23/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Le madri dei soldati russi hanno chiesto ai leader ceceni di aprire un negoziato
Madri dei soldati russiIl presidente russo Vladimir Putin ha sempre rifiutato ogni offerta di dialogo da parte degli indipendentisti ceceni. L’ex presidente ceceno Aslan Maskhadov, leader dell’ala moderata della resistenza, ha più volte chiesto a Mosca di intavolare un negoziato, ma il Cremlino ha sempre respinto ogni trattativa con i “terroristi”, ottenendo il risultato di favorire proprio l’ala più radicale della guerriglia cecena, quella legata al pazzo e ambiguo fanatico Shamil Basayev, autore del sequestro di Beslan.
 
Di fronte alla cieca e controproducente intransigenza dei politici, migliaia di donne russe, madri dei soldati mandati a morire sul fronte ceceno (oltre venticinquemila in dieci anni) hanno deciso di fare da sole con un’azione di ‘diplomazia popolare’, come la chiamano loro. Nei giorni scorsi il Comitato delle madri dei soldati russi (Cmsr) ha ufficialmente chiesto al leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov di intavolare una trattativa che faccia muovere i primi passi a un dialogo di pace tra russi e ceceni. E il bello è che Maskhadov ha accettato.
 
“Vogliamo agire dalla parte della gente comune, non da quella delle istituzioni perché ormai è chiaro che né il Cremlino né nessun politico russo vuole una soluzione negoziale del conflitto in Cecenia”, ha dichiarato alla stampa Valentina Melnikova, presidente del Cmsr. “L’esperienza dimostra che spesso può funzionare, com’è stato nel caso del conflitto azero-armeno per il Nagorno Karabakh e in quello della prima guerra russo-cecena”, quando grazie al Cmsr indipendentisti ceceni e governo russo firmarono gli Accordi di Kkasavyurt (agosto 1996) che aprirono la strada alla cessazione delle ostilità e al ritiro delle truppe russe nel 1997.
 
Valentina Melnikova e Aslan Maskhadov“Siamo pronti a incontrare rappresentanti del Cmsr per discutere la possibilità di un cessate il fuoco e dell’avvio di un negoziato”, ha dichiarato da Londra il suo portavoce ufficiale, Akhmed Zakayev. “Siamo grati alle madri dei soldati russi perché hanno capito quale sia il terribile prezzo che il popolo ceceno ha pagato in dieci anni di guerra. Capiamo il dolore di queste donne che hanno perso il loro figli in una guerra di cui né il popolo ceceno né quello russo hanno bisogno. Siamo pronti a intraprendere qualsiasi iniziativa volta a porre fine a questo spargimento di sangue e a trovare una soluzione pacifica a questo conflitto”.
Zakayev ha dichiarato che la parte cecena, da lui rappresentata, è pronta a incontrare le rappresentanti del Cmsr il mese prossimo in una capitale europea. La Melnikova ha accettato con entusiasmo.
 
Nessuna reazione per ora dal Cremlino.
In compenso la Duma, il parlamento russo, ha annunciato con un tempismo quantomeno sospetto che la prossima settimana verrà chiesta un’indagine federale sulle attività ‘antinazionali’ dell’associazione delle madri dei soldati. Il portavoce della Duma, Viktor Alksnis, ha accusato il Cmsr di essere “un agente straniero” che opera “al servizio dei paesi Occidentali” allo scopo di “minare le capacità difensive delle forze armate federali” attraverso il “favoreggiamento della diserzione”. Alksnis ha chiesto al ministero della Giustizia di sequestrare ed esaminare i libri contabili del Cmsr per “scoprire chi paga il lavoro delle migliaia di attivisti dell’associazione”.
 
Valentina Melnikova ha respinto decisamente queste accuse, affermando che i tremila attivisti che lavorano per il Cmsr sono tutti volontari e che gli unici soldi ricevuti dall’estero sono due finanziamenti-premio di 40 mila euro ricevuti negli ultimi due anni dalla Commissione Europea.
Il Cmsr (che veramente dal 1998 si chiama Unione dei comitati delle madri dei soldati russi) è nato nel 1989 allo scopo di tutelare i diritti umani dei soldati di leva vittime del nonnismo da caserma, un fenomeno drammatico che ancora oggi provoca ogni anno la morte di quattromila coscritti e che anche Human Right Watch (in collaborazione con il Cmsr) ha denunciato in un durissimo rapporto pubblicato proprio in questi giorni.
 
L'ufficio della MelnikovaDal 1993, con lo scoppio della guerra in Cecenia, l’associazione ha iniziato anche a difendere il diritto di obiezione di coscienza dei militari che rifiutavano di andare al fronte, fornendo assistenza legale a quelli che, ancora oggi, vengono accusati di diserzione.
Negli anni successivi, quando in Russia sono cominciate a tornare migliaia e migliaia di bare di soldati caduti in guerra, il Cmsr ha iniziato a fornire assistenza alle madri dei soldati morti e, il passo è breve, a svolgere attività politica in favore della pace in Cecenia.

Fino a oggi il Cremlino ha sempre tollerato, seppur con fastidio, l’attivismo del Cmsr. Ma ora sarà difficile che Putin lasci che un gruppo di madri mandi all’aria le sue politiche di guerra dimostrando che la pace in Cecenia è possibile: basta volerla.

Enrico Piovesana

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