11/01/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Calati juncu ca l'acqua passa. Abbassati giunco, l'acqua passerà. Cosi hanno fatto le ‘ndrine calabresi durante la ‘Seconda Rivolta dei migranti' contro la ‘ndrangheta questo gennaio 2010

Calati juncu ca l'acqua passa. Abbassati giunco, l'acqua passerà. Cosi hanno fatto le ‘ndrine calabresi durante la ‘Seconda Rivolta dei migranti' contro la ‘ndrangheta questo gennaio 2010.
Hanno aspettato che arrivassero 1.500 poliziotti a fermare la caccia all'uomo nero in stile Alabama partita venerdì 8 e adesso si sono ‘'ripresi la città'' (così il Comitato dei cittadini, capeggiato dall'ex consigliere comunale Ventre, imprenditore dalle mille attività, parecchie contigue a certe famiglie che contano).

La pax mafiosa è stata ristabilita. La ribellione degli africani agli spari continui (non sono cominciati giovedì 7, vanno avanti da cinque anni, oltre ai due feriti dell'11 dicembre 2008) e alla bottiglie lanciate dai motorini in corsa, non poteva essere tollerata da chi controlla capillarmente il territorio.
E coloro che sostituiscono uno Stato assente, hanno anche pensato bene di mandare via la manodopera in eccedenza, quei nivuri che non si piegavano alle vessazioni mafiose, accorsi in massa dopo aver perso il lavoro nelle fabbriche del Nord (su oltre 300 deportati dal ghetto Rognetta si sono sfogati con noi almeno in 50, di cui una ventina ripiegati sulla Calabria da Sassuolo, Monza, Lumezzane, Vicenza e altri distretti in crisi), ma che non servivano più visto che arance e mandarini devono restare sui rami; "Per me possono marcire i purtualli (dal turco portokal)!" ripetevano i contadini in questi giorni. Un litro di succo d'arancia brasiliano al porto di Gioja viene sdoganato per un euro e 50. Ai produttori calabresi realizzarlo costa 1,70 euro. Fate due conti. Rendono di più i rimborsi europei.

Ferire, non uccidere. Cacciare i neri, tenere i migranti docili. Cerchiamo di fare il punto a come si è arrivati a questa strage di Aigues Mortes in salsa piccante calabrese. Il morto non c'è stato, ma perché non lo volevano le ‘ndrine. Gli inquirenti della Procura di Palmi hanno spiegato, a microfoni spenti e lontano dalle telecamere del Tg1 di Minzolini: "Gli agguati intimidatori di giovedì 7 a 3 immigrati, i 4 feriti di venerdì e gli ultimi due spari contro i guineani di sabato sono stati fatti con lo stesso fucile, caricato ora a piombini ora a proiettili". La stessa mano. E con la stessa modalità: colpire braccia e gambe. Gambizzare, non uccidere. Se te ne vai, non ti ammazzo, se rimani fatti i fattitòi, era il messaggio dei Pesce e Bellocco, ‘gnuri incontrastati di queste terre. Anche i raid punitivi organizzati da cotrari (picciotti nel dialetto edmeo) in ronde di 30 e 40 avevano una strategia precisa: miravano solo ai nivuri e ignoravano cinesi, ucraini, bulgari e maghrebini. Nessun cronista se n'è accorto, ma durante la rivolta solo tre negozi erano aperti in città: quelli dei cinesi.
La Triade da tempo (sospettano dalla Procura di Locri) ha stretto patti con le ‘Ndrine, e fioriscono anche sul versante jonico della Calabria le aziende di proprietà orientale. "Questi sono brutti tempi per noi", mormorava Kolya, che viene da Kiev, venerdì mattina, assistendo ai linciaggi impediti dalla polizia di Stato; "non mi fate parlare, io vivo qua da 8 anni e ci devo stare tutto l'anno", mormorava Ruben da Bahia Blanca, Argentina. "Noi arabi anche veniamo presi a bottigliate, ma non reagiamo. I fratelli neri invece si voltano e attaccano briga", spiegavano Ahmed e Ibrahim, dalle campagne di Casablanca, mentre assistevano ai pestaggi. Vivono a Rosarno da 3 anni; nessuno li ha degnati di uno sguardo. Le ‘Ndrine volevano cacciare solo i Nivuri, ma "Ora non dite che siamo razzisti!" tuona uno degli animatori del comitato di autodifesa, Nicola Paparatti: "Qua in Chiesa abbiamo pure la Madonna Nera!". E don Pino Varrà, il parroco, da due Natali (dalla Prima Rivolta dei migranti alla Ndrangheta nel dicembre 2008) mette nel presepe, notte del 24, un Gesù Bambino nero. Non pare che il messaggio sia stato colto dai fedeli rosarnesi. Altri scontri sono stati evitati ieri per un pelo: i collettivi cosentini capeggiati da Francesco Caruso volevano marciare su Rosarno per creare un ‘presidio antirazzista'. Dal centro sociale Cartella di Reggio, che conosce il territorio e dà assistenza legale da anni ai migranti, sono riusciti a dissuaderli: "Se mettete piede in paese, i rosarnesi non vi lasciano un osso sano. Compagni, questa settimana servirà all'analisi, per ora niente azione".

Promesse non mantenute, bugie mediatiche. "Rimossi i ghetti della vergogna", titolano oggi Corriere e Repubblica online. Ma quali ghetti? Ieri alla ex fabbrica per la raffinazione del bergamotto ‘Rognetta' sono state azionate le ruspe dei vigili del Fuoco alle 11. A beneficio delle telecamere del Tg1 e del Tg5. Abbattute le foresterie dell'ex fabbrica, dove non dormiva nessuno. Rimane in piedi il corpo della fabbrica dove dormivano in 400, nelle tende in alluminio donate dalla regione Calabria dopo la prima rivolta, per non far dormire i migranti in baracche di plastica nera. Spente le telecamere,le ruspe si sono ritirate. Promessa per oggi la distruzione della ex Opera Sila, il secondo ghetto, ex oleificio per la raffinazione dell'olio lampante (quello da illuminazione) finanziato dalla Cee e mai aperto: l'imprenditore emiliano che ha preso i contributi europei è scomparso dopo l'inaugurazione. Non verrà abbattuto nulla, verranno solo cementati gli accessi, come già successo alla ex cartiera, dove Peacereporter era accorsa dopo l'incendio del luglio scorso che aveva minacciato di uccidere 300 migranti senza lavoro.

Soldi mai visti I pochi bagni chimici nelle due strutture menzionate, e quelle penose baracche di lamiera che ieri restavano silenti con i pochi poveri oggetti abbandonati da burkinabe maliani e senegalesi in fuga, sono stati finanziati con 50mila euro regionali. Il ministro dell'interno Maroni ne aveva promessi 200mila nel febbraio 2009 per fronteggiare l'emergenza e creare delle strutture umane: vennero battezzati fondi P.o.r. per non far apparire che i soldi finissero agli extracomunitari. Un acronimo per far rientrare gli stanziamenti in alcune misure di sicurezza. Poca parte di quei fondi sono stati spesi: non si capisce come distribuirli tra regione e i comuni di Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi. Qui si trovano i tre ghetti degli stranieri; i comuni citati da oltre 15 mesi sono commissariati per infiltrazioni (si fa per dire) delle ndrine, insieme con altri 6 amministrazioni della Piana: Gioja, Taurianova, tutti i paesi più grossi. Il terzo centro era uno di quelli che funzionava meno peggio:le Colline in contrada Marotta a Rizziconi, 15 chilometri da Rosarno. I migranti da 15 anni occupavano due casolari appartenenti sulla carta a due sorelle del clan Albanese, famiglia che domina a Cittanova. I beni erano sotto sequestro giudiziario, gli africani ci dormivano indisturbati. Il comune in luglio aveva addirittura messo acqua corrente e luce. "Ma dopo un mese non arrivava più ne luce né acqua: non avevano soldi per le bollette!" spiega Rocco Lucisano della Caritas di Rizziconi, venuto a dare assistenza agli ultimi 30 migranti rimasti in paese finché non riscuoteranno le spettanze per le ultime due settimane di lavoro. Sono nascosti da domenica tra gli uliveti; se oggi non riceveranno i soldi, i celerini hanno ordine di deportarli a forza verso i centri di accoglienza di Crotone e Bari, dove sono già arrivati in 1.300. "Che peccato vedere partire i ragazzi - mormora il pensionato 60enne Rocco - anche la notte di Natale con la Caritas avevamo mangiato qua con loro: venti volontari della parrocchia di san Martino e mille pasti distribuiti".
Maroni aveva promesso che nessuno dei clandestini sarebbe stato espulso, il centro Migranti di Gioja assicurava sabato che "non si stanno identificando i 300 deportati a Crotone venerdì notte". Il ministro leghista aveva addirittura promesso a "tutti un permesso di soggiorno sanitario", per ripagarli dei tentati omicidi. Oggi ha già cambiato, idea, si va verso l'espulsione.

Gli africani ci salveranno dalle ‘Ndrine E la residenza era già stata promessa a due africani ( una carta di soggiorno definitiva): un ivoriano e un ghanese, colpiti l'11 dicembre 2008 da colpi di kalashnikov esplosi da una auto in corsa, non avevano scelto il silenzio omertoso. Si erano messi subito in coda alla questura di Gioja Tauro per denunciare con un centinaio di altri migranti, estranei alla cultura della non collaborazione ch'i sbirri. "Gli africani salveranno Rosarno'' titolava un suo libro il blogger Antonello Mangano dopo quei fatti. Per la prima volta, in Calabria una intimidazione mafiosa veniva accertata e punita, oltre il muro dell'omertà. Arrestato Andrea Fortugno, un bulletto 20enne con precedenti penali, in maggio arrivava una sentenza di detenzione in primo grado. Venerdì scorso, mentre il comitato civico assediava il comune per chiedere di deportare i migranti, qualcuno appendeva un cartello "Andrea Fortugno è innocente!". Ai due africani, nonostante tre richieste di carta di soggiorno ex articolo 18 della legge Bossi Fini (collaborazione con la giustizia, un sistema pensato per invogliare le prostitute a denunciare gli sfruttatori, spiega l'avvocatessa Anna Foti della rete Migranti) l'ex prefetto di Reggio Musolino ha sempre negato i permessi definitivi.

Ronde senegalesi contro i calabresi casomai! "Le ronde, se mai si faranno qua, le affidiamo ai senegalesi per tenere lontani gli ndranghetisti" spiegava il sindaco di Caulonia Ilario Amendolia, quando la Lega Nord voleva affidare la sicurezza ai cittadini. Stigliano, Riace e Caulonia sono tre paesini della provincia reggina sulla costa jonica, 80 chilometri da Rosarno, dove i sindaci da anni sanno sfruttare i fondi europei per integrare i rifugiati politici eritrei e curdi a 20 euro al giorno, un terzo di quanto costa tenere un immigrato in un Cpt. "Dopo questa rivolta contro lo strapotere mafioso, bisognerebbe affidare ai senegalesi la difesa della nostra terra in nome della legalità", ha scritto sul quotidiano ‘Calabria Ora' il direttore Paolo Pollichieni, "avreste dovuto vedere la faccia di un vecchio patriarca del clan Pesce sul balcone di casa ad imbracciare la lupara per respingere l'assedio dei migranti giovedì, per la prima volta tenuto a fronteggiar un assalto". "
Qui sulla Jonica adesso vareremo delle ronde, ma le affidiamo ai nostri rifugiati etiopi e curdi per proteggere calabresi e migranti dai mafiosi", ha provocato di fronte ai cronisti Mimmo Lucano, il sindaco di Riace che 15 anni or sono pensò di affidare le case abbandonate dai calabresi emigrati ai rifugiati africani; nel suo curriculum due intimidazioni a colpi di lupara sul portone, auto bruciate.

U preHettu! Vulimu u PreHettu!" Nella Piana hanno parlata greca proto-ionica. Pronunciano ancora la Fi aspirata, (diversa dalla Fi labiale) poi scomparsa dall'alfabeto delle lingue ellenico-joniche successive a Omero. Ogni Effe viene ingoiata con suono retro linguale, come il suono aspirato delle lingue arabe. I 200 invasati del comitato Civico che venerdì volevano "riprendersi la città", asserragliavano il Comune per imporre la loro volontà al commissario prefettizio (il consiglio comunale è stato sciolto) Domenico Bagnato. "U PreHettu, ‘ndajmu u parramu c'u PreHettu", (dobbiamo parlare al Prefetto) gridavano anche i bambini. "Ssi bastardi ‘ndi toccaru i Himmini, (i bastardi ci hanno toccato le donne) e la polizia li protegge? E noi che siamo italiani, non dobbiamo avere la stessa protezione dei neri?" ripetevano donne attempate e braccianti che un tempo con la Cgil combatterono battaglie per la riforma agraria. "Ho visto io dei cotrari colpiti dai neri cadere a terra dal motorino, e gli sbirri a lato che non facevano niente; oggi che regoliamo i conti nostri, perché li caricano nelle volanti e a noi italiani riservano i manganelli?", gridava un bulletto vestito in nero del Movimento Sociale Meridionale, costola scissionista del vecchio Msi. Alcuni avevano esagerato con le ritorsioni: Antonio Bellocco, figlio dell'ergastolano Giuseppe del clan dominante, aveva attaccato i carabinieri che provavano a togliergli dalle mani tre togolesi: arresto convalidato. Un pensionato al Bosco, vicino l'Opera Sila, ha attaccato i migranti con la sua ruspa. La creme de la Creme degli arrestati rosarnesi  è però Giuseppe Ceravolo: un precedente per sospetto omicidio della fidanzatina rumena 17enne al capodanno 2008, uccisa a colpi di pistola. Con la sua macchina Giuseppe stava caricando su dei guineani avventuratisi per strada.

 Ma come si è arrivati a questa follia? Come, nella città che negli ultimi due anni tendeva una mano aperta ad aiutare, che ora è diventata un pugno chiuso pronto a colpire? Dai pranzi di domenica per 100 immigrati offerti da Mamma Africa (Norina Ventre, 85 anni dell'Unitalsi cattolica) dalle feste della Befana in piazza con torroncini offerti agli extracomunitari, come si è passati alle ronde del quartiere Bosco intorno l'Opera Sila? Come è potuto accadere in un paese ribattezzato la Sesto San Giovanni di Calabria, con un candidato sindaco Pci (Peppe Valarioti) ucciso dai mafiosi e percentuali bulgare di voti a sinistra negli anni '80? Questa è la terra del primo cittadino ‘rosso' Peppino Lavorato, che indiceva riunioni di quartiere per dirimere le controversie tra braccianti locali e migranti. Perché questo scempio, tra la gente della Piana, braccianti solidali nelle lotte proletarie contro i latifondisti, angolo di Calabria dove non vale l'appellativo Cumpari, ma dove ci si apostrofa tutti, anche con gli estranei ‘Oi Fratimeu'. Frati. Meu.
In questa terra, fino allo scorso dicembre, tutti gli estranei erano considerati fratelli. Come in tutto il reggino, fino a poco fa, maghrebini e subsahariani venivano appellati ‘'Cugini''. Gente che viene appena dall'altro lato del mare. Ora non sarà più così. Mai più. I calabresi non dimenticano.

Venerdì la Contrada Bosco Rosarno si presentava con 150 armati di spranghe premute contro l'asfalto, le gambe divaricate, i palmi premuti sul manico, le mascelle serrate, sguardi di sfida nelle pupille dei giornalisti, a gridare "Si ‘ndannu a gghiri ssi bastardi!". Due voci false hanno montato la follia. Giovedì 7, dopo i primi due feriti a pallini, la prima manifestazione dei migranti fa danni materiali, ma senza scontri. Mentre questi disperati rientravano nei loro ghetti, viene ferito un terzo ragazzo, ghanese, e ai migranti viene riferito che 4 di loro sono stati uccisi.

Si scatena la follia. Antonella Bruzzese, 31 anni, viene aggredita in contrada Bosco mentre è alla guida della macchina: ferita all'occhio, costretta a scendere dall'auto con i due bimbi di 10 e 2 anni, sottratta al pestaggio dai vicini rosarnesi accorsi, mentre la vettura viene ribaltata e data alle fiamme. E' la fine. Toccare un familiare, soprattutto donne o bambini, a un calabrese (che ci sia o meno mentalità mafiosa nei suoi pensieri) vuol dire aver passato la soglia. Niente tornerà in ordine finché l'offesa non viene lavata col sangue. 
Si diffonde la seconda menzogna mirata a scaldare animi: "Ssi ‘nnimali minaru na gnura incinta i 8 misi chi pirdiu u figghiolu" ripetevano tutti venerdì mattina ai quattro angoli del paese, gli animali sarebbero i migranti, la signora è Bruzzese, che è si incinta, ma non ha mai avuto nemmeno un accenno di aborto spontaneo. Ma tanto basta a scatenare la caccia al negro. Il Ku Klux Clan si è messo in pista e non tornerà a casa. Niente sarà mai più come prima, sulla Piana di Gioja Tauro e nei nostri cuori di calabresi, che finora, in mezzo a tutte le infamie che accompagnano il nostro nome, potevamo almeno mantenere l'onore di essere riconosciuti come popolo ospitale.

Ora i rosarnesi del comitato civico sono contenti: si sono ripresi Rosarno. "Ma non dite che siamo razzisti, sono i negri ad avere esagerato", sbotta un portavoce con fisico da rugbista che ha indetto per oggi alle 16 una manifestazione per "recuperare la nostra reputazione". I clan possono riprendere il loro controllo. I calabresi tornano ad essere ospitali,purché il vostro colorito delle pelle sia roseo, o tutt'al più olivastro. Anche Cristiana, una ghanese residente da anni nel paese erede dell'antica Medma greca e sposata a un suo connazionale, due figli nelle scuole locali, ha dichiarato ieri a SkyTg con accento calabrese "io non me ne vado, sono di qui. Ci sono rosarnesi bianchi e rosarnesi neri". Basta che i nuovi cittadini edmei capiscano quali ordini non vanno infranti. "Non fate quella faccia, giornalista - dileggiano i promotori del comitato d'autodifesa - il casino è finito. Non c'è da essere tristi, veniti e pigghiativi nu CaHè, offriamo noi rosarnesi, ché siamo gente ospitale".

 

Gielleu

Parole chiave: Rosarno, migranti, piana, gioja tauro
Categoria: Diritti, Migranti, Popoli, Economia
Luogo: Italia