03/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo sta varando una riforma agraria che ridistribuirà alcuni terreni ai neri
VillaggioIlde Wiese lancia un’occhiata malinconica ai campi di grano dorati, agli orti, alle bestie che sonnecchiano nel caldo del primo pomeriggio. Quattromila ettari di terreno, tutti della sua famiglia da più di un secolo. Un mare di oro e verde che forse presto non sarà più suo. “Vogliono buttarci fuori – racconta nervosa –. Eppure questa terra è mia e combatterò con tutte le mie forze per tenermela. Il governo non può farci una cosa del genere. E’ inammissibile, è ingiusto”.

Ilde è una white farmer. Da quando è nata si è occupata dell’amministrazione del latifondo nell' area di Ongombo West, non lontano dalla capitale Windhoek. Qui si coltiva grano, farina e verdure in abbondanza. “Mio nonno arrivò qui nel 1902. Allora non c’era nulla, ma lui è riuscito a trasformare il bush (la prateria africana, ndr) in un paradiso fertile e rigoglioso. Dopo di lui furono i miei genitori a portare avanti l’attività. Adesso ci siamo io e i miei figli. Ma ora dicono che ci vogliono togliere tutto. Dicono che le terre vanno ridistribuite in modo più equo tra neri e bianchi". Il tono della donna è fermo, duro, intransigente. "Cosa vogliono che me ne importi? - continua - Discendo da una famiglia di proprietari terrieri europei, viviamo qui da generazioni. E' la nostra vita. Qualche mese fa abbiamo cacciato alcuni braccianti neri che ritenevamo inadeguati a lavorare e sono cominciati i guai. Quelli del Nawfu, il sindacato dei braccianti neri, hanno cominciato a darci contro e a strumentalizzare l’episodio per richiedere la redistribuzione delle terre. Ora il governo parla di espropriazione e noi siamo tra i primi nell’occhio del ciclone”.

In queste ore il governo namibiano, in seguito alla decisione del primo ministro Theo-Ben Gurirab, ha stabilito che comincerà a breve l’espropriazione di alcune terre di proprietà dei white farmers. La questione era nell’aria già da tempo e i funzionari dei palazzi governativi di Windhoek credevano di aver trovato una soluzione che accontentasse tutti adottando la strategia del willing seller – willing buyer, secondo la quale i latifondisti bianchi avrebbero acconsentito a vendere i propri terreni al governo che li avrebbe affidati ai braccianti neri. Lo stratagemma non ha tuttavia dato frutti, dal momento che nessun white farmer sembra essersi fatto avanti.

E’ stato dunque il Nawfu di cui è leader il sindacalista-bracciante Hendricks Asser, ad assumere un ruolo politico determinante, chiedendo più diritti per i braccianti neri sottopagati e in costante rischio di licenziamento nell'eventualità, non rara, di dissapori con i proprietari.

I primi latifondi sottoposti ad esproprio saranno quelli ritenuti meno produttivi. Messi sul mercato, potranno essere acquistati a un prezzo concordato dai governativi e dai proprietari, rappresentati dall’Unione Agricola Namibiana (Nau). “Quello che ci preoccupa di più in questo momento è che i proprietari terrieri bianchi abbiano garanzie per il loro futuro", racconta il presidente del Nau, Jan de Wet, con tono di voce pacato e un forte accento afrikaans, la lingua dei bianchi discendenti dei Boeri in Africa meridionale. "Il governo ha preso la sua decisione e noi ci opporremo, ma potremmo dover cedere presto. A quel punto riapriremo le trattative, cercando di non dare vita a episodi di violenza, che non farebbero altro che peggiorare la situazione. Siamo coscienti di quello che è successo in Zimbabwe negli anni passati. Per questo chiederemo ai nostri associati di tenere le pistole nei cassetti e ai braccianti neri di essere pazienti. Ci vorranno alcuni mesi, oltre alla volontà da entrambe le parti a collaborare e trovare una soluzione che vada bene per tutti”.

La situazione resta tuttavia tesa, nel giovane stato dell’Africa meridionale, indipendente solo dal 1990. Nonostante il clima politico non sia paragonabile a quello di Zimbabwe e Sud Africa, teatri in momenti diversi di violenze e scontri razziali, l’inimicizia tra bianchi e neri in Namibia continua ad essere alta.

Se il nuovo decreto ministeriale sarà realmente varato e diventerà esecutivo e se Jan de Wet e i suoi collaboratori avranno le capacità diplomatiche di mediare tra white farmers e nuovi potenziali compratori neri, forse si potrà evitare lo scontro.

Pablo Trincia 
Categoria: Diritti, Risorse
Luogo: Namibia