30/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Thierry Dodin, di Tibet Information Network (TIN)
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La stampa tradizionale dei testi sacri tibetani 
  Monaci costruiscono un mandala
Come si ottengono le informazioni dall’interno del territorio tibetano? Oggi le informazioni possono uscire dal Tibet con relativa facilità, basta alzare il telefono: è rischioso ma possibile, potresti essere controllato o semplicemente non essere in grado di metterti in comunicazione con il mondo esterno, ma la prassi è quella di fare una telefonata a qualche amico che vive fuori del Tibet, anche in Cina, e a sua volta costui trasmetterà le informazioni a livello internazionale. Il governo può rendere la vita difficile o limitare la quantità delle informazioni che filtrano, ma non può fermarle completamente. Quando abbiamo iniziato, negli anni ’80, la maggior fonte di informazione erano le audio cassette e i foglietti che i tibetani accartocciavano e mettevano nelle mani degli internazionali diretti all’aeroporto per portarli fuori dal paese.  Accadeva una cosa simile con le carceri, da cui uscivano manifesti di organizzazioni solidali. Oggi non è più necessario. Radio Free Asia per esempio pubblica ogni due giorni informazioni dal Tibet, hanno una rete di informatori dall’interno, oltre a persone che entrano ed escono per affari,. Quando si va in Tibet non si deve mai tentare di fare interviste alle persone, la cosa peggiore che può capitare a un giornalista straniero è essere espulso dal paese, ma per i locali che vengono coinvolti sarebbe molto pericoloso. Bisogna stare attenti perché in realtà non si può mai sapere con chi si sta parlando, possono essere poliziotti in borghese o informatori. Noi non facciamo mai interviste in Tibet, intervistiamo i tibetani che escono dal paese o comunichiamo con loro tramite altre persone. Abbiamo una grande rete di persone che entrano ed escono dal Paese, unendo tutte le testimonianze assieme riusciamo spesso ad avere un discreto quadro della situazione. 

Quotidiani cinesiCome fate a verificarle? Siccome i tibetani sono sempre più cauti nel discutere di politica, per la paura di essere ascoltati e denunciati, diventa sempre più difficile separare i fatti dalle voci. Le storie possono impiegare mesi a collimare, è necessario molto lavoro di controlli incrociati e valutazioni. Tuttavia non è pensabile aggirare gli standard di verifica dell’accuratezza delle notizie, perché è molto facile per le autorità negare tutto se non si possono indicare nomi, luoghi, date e prove. Le informazioni sono anche strumenti essenziali per il processo di dialogo con la Cina, non possono essere grossolane. Il nostro lavoro è molto difficile, abbiamo molte più informazioni di quante ne possiamo pubblicare, perché non scriviamo nulla prima di averlo verificato; ecco perché non stiamo troppo appresso alle news veloci, ci occupiamo invece di produrre report accurati, che ovviamente richiedono più tempo. Procediamo confrontando diverse fonti e verificando i dettagli. Un racconto con pochi dettagli di solito è meno affidabile di uno che ne abbia molti; certo delle notizie falsificate ad hoc sarebbero ricche di dettagli, ma è raro che i tibetani ci propinino dei falsi totali. Dai dettagli si capisce anche fino a che punto una persona conosce quello di cui sta parlando.
 
Che giudizio dà del ruolo del Governo Tibetano in Esilio in India nella produzione di informazione alternativa rispetto a quella ufficiale cinese? Ritiene che le redazioni di Dharamsala siano una fonte obbiettiva?  È un governo, e i governi non sono mai oggettivi, i governi pubblicano solo le informazioni che pensano la gente dovrebbe leggere. Quello che è particolarmente notevole nella loro selezione è che non pubblicano news generali sul Tibet, non cercano nemmeno di essere sistematici. Il governo in esilio deve rappresentare i tibetani e gestire i loro affari in India e nel mondo prima che diffondere informazione. A Dharamsala vengono prodotte alcune riviste in tibetano che riflettono le posizioni del governo, ma in generale, la copertura mediatica intorno al Tibet è più concentrata sui tibetani in esilio, le attività del Dalai Lama e le prospettive di dialogo con la Cina che su quanto accade dentro al Tibet.
 

Naoki Tomasini

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