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Guardando la Croazia da lontano, dopo le elezioni presidenziali dello scorso fine settimana, viene da pensare ''chi l'avrebbe mai detto''. Hanno vinto i socialdemocratici, in un Paese dove i nazionalisti dell'Hdz avevano legato il loro nome all'idea stessa dell'indipendenza. Ha vinto un agnostico dichiarato in uno dei Paesi più cattolici del mondo, dove il 90 percento della popolazione si dichiara praticante.
La prima volta. Ivo Josipovic, che ha trionfato al ballottaggio di domenica 10 gennaio con il 60,29 percento dei voti, si è sentito dare del ''comunista senza Dio'' - anche dal suo rivale ed ex compagno di partito Milan Bandic che si è giocato la carte del suo essere cattolico - , come in una campagna elettorale del secondo dopoguerra. Ma ha tenuto, questo 52enne specializzato nel campo del diritto. Il suo compito principale sarà la gestione dell'ingresso definitivo della Croazia nell'Unione europea. Compito importante, ma non impossibile, soprattutto adesso che la querelle con la Slovenia sui confini e la divisione delle acque territoriali del golfo di Pirano sembra volgere al lieto fine. Molto più difficile sarà gestire una crisi economica che non ha risparmiato la Croazia, anche perché Josipovic dovrà guardarsi dal rientro in politica di Ivo Sanader, sul cui ritiro dalla vita politica molto si è detto e scritto. Josipovic sa che se Sanader non si fosse ritirato è molto probabile che oggi non sarebbe il terzo presidente della storia della Croazia dopo la dissoluzione della ex Jugoslavia.
Adesso la conferma. Il ritiro del candidato forte dell'Hdz ha lasciato via libera alla frammentazione delle destre e, nonostante il sindaco di Zagabria Bandic abbia deciso di correre da solo, spianato la strada alla vittoria di Josipovic. Questo, però, non significa che il dna dei croati sia mutato in un sol colpo. Non a caso, facendo infuriare il governo serbo, sia Bandic che Josipovic in campagna elettorale hanno sostenuto la causa in corso per genocidio, presso la Corte Internazionale di Giustizia, contro la Serbia. La Serbia, il 4 gennaio scorso, ha depositato la sua contro denuncia per genocidio nei confronti della Croazia che, nel 1999, aveva citato davanti all'Alta Corte dell'Onu il governo di Belgrado e a metà novembre la corte s'è dichiarata competente sulla denuncia croata.
In base alle regole, Belgrado aveva un anno per proporre la sua difesa o presentare una contro denuncia. Il processo vero difficilmente avrà luogo prima di due anni, ma rende l'idea di un clima ancora avvelenato. I rapporti con Belgrado potranno essere un banco di prova interessante per vedere se Josipovic, senza i toni da campagna elettorale, è intenzionato a dare vita a una nuova stagione delle relazioni con Belgrado e a un processo di denazionalizzazione della società croata.
Christian Elia
Parole chiave: ivo josipovic, ivo sanader, hdz, spd, zagabria