13/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Rodrigo Rosenberg, l'avvocato ucciso il 10 maggio poche ore dopo aver registrato un video in cui accusava il presidente della repubblica Įlvaro Colom per ogni cosa gli fosse successa nei giorni avvenire, si č in realtą suicidato

Rodrigo Rosenberg, l'avvocato ucciso il 10 maggio poche ore dopo aver registrato un video in cui accusava il presidente della repubblica Álvaro Colom per ogni cosa gli fosse successa nei giorni avvenire, si è in realtà suicidato. Nessun omicidio commissionato dal presidente, quindi, bensì un suicidio ben architettato per attirare l'attenzione sulle losche relazioni del presidente, dei suoi scagnozzi e di sua moglie, Sandra Torres, con banche e affaristi di scarsa moralità. A dichiararlo è la Commissione internazionale contro l'impunità in Guatemala, che ha appena presentato le conclusioni delle indagini compiute negli ultimi mesi.


Il caso Rosenberg fece il giro del mondo, scuotendo alle radici il Guatemala e il suo governo. Un avvocato stimato e preparato che puntava il dito contro le alte cariche dello stato in un video-testamento uscito subito dopo la sua morte, era veramente roba forte. "Purtroppo, se state vedendo questo messaggio - esordiva l'avvocato - è perché io, Rodrigo Rosenberg Marzano, sono stato assassinato dal signor presidente Álvaro Colom, con l'aiuto di don Gustavo Alejos (segretario privato della Presidenza ndr.), e del signor Gregorio Valdez (imprenditore legato al governo ndr.) -  Poi continuava: "La ragione per la quale sono morto è che fino all'ultimo sono stato l'avvocato dell'imprenditore Khalil Mussa e di sua figlia Marjorie Mussa", entrambi uccisi lo scorso 14 aprile, perché rifiutatisi di coprire "gli affari illegali e milionari che si orchestrano ogni giorno nel Banrural (Banca dello sviluppo rurale a capitale misto) e che "va dal lavaggio di denaro sporco alla deviazione di fondi pubblici verso programmi inesistenti facenti capo alla signora Sandra de Colom, passando dal finanziamento di cartiere utilizzate dal narcotraffico". L'avvocato, 47enne, infine, rivolgeva un appello al vicepresidente Rafael Espada, affinché fosse "il primo a capeggiare un movimento per recuperare la nostra Guatemala, e far sì che si rispetti la legge con l'aiuto di tutto i guatemaltechi buoni che lo appoggiano senza riserve".

Una vera valanga, dunque, che scatenò una campagna diffamante contro Colom, e una marea di gente iniziò a chiederne le dimissioni. Il governo reagì tentanto di arginare respingendo ogni coinvolgimento e impegnandosi a far luce su mandanti ed esecutori del crimine. E così ha fatto, visto che il capo della Commissione incaricata di far luce sulla morte di Rosenberg e dei Mussa, Carlos Castresana, non ha ormai dubbi. "L'avvocato era senza vie d'uscita - ha spiegato a Bbc Mundo - Soffriva di una grave depressione per la morte di sua madre, del suo cliente Khalil Musa e in particolare di sua figlia Marjorie, con la quale aveva una relazione. E come se non bastasse aveva problemi personali ed economici dopo il suo recente divorzio". A scatenare il folle piano, che lo ha portato a suicidarsi per trascinare nel fango Colom, è stata la convinzione che la morte della sua donna e del padre fossero dipese dal fatto che Musa avesse scoperto atti che provavano la corruzione di un banca locale in cui erano coinvolti il presidente, la moglie e il suo segretario personale. Come aveva del resto ampiamente spiegato nel video uscito postumo. "Ma non aveva in mano nessuna prova - assicura Castresana - Rosenberg era una persona rispettabile ed era convinto di quel che stava dicendo. Pensava che la sua morte avesse acceso i riflettori sul caso". E così è stato, ma il suo più acerrimo nemico ne sta uscendo a testa alta.

A contattare il gruppo di sicari che crivellò Rosenberg in pieno centro di Città del Guatemala furono Francisco José Ramón e José Estuardo Valdés Paiz, due cugini della sua ex moglie adesso latitanti. E lo fecero sotto espressa richiesta dell'avvocato senza a quanto pare però sapere chi fosse veramente la vittima designata. Rosenberg aveva loro fatto credere di voler eliminare qualcuno che lo stava ricattando e minacciando di morte. Una montatura, provata dal fatto che le telefonate minatorie fatte a Rosenberg provenivano da telefoni cellulari ordinati dallo stesso Rosenberg e che, secondo i tabulati telefonici, partirono dalla medesima residenza dell'avvocato. Ma le tessere rintracciate che sono servite a ricostruire il puzzle di questo folle piano sono tante. Fra tutte, un assegno di 40mila dollari con il quale l'avvocato avrebbe pagato per farsi ammazzare. Si trattava di soldi che l'avvocato aveva ricevuto dal ministro delle Comunicazioni, Luis Alejos, come ricompensa per delle consulenze legali, e che la segretaria dell'avvocato girò ai fratelli Valdés Paiz sotto precisa richiesta di Rosenberg. Questo assegno non è mai stato incassato. Evidentemente i fratelli pagarono di tasca proprio i sicari, pensando di aiutare il cugino a togliersi di mezzo dei ricattatori pericolosi.

Quindi, secondo Castresana, Rosenberg non aveva nessun motivo politico per attaccare il presidente Colom e venne, anzi, convinto a girare il video dal giornalista Mario David García e Luis Mendizabal. Quest'ultimo è l'unico ad aver avuto delle divergenze recenti con il governo, per dei contratti di lavoro cancellati all'improvviso e poi stranamente riallacciati poco dopo la morte dell'avvocato.
Adesso tutto passa in mano agli organi di Giustizia che dovranno lavorare per produrre quell'eccezione che conferma la triste regola guatemalteca: l'impunità. Le morti di Rosenberg e dei Musa infatti rientrano in quei 6451 omicidi - 90 ogni centomila abitanti - registrati nel paese nel solo 2009, di cui solo 230 sono sfociati in processo e condanna. E dimostrano come in Guatemala sia semplice organizzare omicidi su commissione. Basta avere i soldi.

 

Stella Spinelli

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