03/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli indios della provincia di Pastaza subiscono continui soprusi
SarayakuLottano da anni per difendere la Madre Terra dallo sfruttamento delle grandi compagnie petrolifere e si sono dichiarati in stato di emergenza territoriale. Sono i Sarayaku, popolazione indigena che vive nel cuore della foresta amazzonica dell'Ecuador.

Il loro presidente, Marlon Santi, è stato aggredito e derubato da sconosciuti proprio pochi giorni fa. Stava per partire per Washington per comparire di fronte alla Commissione interamericana dei diritti umani (Cdhi), alla quale si sono rivolti per ricevere protezione.

Nel buio, qualcuno lo ha assalito, portandogli via soldi e documenti di identità.

“E’ l’ennesimo episodio di intimidazione nei confronti di un leader indigeno – ha dichiarato il Centro di diritti economici e sociali dell’Ecuador (Cdes) - Marlon Santi sta perseguendo la causa del suo popolo contro l’impresa petrolifera argentina, in difesa dei diritti dei Sarayaku, quindi aggredire lui significa attaccare l’intera mobilitazione. E non è certo la prima volta che si registrano episodi di violenza verso i componenti di questa comunità”.

La maggioranza dei Sarayaku vive all’interno del blocco 23, un’area di 200.000 ettari destinata dal governo ecuadoriano allo sfruttamento petrolifero per mano di una compagnia argentina, la Compagnia generale dei combustibili (Cgc). Un destino a cui il popolo indigeno non ha nessuna intenzione di piegarsi. Sono decenni, infatti, che ha intrapreso una vera e propria battaglia per preservare la propria terra ancestrale dagli scempi delle multinazionali e del malgoverno e per imporre il rispetto dei diritti umani e civili delle popolazioni indios. Per questo i Sarayaku si sono rivolti alla Cdhi. E dal maggio 2003 la Commissione ha deciso di erogare Misure cautelari a tutela della vita e dell’integrità dei membri e dei dirigenti dei Sarayaku, misure che ancora non sono state garantite dal governo ecuadoriano. Anzi, il 17 dicembre scorso la Commissione interamericana, preso atto della preoccupante situazione degli abitanti del blocco 23, le ha prolungate di altri sei mesi.

In particolare, il 4 e il 5 dicembre alcuni Sarayaku sono stati aggrediti da un gruppo di persone mentre manifestavano a Puyo. Episodio, l’ennesimo, rimasto impunito data la mancanza di controlli da parte del governo.

Gli indios hanno più volte denunciato le pressioni, spesso anche violente, subite dai "gangster” della Cgc e dalle forze dell’ordine: perquisizioni sommarie, aggressioni, pestaggi.

“Questa è la realtà della nostra lotta – ha commentato Marlon Santi -. Mentre noi difendiamo i nostri diritti ancestrali, la nostra cultura e quello che ci dà il nostro territorio, le autorità del nostro Paese semplicemente si prendono gioco delle risoluzioni internazionali che dovrebbero invece rispettare. Ma noi continueremo per la nostra strada, senza nessun timore, sapendo che la Costituzione e i Trattati internazionali ci danno ragione. Non si tratta solo di una lotta per la difesa dei nostri diritti. Questa è una battaglia in favore di tutti gli ecuadoriani”.

E dal 18 gennaio scorso, i Sarayaku si sono dichiarati in stato di emergenza territoriale. Hanno iniziato una mobilitazione di massa fino alla linea che delimita l'area in cui la Cgc ha eseguito i rilevamenti. Duemila abitanti sono riuniti in venticinque "Accampamenti Pace e Vita", per impedire che la Compagnia petrolifera continui nei suoi progetti.

"Non ci muoveremo da lì, fino a che il governo e la Cgc non desisteranno", aveva affermato Santi, subito dopo l'inizio del sit-in. Il dirigente indigeno, nonostante l'aggressione subita, ha assicurato la sua presenza alla riunione di lavoro della Commissione interamericana dei diritti umani, iniziata ieri. Il caso Santi è un’ulteriore testimonianza, se serve, della grave situazione dei Sarayaku e del serio pericolo che corre l'intera Amazzonia.

Stella Spinelli
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Ecuador