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Sergio Gaudio. Sento in prima persona come ex emigrato e marito di una donna straniera, il problema dell'integrazione. Chi emigra sa bene che immergersi in una realta' diversa provoca uno sconvolgimento del proprio modo di pensare, perche' inizialmente mancando i riferimenti, c'e' la necessita' di adattarsi a modi di pensare completamente diversi. Dove e a chi sta fare la differenza allora? La differenza la fa chi sta dall'altra parte.
Accentuare le differenze non crea una societa', ne crea mille, non crea senso di appartenenza, crea solitudini, non crea solidarieta', crea identita' singole e disperate. Io cristiano, io del Sud, io musulmano, io gay, io nero, io giallo, io disabile.
L'emarginazione genera paura. E' la solidarietà a generare la società e il senso di societa', una societa' in cui l'unico elemento comune non e' cio' che caratterizza quell'io, ma puo' essere soltanto quell'unico desiderio di vivere in pace, che e' di tutti. Per questo penso che a volte bisogna provare a sfidare l'impossibile. A volte bisogna provare a pensare che anche gli oltre 4 milioni di immigrati possano incrociare le braccia.
Perche' dobbiamo comprendere che il progresso della societa' passa anche per la condivisione e l'apertura verso i nuovi elementi del nostro Paese e che tutto cio' non puo' che essere un bene. Ecco perche' partecipo a quest'evento.
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