soccorsi. Ma sono oltre 3 milioni le persone in emergenza. Sono ancora centinaia i cadaveri ammassati sui marciapiedi della capitale Port au Prince. I medici internazionali sul posto temono il diffondersi di epidemie. Non solo. Si teme anche per la vita dei feriti: i traumi stanno causando infezioni che potrebbero divenire letali. Ma ad Haiti ancora oggi manca tutto. In generale l'aspetto sanitario è degradante.
Atti di sciacallaggio si susseguono in diversi quartieri. Bande armate di fucili e machete fanno irruzione nelle case miracolosamente illese dal sisma e le saccheggiano minacciando i proprietari. E c'è anche stata una vittima: un giovane trentenne ucciso dalla polizia mentre insieme ad altre persone saccheggiava un esercizio commerciale. Un altro uomo è stato sorpreso mentre frugava fra cadaveri e macerie ed è stato linciato e ucciso dalla folla. Nel frattempo si viene a sapere che l'enorme bidonville di Citè Soleil sarebbe tornata sotto controllo di gruppi armati. Decine sarebbero i detenuti che si sono salvati dal sisma e sono tornati nel ghetto dopo aver trafugato le armi presente nella struttura carceraria.
Intanto, dalle macerie si continuano a estrarre cadaveri. Ci sono però ancora speranze di trovare persone in vita. Dalla macerie infatti sono giunti sms con richieste di aiuto.
E la terra continua a tremare. Molte le scosse di assestamento. Una più violenta delle altre, 4.5 (sabato) sulla scala Richter ha causato nuovi crolli, diffuso il panico e bloccato le operazioni di soccorso.
Infine dall'Africa arriva la singolare iniziativa del presidente del Sengal, Abdoulaye Wade, che ha detto di volersi spendere in prima persona per il ritorno in patria degli haitiani discendenti dagli schiavi. "Il ripetersi di calamità naturali mi spinge a proporre una soluzione radicale: creare in Africa, con gli africani e con l'Unione Africana, un luogo dove gli haitiani possano tornare. Non hanno scelto loro di andare in quell'isola e non sarebbe la prima volta che gli ex schiavi o i loro discendenti ritornano in Africa. E' già successo in Liberia. E' nostro dovere riconoscere loro il diritto di tornare nella terra dei loro antenati" ha detto Wade. "Se saranno solo alcune persone daremo loro un tetto e un pezzo di terra - ha aggiunto il presidente senegalese - se verranno in massa, daremo loro un'intera regione".