14/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Almir San Martin: storia di un immigrato diventato padrone del suo destino

Almir San Martin. Sono nato a Lima, in Perù, e risiedo a Bergamo da quindici anni, per la precisione dal 1994. Lavoro nell'ambito dell'educazione interculturale come Mediatore Museale per la G.A.M.E.C. di Bergamo e come Educatore in una comunità per adolescenti con problemi comportamentali. Ho studiato scienze dell' Educazione a Lima e mi sono diplomato in regia teatrale nell'allora Unione Sovietica. Sono approdato in Italia con la speranza di costruirmi un futuro degno, negatomi per le condizioni socio-politiche-economiche in cui versava il Perù degli anni 90. Ho realizzato, dal mio arrivo, i lavori che a Bergamo sono permessi a gli immigrati: lavapiatti,venditore ambulante, aiutocuoco, cuoco, barista, barman, musicista di strada, cameriere, ma sempre con la speranza di essere un giorno io il protagonista del mio destino.

Bergamo e' una città bellissima, storica, benestante, cattolicissima e contraddittoria, l'immigrazione degli anni 90 in Italia era vista per qualche gruppo secessionista come una minaccia alla preservazione delle radici occidentali e cristiane, fenomeno ampiamente discusso nei salotti universitari, convegni, conferenze, symposium, workshops, giornate informative, giornate preventive. Iniziative solo teoriche che approdano in un nulla di fatto,ma in questi eventi manca sempre la presenza maggioritaria degli immigrati e il nostro protagonismo si limitava molte volte alla preparazione di un buffet multietnico. La diffidenza nei nostri confronti aumentava e la visione stereotipata e xenofoba diffusa da questi gruppi riassunta in una sola parola :EXTRACOMUNITARIO.

Un giorno mi recai in un phone-center, dove trovai un volantino che catturò la mia attenzione. Era un invito a partecipare ad un corso di formazione per mediatori museali , organizzato dalla G.A.M.E.C. La Gamec ha pubblicizzato il corso tramite dei volantini lasciati nei luoghi più frequentati dagli immigrati. Si sono presentate più persone del previsto, originari di tutti i continenti, tanto che la Gamec ha dovuto selezionare, arrivando ad ammettere al corso, circa 45 persone.
Cosa é un Mediatore Museale? colui che serve da ponte per facilitare la visita dei migranti al museo. L'idea è stata lanciata dalla Responsabile dei servizi educativi della Galleria, Giovanna Brambilla Raise ispirata adll'Art.27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo che auspica la partecipazione di ogni individuo alla vita culturale della ccomunità. Un'iniziativa prima nel suo genere sia in Italia che in Europa.

"Gli esami non finiscono mai" diceva il grande Eduardo De Filippo e anche noi, al termine del corso, abbiamo sostenuto un esame. Non è stato una pura formalità, perché non tutti i corsisti hanno superato la prova. Chi è stato promosso ha ricevuto il diploma di mediatore museale e, alla cerimonia di consegna, sono intervenuti anche i rappresentanti dei vari consolati e il sindaco di Bergamo. Mi sono dovuto ricredere, ed è decaduto ogni mio pregiudizio su questa iniziativa.
Tramite il passaparola e i mezzi di comunicazione gratuiti, siamo riusciti a portare al museo circa 1200 persone che hanno visitato la Gamec e molti per la prima volta. La forza della visita guidata nella propria lingua è che si riesce ad esprimere e capire meglio l'opera e la vita dell'artista. Per quanto un immigrato parli e capisca perfettamente l'italiano, comunque pensa quasi sempre nella propria lingua-madre. Al di là del successo quantitativo dell'iniziativa, voglio sottolineare il successo qualitativo. Con un evento del genere si è cominciato a pensare agli immigrati, non più solo come braccia con solo bisogni primari, bensì come cervelli. Anche gli immigrati possono visitare un museo d'arte moderna e contemporanea, interessarsi alla cultura locale, italiana e mondiale. Anche gli immigrati possono fare da guida in un museo.

Voglio portarvi la mia esperienza come mediatore museale con un aneddoto. Essendo peruviano chiaramente ho fatto da guida ai Latinomericani, madrelingua spagnola. Davanti alla opera "Catrame" di Alberto Burri si è suscitata più curiosità rispetto ad altre da parte dei partecipanti. La maggior parte dei latinoamericani lavora nel campo dell'edilizia stando spesso a contatto proprio con il catrame. Così in molti mi hanno rivolto domande sul significato del catrame per l'artista. Un visitatore ci ha mostrato i segni lasciati dal catrame nelle sue braccia e ci ha detto "Questa é un' opera d'arte".

Chiudo ribadendo che anch'io avevo un pregiudizio. Pensavo di trovare persone che volessero approfittarsi dei migranti, invece mi sono piacevolmente sbagliato. Ho trovato delle bellissime persone che non mi hanno mai trattato come un "diverso". Inoltre, si è creato anche un nuovo gruppo di amici che, ormai, non si trova più solo per le iniziative legate alla Gamec ma, anche per prendere un aperitivo insieme e compartire un pezzo di nostri mondi ,prima lontani e adesso affettivamente vicini.

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