
Il presidente russo Vladimir Putin ha sempre rifiutato ogni offerta di dialogo
da parte degli indipendentisti ceceni. L’ex presidente ceceno Aslan Maskhadov,
leader dell’ala moderata della resistenza, ha più volte chiesto a Mosca di intavolare
un negoziato, ma il Cremlino ha sempre respinto ogni trattativa con i “terroristi”,
ottenendo il risultato di favorire proprio l’ala più radicale della guerriglia
cecena, quella legata al pazzo e ambiguo fanatico Shamil Basayev, autore del sequestro
di Beslan.
Di fronte alla cieca e controproducente intransigenza dei politici, migliaia
di donne russe, madri dei soldati mandati a morire sul fronte ceceno (oltre venticinquemila
in dieci anni) hanno deciso di fare da sole con un’azione di ‘diplomazia popolare’,
come la chiamano loro. Nei giorni scorsi il Comitato delle madri dei soldati russi
(Cmsr) ha ufficialmente chiesto al leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov
di intavolare una trattativa che faccia muovere i primi passi a un dialogo di
pace tra russi e ceceni. E il bello è che Maskhadov ha accettato.
“Vogliamo agire dalla parte della gente comune, non da quella delle istituzioni
perché ormai è chiaro che né il Cremlino né nessun politico russo vuole una soluzione
negoziale del conflitto in Cecenia”, ha dichiarato alla stampa Valentina Melnikova,
presidente del Cmsr. “L’esperienza dimostra che spesso può funzionare, com’è stato
nel caso del conflitto azero-armeno per il Nagorno Karabakh e in quello della
prima guerra russo-cecena”, quando grazie al Cmsr indipendentisti ceceni e governo
russo firmarono gli Accordi di Kkasavyurt (agosto 1996) che aprirono la strada
alla cessazione delle ostilità e al ritiro delle truppe russe nel 1997.

“Siamo pronti a incontrare rappresentanti del Cmsr per discutere la possibilità
di un cessate il fuoco e dell’avvio di un negoziato”, ha dichiarato da Londra
il suo portavoce ufficiale, Akhmed Zakayev. “Siamo grati alle madri dei soldati
russi perché hanno capito quale sia il terribile prezzo che il popolo ceceno ha
pagato in dieci anni di guerra. Capiamo il dolore di queste donne che hanno perso
il loro figli in una guerra di cui né il popolo ceceno né quello russo hanno bisogno.
Siamo pronti a intraprendere qualsiasi iniziativa volta a porre fine a questo
spargimento di sangue e a trovare una soluzione pacifica a questo conflitto”.
Zakayev ha dichiarato che la parte cecena, da lui rappresentata, è pronta a incontrare
le rappresentanti del Cmsr il mese prossimo in una capitale europea. La Melnikova
ha accettato con entusiasmo.
Nessuna reazione per ora dal Cremlino.
In compenso la Duma, il parlamento russo, ha annunciato con un tempismo quantomeno
sospetto che la prossima settimana verrà chiesta un’indagine federale sulle attività
‘antinazionali’ dell’associazione delle madri dei soldati. Il portavoce della
Duma, Viktor Alksnis, ha accusato il Cmsr di essere “un agente straniero” che
opera “al servizio dei paesi Occidentali” allo scopo di “minare le capacità difensive
delle forze armate federali” attraverso il “favoreggiamento della diserzione”.
Alksnis ha chiesto al ministero della Giustizia di sequestrare ed esaminare i
libri contabili del Cmsr per “scoprire chi paga il lavoro delle migliaia di attivisti
dell’associazione”.
Valentina Melnikova ha respinto decisamente queste accuse, affermando che i tremila
attivisti che lavorano per il Cmsr sono tutti volontari e che gli unici soldi
ricevuti dall’estero sono due finanziamenti-premio di 40 mila euro ricevuti negli
ultimi due anni dalla Commissione Europea.

Dal 1993, con lo scoppio della guerra in Cecenia, l’associazione ha iniziato
anche a difendere il diritto di obiezione di coscienza dei militari che rifiutavano
di andare al fronte, fornendo assistenza legale a quelli che, ancora oggi, vengono
accusati di diserzione.
Negli anni successivi, quando in Russia sono cominciate a tornare migliaia e
migliaia di bare di soldati caduti in guerra, il Cmsr ha iniziato a fornire assistenza
alle madri dei soldati morti e, il passo è breve, a svolgere attività politica
in favore della pace in Cecenia.
Fino a oggi il Cremlino ha sempre tollerato, seppur con fastidio, l’attivismo
del Cmsr. Ma ora sarà difficile che Putin lasci che un gruppo di madri mandi all’aria
le sue politiche di guerra dimostrando che la pace in Cecenia è possibile: basta
volerla.