15/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Personale medico e paramedico già sull'isola. I soldati Usa si occuperanno anche della sicurezza interna

Cinquemila soldati statunitensi sono sbarcati a Haiti per portare soccorso alla popolazione colpita dal terremoto. Il presidente Barack Obama negli ultimi giorni si è speso in prima persona per garantire assistenza immediata alla popolazione colpita. E così è stato. Come poche volte prima d'ora Washington si è lanciata a capofitto in una missione a scopo benefico. Portaerei e elicotteri, medici e paramedici sono giunti sulle sponde haitiane soprattutto per organizzare i primi soccorsi, gli ospedali da campo e le cucine. Sono stati stanziati in poche ore 100 milioni di dollari per le prime necessità. Non solo, però. L'esercito Usa controllerà che la situazione non degeneri e che la tensione sociale già altissima nel paese caraibico, sfoci i n dimostrazioni violente. Questo non servirebbe adesso che si stanno vivendo momenti drammatici. Non servirebbe nemmeno in futuro: un paese-polveriera alle porte di casa potrebbe creare disagi alla Casa Bianca.

Però l'emergenza è imminente. Serve un coordinamento delle forze internazionali che riesca a stabilire ordine nel ricevimento degli aiuti, nella loro classificazione e nella distribuzione. Un altro fattore da tenere in considerazione è la sicurezza interna del paese. Il carcere della capitale Port au Prince è crollato. Le prime stime, ovviamente approssimative, dicono che almeno la metà dei detenuti dovrebbe essere rimasta sotto le macerie, probabilmente morta. L'altra parte, però, sarebbe riuscita a evadere. Forse alcuni sono feriti. Altri potrebbero essere pericolosi. In città i piccoli chioschi di alimentari sono stati presi d'assalto dalla popolazione. Anche molte abitazioni private sono state saccheggiate. In questi momenti regna un clima di totale anarchia. E già si registrano le prime proteste. Secondo una notizia battuta dalla agenzia, un fotografo del Time, avrebbe visto gruppi di persone miracolate dal sisma, bloccare alcune strade con barricate composte da macerie e cadaveri. Cadaveri che il caldo sta facendo gonfiare accelerandone il processo di decomposizione con l'alto rischio di diffusione di epidemie.

Le istituzioni del Paese sono in sostanza assenti. Solo Renè Preval ha parlato ma sempre in modo molto generico. La situazione politica di Haiti potrebbe ben presto passare, anche se non formalmente, sotto controllo Usa. Nel frattempo dal'isola giungono le richieste della popolazione che si organizza per passare le prossime notti. I principali social network sono i mezzi migliori per comunicare. "Siamo abbastanza fortunati perché siamo all'interno di un abitazione che ha retto. Abbiamo un piccolo generatore. Ma quando termina il carburante si fermerà. Poi vedremo" racconta da Port au Prince dove vive da diversi anni il fotografo Roberto Stephenson. Per lui la miglior forma di comunicare è Facebook. "Così posso tenere contatti, aggiornare sulla situazione e tenere informate più persone".

Alessandro Grandi

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