12/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Una mostra fotografica di Kirk Deckers porta sorrisi da tutto il mondo a Betlemme

scritto per noi da
Maria Chiara Rioli

Un bambino dorme in un'amaca in Honduras, mentre due ragazzini giocano al tiro alla fune in Cambogia. Decine di bambini appoggiano le mani sulle spalle dei compagni di scuola in una piccola classe ugandese e un ragazzino della Mongolia ti fissa con le mani appoggiate sulle guance. Duecento foto di bambini, appese come vestiti, mentre il sole cala su un altro giorno.

Ma non si tratta di una mostra ordinaria, in cui sorseggiare cocktail e discutere d'arte. Siamo a Betlemme, Cisgiordania. Il luogo che ospita queste immagini è il Muro di separazione che frammenta i Territori occupati palestinesi. Non lontano dal muro, dal filo spinato e dalle torri di guardia, migliaia di turisti e pellegrini da tutto il mondo affollano Betlemme per le festività natalizie.
A pochi chilometri dalla basilica della Natività, il paesaggio è completamente diverso. In questi giorni Karl Deckers, fotografo originario del Belgio, ha costruito il suo personale presepe. La segregazione simboleggiata e testimoniata dal Muro di separazione appare ridicola, se il volto del "nemico" appartiene a un ragazzo che studia in una classe all'aperto, sul "tetto del mondo" dell'Himalaya.

Come Karl Deckers spiega, "il 16 gennaio 2009 a Gaza poche ore prima del cessate il fuoco, tre figlie del dottor Izeldeen Abu El-Aish, Bisan (20 anni), Mayar (15 anni), Aya (13 anni) and il suo pronipote di 17 anni Nur Abu El-Aish erano vittime di una bomba. I diritti di questi e di altri bambini alla sicurezza e al futuro sono finiti tragicamente con un'esplosione". Con queste 200 fotografie, Karl Deckers vuole porre l'attenzione su tutti i bambini di Gaza e dell'intera Palestina che sono stati e restano tuttora vittime della violenza. Le immagini sono state appese da Karl Deckers insieme ad alcuni volontari internazionali lungo alcune centinaia di metri del Muro, la cui lunghezza totale, una volta completato, sarà di 723 km. Resteranno appese fino a quando i soldati che presidiano il Muro non decideranno di staccarle.

Un bambino dalla Papua Nuova Guinea ti saluta con un gesto militare, mentre un altro bambino osserva il fotografo da sotto il suo elmetto da soldato. Sotto di loro, alcuni graffiti chiedono "Free Palestina" e avvertono che "Palestine will never give up". Non lontano da qui, al check-point centinaia di lavoratori palestinesi ripetono la loro quotidiana e umiliante carovana, dopo un giorno di lavoro in Israele. Da una casa di fronte al Muro esce una bimba che urla "bye" a coloro che passano di lì. In una fotografia, un bambino del Benin ride mentre l'acqua che tiene in una tanica sul capo si rovescia su di lui. Sotto l'immagine, una didascalia: "Tutti ridono nello stesso linguaggio".

fonte: Alternative Information Center

foto di Laura Conti

Categoria: Diritti, Guerra, Muri
Luogo: Israele - Palestina