Afghanistan.
4 soldati statunitensi
della Guardia Nazionale, il
26,
sono morti nell’esplosione del loro mezzo, saltato su una mina
nella provincia di Logar, 40 chilometri a sud di Kabul.
Sale così
a 7 il numero dei militari Usa morti in Afghanistan
dall’inizio
del 2005.
2
soldati canadesi della Nato e 2 civili afgani
sono rimasti feriti il 28, in un attentato dinamitardo volto a
colpire il veicolo militare dell’Isaf su cui viaggiavano.
Il
29 due razzi sono stati lanciati contro la base Usa
di Bagram, mancando di poco il bersaglio.
4
guardie di frontiera afgane sono state uccise il 30 in un attacco
compiuto dalla guerriglia nella provincia occidentale di Farah, ai
confini con l’Iran.
Il31 marzo un’autobomba è esplosa davanti al
palazzo governativo di Jalalabad, ferendo alcuni passanti e uccidendol’attentatore che era alla guida dell’auto. L’incidente
è successo poche ore prima dell’arrivo di Laura Bush,
in visita nel paese.
Cecenia
(Federazione Russa). Il 26 il sito web degli
indipendentisti islamici ceceni ha dato notizia dell’
uccisione
di 4 soldati russi e del ferimento di altri 15 nel corso di un
attacco a colpi di lanciagranate contro una base militare a Grozny.
Il
27 l’artiglieria russa ha colpito le postazioni della
guerriglia nelle foreste dei distretti meridionali di Vedenò,
Nojai-Yurt e Itum-Kalé. Il
28 un guerrigliero è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco
con la polizia cecena a un posto di blocco nel distretto di Urus
Tartan.
Il
30 marzo il Cremlino ha dichiarato che
il numero dei soldati russi caduti dall’inizio del secondo
conflitto ceceno (dall’inverno ’99 ad oggi) sono 3.419.
Una cifra di molto inferiore a quella fornita dall’associazione
delle madri dei soldati russi, che denunciano di aver perso
in Cecenia almeno 25 mila figli dall’inizio della prima guerra nel
1994.
Kashmir
indiano. Il
28 almeno 2 soldati indiani sono stati uccisi e
altri 8 feriti in un attacco dei ribelli nel distretto di
Rajouri, vicino al confine con il Kashmir pachistano. A sud di
Srinagar, capitale del Kashmir indiano,
i militari hanno ucciso 3
militanti islamici.
2
ribelli musulmani hanno perso la vita il 30,dopo
aver cercato di assaltare un campo militare di Sopore, a nord di
Srinagar. Nello scontro a fuoco è rimasto ucciso anche un
soldato indiano.
L’insurrezione
separatista islamica contro le forze indiane è cominciata nel
1989. Secondo fonti ufficiali finora in questo conflitto sono morte
40mila persone, tra le quali molti civili.
Sri
Lanka. 3 persone sono rimaste ferite per una granata lanciata da
ignoti contro una sede politica dei ribelli delle Tigri tamil il 30,.
Secondo la polizia l’attacco potrebbe essere riconducibile a una
lotta tra fazioni: nel marzo 2004 il movimento separatista delle
Tigri si è spaccato in due, una parte che controlla il nord
del Paese e un’altra che ha sostenitori nell’est.
Thailandia.
Il 27, presunti ribelli islamici hanno condotto un’imboscata
contro un treno nella provincia meridionale di Narathiwat, ferendo
almeno 19 persone. Gli assaltatori hanno fatto esplodere due
bombe e hanno aperto il fuoco contro la polizia che scortava il
treno. In poco più di un anno nel sud musulmano della
Thailandia (Paese a maggioranza buddista) ci sono stati diversi
episodi di violenza tra militanti islamici e forze di sicurezza in
cui sono morte almeno 600 persone.
Pakistan.
Il 31, 15 civili sono rimasti feriti per una
granata lanciata contro un convoglio militare nel Waziristan, nord
del Pakistan. Un anno fa Islamabad ha iniziato operazioni militari
contro i militanti talebani e di al-Qaeda che opererebbero nella
zona.
Iraq.
Il
24, Un ordigno è esploso a
ovest di Mosul, al passaggio di un convoglio del PDK (partito
democratico del Kurdistan), nell’esplosione sono rimasti
uccisi
2 miliziani curdi. Al confine con la Siria, militari e
poliziotti iracheni hanno ingaggiato uno scontro a fuoco scambiandosi
per ribelli.
Uccisi 3 soldati e 2 poliziotti, 8 feriti. Sulla
strada tra Baghdad e Abu Ghraib, sono stati ritrovati
2
cadaveri decapitati.
Il
25, una autobomba è esplosa contro
un posto di controllo presidiato dalla polizia irachena a Ramadi,
uccisi 11 poliziotti, feriti 14 militari fra cui 2 soldati
americani. 5 donne irachene, che lavoravano come addette
alle polizie in una base militare statunitense a sud di Baghdad, sono
state falciate in strada da raffiche di armi automatiche. Il
colonnello Salman Mohammed Hassan dell’esercito iracheno è
stato ucciso da sicari mentre usciva da un funerale in una moschea di
Baghdad. Ad ovest di Mosul, poliziotti iracheni hanno
attaccato un gruppo di curdi, scambiandoli per insorti, ma nello
scontro hanno subito 7 morti e diversi feriti. Un minibus
imbottito di esplosivo è esploso a un posto di polizia 55 km a
sud di Baghdad, 2 morti e 19 feriti.
Un
soldato iracheno è rimasto ucciso e un civile
ferito in un attacco a colpi di mortaio contro la caserma
dell’Esercito iracheno a Suleyman Beg, a nord di Baghdad.
Un’autobomba è esplosa a Ramadi, in un posto di blocco, 6
agenti delle unità speciali della polizia irachena hanno
perso la vita.
Il
26, un poliziotto e un soldato non in servizio sono
stati uccisi rispettivamente nel quartiere di Yarmouk e al mercato di
Abu Ghraib, ad ovest di Baghdad. Un civile è stato ucciso
nell’esplosione di una bomba artigianale diretta contro un
convoglio americano nella zona sud di Baghdad. Ennesima uccisione “in
azione” di un marine americano nella provincia di al-Anbar.
Quattro
persone sono rimaste uccise a Mosul, da un’autobomba, destinata
a un convoglio americano, che ha investito alcune auto civili.
Il
27, 3 esponenti del partito sciita Sciri, sono stati
assassinati a raffiche di mitra nella zona di Albu Tamr, nord di
Baquba. Agenti della sicurezza hanno sparato su manifestazione
davanti alla sede del ministero della Scienza a Baghdad, ucciso un
dipendente e feriti alcuni suoi colleghi.
Con
un video su internet al Qaida ha rivendicato l’uccisione di un alto
funzionario del ministero dell’interno iracheno, il colonnello
Riadh Katei Aliwi, rapito il 9 febbraio.
Il
28, un’autobomba nel sud dell’Iraq ha ucciso 7 persone
e ferite 9, si trattava di pellegrini sciiti diretti a Karbala.
Altri 2 pellegrini sciiti uccisi a colpi d’arma da fuoco nei
pressi di Mussayab, anche loro erano diretti a Kerbala. Al-Zarquawi,
ha rivendicato l’uccisione di un colonnello della polizia irachena,
Abdul Karim Fahid, e del suo autista, uccisi a Baghdad. Un agente
e un netturbino sono stati uccisi da un ordigno nascosto in un
cassonetto, nel sobborgo di al-Amil, periferia di Baghdad. Nello
stesso attentato sono rimasti feriti altri 6 agenti e 1 civile.
Altri 2 agenti sono stati uccisi dall’esplosione di un
ordigno collocato su una bicicletta lungo la statale tra Baghdad e
Najaf, feriti 2 agenti e diversi civili.
Il
29, con un video su Internet, Ansar al Sunna ha rivendicato
l’uccisione di 3 camionisti arabi. Autobomba esplode a Kirkuk, un
morto e di 18 feriti.
6
civili iracheni, tra cui una donna e un
bambino sono rimasti uccisi il 30 durante uno scontro fra
ribelli e militari americani a Mosul.
Un
militare americano è rimasto ucciso in un’imboscata
nella provincia di Al Anbar
Sudan.
Il
29, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha
approvato

l’applicazione di sanzioni a coloro che saranno ritenuti
responsabili di atrocità nella regione del Darfur, dove da più
di due anni è in corso una guerra civile tra il governo e
ribelli di
Slam e
Jem. La risoluzione è passata
con 12 voti a favore e nessun contrario, anche se Russia, Cina e
Algeria si sono astenuti. Nel frattempo la Francia ha richiesto la
messa al voto di una proposta che verrà discussa nei prossimi
giorni: l’apertura cioè di processi per crimini contro
l’umanità nel Darfur da parte della Corte Penale
Internazionale dell’Aia. Proposta alla quale si oppongono
fermamente gli Stati Uniti. Mentre gli stati membri si decidono sul
da farsi, dal Regno Unito giungono le dichiarazioni di alcuni
parlamentari, che stimano di almeno
300mila il numero di
morti
nella regione del Sudan occidentale.
Nigeria.
Una settimana di incessanti e violente piogge ha causato gravi danni
in uno degli Stati meridionali della Nigeria, distruggendo almeno un
migliaio di case e lasciando senza tetto oltre 5 mila persone
e causando danni per quasi 4 milioni di dollari in venti città
diverse. Case, scuole, impianti elettrici e altre proprietà
sono state distrutte, ma nelle zone maggiormente colpite sono stati
già inviati aiuti alimentari, coperte e tende da campo per
ospitare le famiglie che hanno perso la propria casa. Il 28,
invece, quattordici persone sono annegate in seguito alla caduta del
loro autobus in un fiume nel sud est della Nigeria. Lo riferiscono la
polizia e alcuni testimoni. L'incidente è avvenuto a causa
dello scoppio di un pneumatico posteriore, che ha fatto deragliare
l'autoveicolo. Tutti i 14 passeggeri sono annegati.
Etiopia.
Il 29 l'ambasciatore israeliano Doron Grossman è stato
trovato gravemente ferito, nella sua casa di Addis Abeba. L’uomo
avrebbe tentato il suicidio sparandosi alla testa. Il diplomatico
lavorava nella capitale etiope da tre anni, e si era guadagnato una
grande stima nel campo e nella nazione. Nei prossimi tre giorni
avrebbe dovuto abbandonare l'Etiopia per assumere l'incarico in Sud
Africa. Attualmente, si trova in Israele sottoposto a cure.
Haiti.
Il 28 marzo, 2 poliziotti haitiani e 1 civile
sono stati uccisi nel quartiere di Delmas. I banditi armati, hanno
aperto il fuoco sull’auto nella quale viaggiavano i tre uomini. I
malviventi hanno anche avuto il tempo di dare fuoco ai corpi e
all’auto. Dalle prime indagini pare che ad aprire il fuoco siano
stati alcuni uomini fedeli all’ex presidente deposto, Jean
Bertrande Aristide.
Colombia.
Una fossa comune con una
ventina di cadaveri è stata
scoperta da una squadra di patologi forensi nei pressi di San Onore,
dipartimento nordorientale della Colombia.
Cinque corpi sono
stati già identificati: si tratta di
civili scomparsi in
circostanze non ancora chiare nel 2001, dopo essere stati catturati
dal fronte paramilitare "Heroes de los Montes Maria".
I
colloqui con il governo hanno portato finora al disarmo di 5 mila
miliziani dei circa 20 mila paramilitari che, sulla carta, dovrebbero
abbandonare la lotta armata entro il prossimo 31 dicembre.
La
Colombia è teatro da oltre 40 anni di una sanguinosa guerra
civile. A combattersi sono i guerriglieri rivoluzionari marxisti,
riuniti nelle Forze armate rivoluzionarie (Farc) e nell’Esercito di
liberazione nazionale (Eln), e i paramilitari di destra, filo
governativi, riuniti nelle Autodifese Unite (Auc). Il conflitto ha
fatto finora oltre 150mila morti.