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La stampa tradizionale dei testi sacri tibetani

Come si ottengono le informazioni dall’interno del territorio tibetano? Oggi le informazioni possono uscire dal Tibet con relativa facilità, basta alzare
il telefono: è rischioso ma possibile, potresti essere controllato o semplicemente
non essere in grado di metterti in comunicazione con il mondo esterno, ma la prassi
è quella di fare una telefonata a qualche amico che vive fuori del Tibet, anche
in Cina, e a sua volta costui trasmetterà le informazioni a livello internazionale.
Il governo può rendere la vita difficile o limitare la quantità delle informazioni
che filtrano, ma non può fermarle completamente. Quando abbiamo iniziato, negli
anni ’80, la maggior fonte di informazione erano le audio cassette e i foglietti
che i tibetani accartocciavano e mettevano nelle mani degli internazionali diretti
all’aeroporto per portarli fuori dal paese. Accadeva una cosa simile con le carceri,
da cui uscivano manifesti di organizzazioni solidali. Oggi non è più necessario.
Radio Free Asia per esempio pubblica ogni due giorni informazioni dal Tibet, hanno
una rete di informatori dall’interno, oltre a persone che entrano ed escono per
affari,. Quando si va in Tibet non si deve mai tentare di fare interviste alle
persone, la cosa peggiore che può capitare a un giornalista straniero è essere
espulso dal paese, ma per i locali che vengono coinvolti sarebbe molto pericoloso.
Bisogna stare attenti perché in realtà non si può mai sapere con chi si sta parlando,
possono essere poliziotti in borghese o informatori. Noi non facciamo mai interviste
in Tibet, intervistiamo i tibetani che escono dal paese o comunichiamo con loro
tramite altre persone. Abbiamo una grande rete di persone che entrano ed escono
dal Paese, unendo tutte le testimonianze assieme riusciamo spesso ad avere un
discreto quadro della situazione.
Come fate a verificarle? Siccome i tibetani sono sempre più cauti nel discutere di politica, per la paura
di essere ascoltati e denunciati, diventa sempre più difficile separare i fatti
dalle voci. Le storie possono impiegare mesi a collimare, è necessario molto lavoro
di controlli incrociati e valutazioni. Tuttavia non è pensabile aggirare gli standard
di verifica dell’accuratezza delle notizie, perché è molto facile per le autorità
negare tutto se non si possono indicare nomi, luoghi, date e prove. Le informazioni
sono anche strumenti essenziali per il processo di dialogo con la Cina, non possono
essere grossolane. Il nostro lavoro è molto difficile, abbiamo molte più informazioni
di quante ne possiamo pubblicare, perché non scriviamo nulla prima di averlo verificato;
ecco perché non stiamo troppo appresso alle news veloci, ci occupiamo invece di
produrre report accurati, che ovviamente richiedono più tempo. Procediamo confrontando
diverse fonti e verificando i dettagli. Un racconto con pochi dettagli di solito
è meno affidabile di uno che ne abbia molti; certo delle notizie falsificate ad
hoc sarebbero ricche di dettagli, ma è raro che i tibetani ci propinino dei falsi
totali. Dai dettagli si capisce anche fino a che punto una persona conosce quello
di cui sta parlando.
Che giudizio dà del ruolo del Governo Tibetano in Esilio in India nella produzione
di informazione alternativa rispetto a quella ufficiale cinese? Ritiene che le
redazioni di Dharamsala siano una fonte obbiettiva? È un governo, e i governi non sono mai oggettivi, i governi pubblicano solo le
informazioni che pensano la gente dovrebbe leggere. Quello che è particolarmente
notevole nella loro selezione è che non pubblicano news generali sul Tibet, non
cercano nemmeno di essere sistematici. Il governo in esilio deve rappresentare
i tibetani e gestire i loro affari in India e nel mondo prima che diffondere informazione.
A Dharamsala vengono prodotte alcune riviste in tibetano che riflettono le posizioni
del governo, ma in generale, la copertura mediatica intorno al Tibet è più concentrata
sui tibetani in esilio, le attività del Dalai Lama e le prospettive di dialogo
con la Cina che su quanto accade dentro al Tibet.