02/03/2004
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A Quetta un commando di estremisti sunniti ha attaccato una processione sciita
Da stamattina, a Quetta, in Pakistan, le persone vivono sotto
coprifuoco. Ieri mentre in Iraq bombe e kamikaze facevano strage di
sciiti, a Quetta un commando di estremiti sunniti ha attaccato una
processione sciita uccidendo, secondo le ultime notizie quarantasette
fedeli. Un abitante di Quetta, raggiunto telefonicamente da
PeaceReporter, ha riferito che la situazione è molto tesa. "La città è
nel caos. Si dice che i morti siano più di cinquanta e i feriti oltre
duecento. Qua fuori, per strada, ci sono i soldati, che hanno imposto
il coprifuoco"
La festa dell'Ashura è stata funestata non solo in Iraq ma anche in
Pakistan da un grave attentato. Nella città di Quetta, nel sudovest del
paese, vicino al confine afgano, la tradizionale processione del
Muharram (in ricordo del martirio di Hussein, nipote del profeta
Maometto) è stata attaccata da un commando di estremisti sunniti. Il
bilancio stamane è di qurantasette morti e di centoventi feriti. Già
ieri secondo fonti locali, contattate telefonicamente da PeaceReporter,
le vittime erano almeno cinquanta.
Mentre il corteo religioso stava attraversando l’affollatissimo bazar
di Liaquat, dal balcone di un edificio alcuni uomini hanno aperto il
fuoco sulla folla di fedeli a colpi di kalashnikov, lanciando anche
alcune bombe a mano. Dal corteo alcuni sciiti armati addetti alla
sicurezza hanno risposto al fuoco in maniera massiccia. A quel punto
due degli attaccanti sunniti si sonno fatti saltare in aria. “Dopo
l’esposione ho visto i loro corpi a brandelli penzolare dalla
balconata, appesi ai fili della luce”, ha raccontato un ufficiale di
polizia.
La reazione degli sciiti è stata rabbiosa. In breve hanno messo a ferro
e fuoco l’intera città, dando alle fiamme decine di negozi gestiti da
sunniti e bruciando anche una loro moschea. Le autorità hanno subito
reagito imponendo il coprifuoco e mandando esercito e paramilitari a
presidiare le strade.
Un abitante di Quetta, raggiunto telefonicamente da PeaceReporter, ha
riferito che la situazione è molto tesa. "La città è nel caos. Qua
fuori, su Prince Road, ci sono i soldati, che hanno imposto il
coprifuoco. I morti sono più di cinquanta e i feriti oltre duecento".
Queste cifre sono confermate anche da un responsabile del centro di
emergenza provinciale di Quetta, contattato per telefono.
Questo è il più grave attacco contro la comunità sciita pachistana da
quello avvenuto lo scorso luglio, sempre a Quetta, dove cinquanta
persone erano state uccise nell’attacco contro una moschea sciita.
Nella regione del Belucistan, di cui Quetta è il capoluogo, la tensione
tra le due comunità religiose è molto forte. I sunniti della zona sono
legati al partito islamico estremista Jamiat Ulema-e-Islam (Jui),
strettamente legato ai talebani dell’Afghanistan, di cui condividono
l’odio nei confronti degli sciiti. Li chiamano infatti munafaqeen, cioè
ipocriti, ossia estranei al vero Islam, quello della sunna. A questo si
aggiunge la tradizionale inimicizia tra il Pakistan, a maggioranza
sunnita, e l’Iran, patria dello sciismo.
La maggior parte delle vittime sciite di Quetta sono di origine hazara,
ossia profughi fuggiti dall’Afghanistan dopo i massacri compiuti dai
talebani nell’estate del 1998. Durante la conquista di Mazar e-Sharif
il mullah Omar diede ai suoi miliziani il permesso di massacrare la
popolazione hazara, provocando una carneficina che proseguì per due
giorni e lasciò sul terreno seimila cadaveri. Ai tempi gli hazara
sciiti, sostenuti dall’Iran, erano parte integrante dell’alleanza
antitalebana assieme ai tagichi di Massoud e agli uzbechi di Dostum.