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Scritto per noi da
Mauro Mondello
E' crisi istituzionale profonda per il governo argentino dopo l'ennesimo strappo di Cristina Kirchner, impegnata in un braccio di ferro con il presidente del Banco Central, Martin Redrado. Potrebbero, infatti, proseguire per tutta la settimana i lavori della Camera dei Contenziosi Amministrativi, che dovrà esprimersi sul ricorso presentato dalla Casa Rosada in merito alle decisioni della giudice Maria Josè Sarmiento con le quali sono stati sospesi i decreti governativi riguardanti il trasferimento di 6,5 miliardi di dollari dalla banca centrale del paese alle casse del Tesoro e la destituzione del presidente del Banco, Martin Redrado.
Lo stanziamento di 6.569 milioni di dollari, denominato Fondo del Bicentenario, era stato annunciato dalla Presidenta e dal ministro dell'Economia, Amado Boudou, lo scorso 14 dicembre con la promulgazione del Decreto de Necesidad y Urgencia 2010/09, un procedimento legislativo previsto in casi straordinari e che per il suo carattere d'urgenza non prevede il passaggio obbligatorio dal Congresso parlamentare per la consueta revisione normativa del testo.
Al rifiuto del governatore Redrado di mettere a disposizione la somma richiesta dall'esecutivo la premier argentina ha risposto con un altro decreto d'urgenza, il 18/2010, sollevando il gerente del Banco Central dal suo incarico.
Redrado, (accusato dal Capo di Gabinetto, Anibal Fernandez, di prestarsi al gioco politico dell'opposizione) dopo aver manifestato nelle scorse settimane l'intenzione di abbandonare la presidenza a causa dei suoi continui contrasti col progetto politico dei Kirchner ha presentato ricorso, accettato, contro la rimozione, e seppur nel caos più totale continua intanto nel suo ruolo di presidente, in attesa dei prossimi sviluppi.
L'azione legislativa diretta del governo Kirchner ha però aperto una bagarre giudiziaria sfociata nelle denunce avanzate dall'amministrazione federale della Provincia di San Luis e dalle opposizioni parlamentari compatte, ricorse in blocco contro le disposizioni dell'esecutivo.
Secondo Elisa Carriò, leader della Coalicion Civica, "il governo conferma la sua reiterata attitudine di violare il potere legislativo, distruggendo le istituzioni della Repubblica Argentina".
Intanto la battaglia istituzionale ha già provocato forti reazioni nell'ambiente degli investitori, preoccupati dall'instabilità politica del paese e dalla sua reale capacità di far fronte agli impegni finanziari legati al pagamento del debito estero.
La manovra della Kirchner punta infatti a saldare le pendenze legate ai crediti sulle obbligazioni internazionali ancora in default dal 2002, con l'obiettivo di accedere al mercato dei capitali a condizioni più vantaggiose di quelle attuali, una strategia resa peraltro urgente dalla necessità di evitare il rischio di un aumento dell'inflazione e per mantenere stabile il valore di cambio del peso argentino.
I 6,5 miliardi di dollari previsti dal decreto coprirebbero soltanto in parte le esigenze creditizie previste per il 2010, esigenze che secondo le ultime stime del Tesoro argentino si aggirerebbero intorno ai 13 miliardi di valuta statunitense.
"L'Argentina ha un bisogno urgente di uscire dal default economico. Abbiamo creato il Fondo del Bicentenario per fronte ai debiti che il paese deve assolutamente liquidare entro quest'anno; si tratta di un provvedimento chiave affinchè l'Argentina possa accedere al mercato. Forse qualcuno vuole che la nostra nazione continui a contrarre debiti a tassi sempre maggiori. C'è in atto una manovra di destabilizzazione molto chiara, evidente, non solo a livello politico, ma anche mediatico e che interessa persino alcuni settori della giustizia, con l'intenzione di ostruire il funzionamento dei poteri dello Stato" ha dichiarato ieri Cristina Fernandez Kirchner.
I rappresentanti dell'opposizione in Senato, convocati dal vicepresidente della nazione Julio Cobos, (probabile sfidante forte dei Kirchner alle presidenziali 2011) si sono nel frattempo riuniti nella giornata di ieri in una sessione straordinaria cui non hanno partecipato rappresentanti del partito di governo. "Il governo trasforma ogni problema in dramma" ha dichiarato Hilda Gonzalez de Duhalde, senatrice del Partito Giustizialista, prima dell'incontro "per far fronte al debito estero si sarebbe potuto attendere sino ad agosto, non si può pensare di sottomettere il Banco Centrale, un'istituzione indipendente in quasi tutti i paesi del mondo".
Al termine della sessione i parlamentari hanno diffuso un comunicato insistendo sulla necessità di discutere immediatamente nel Congresso i due decreti legislativi in questione, chiarendo inoltre che "soltanto con l'avallo del parlamento il governo potrà disporre l'uso delle riserve economiche del Banco Central".